Se guidi un'auto, probabilmente sei abituato a preoccuparti dell'usura delle gomme solo quando vedi il battistrada quasi liscio o quando senti che la tenuta sul bagnato comincia a scendere.
C'è però un risvolto della medaglia molto meno visibile, ma decisamente più preoccupante: quel velo di gomma che lasciamo sull'asfalto chilometro dopo chilometro non si dissolve nel nulla. Anzi, secondo una recente ricerca scientifica, potrebbe finire dritto all'interno del nostro cervello.
Un gruppo di ricercatori in Cina ha infatti individuato un legame inquietante tra un composto chimico comunemente presente negli pneumatici e lo sviluppo dell'Alzheimer.
Cos'è il 6PPD-Q e come si forma
La sostanza finita sul banco degli imputati si chiama 6PPD-chinone (6PPD-Q). Non viene inserita direttamente nelle mescole durante la produzione, ma si forma in un secondo momento: quando i frammenti microscopici di gomma che si staccano dallo pneumatico entrano in contatto con l'ozono presente nell'aria.
Dal momento che ogni rotolamento rilascia microparticelle, questo composto chimico finisce per essere praticamente onnipresente nelle aree urbane e in tutti gli ambienti ad alta densità di traffico stradale. In pratica, basta camminare vicino a una strada trafficata per respirarlo.

Gli effetti del particolato sulle cellule cerebrali
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista scientifica Open Medicine, spiegano nel dettaglio cosa succede quando questa sostanza chimica entra in contatto con le nostre cellule cerebrali. Il 6PPD-Q provoca un forte stress ossidativo e accelera i processi infiammatori, riducendo sensibilmente l'efficacia con cui le singole cellule comunicano tra loro.
Si tratta di dinamiche che i neurologi associano strettamente alle primissime fasi di sviluppo dell'Alzheimer. Per andare più a fondo, il team di ricerca ha utilizzato un software di machine learning per mappare la capacità del composto di legarsi a cinque specifici ''geni predittori'' della malattia: il risultato è che il 6PPD-Q mostra una forte affinità di legame con ben tre di essi.
Come entra in circolo e l'impatto sull'ambiente
Ma come fa questa sostanza ad arrivare al cervello? La via principale è l'inalazione delle polveri sottili sollevate dai veicoli. Una volta nei polmoni, il composto passa nel sangue e da lì supera la barriera ematoencefalica. L'inalazione, purtroppo, non è l'unico canale di contatto. Siamo esposti al 6PPD-Q anche attraverso i terreni agricoli contaminati, la polvere dei campi sportivi in erba sintetica (spesso intasati con granuli di gomma riciclata) e la vicinanza quotidiana alle grandi arterie stradali.
La tossicità di questa molecola, d'altronde, non è una novità assoluta per la scienza. Già nel 2022 uno studio sull'impatto ambientale delle acque reflue stradali aveva definito il 6PPD-Q come un agente chimico altamente tossico derivato dagli pneumatici, ritenuto responsabile di morie di massa di salmoni coho nei corsi d'acqua adiacenti alle autostrade.
Il fattore peso: perché le auto moderne peggiorano le cose
Qui si apre un capitolo che ci tocca da vicino come automobilisti e appassionati. Negli ultimi anni il mercato ha imboccato una direzione chiara: le vetture sono diventate sempre più grandi, imponenti e pesanti. E se è vero che le auto elettriche pagano il dazio di pacchi batteria decisamente massicci, non bisogna dimenticare che anche i SUV tradizionali a benzina o diesel hanno raggiunto stazze un tempo riservate ai veicoli commerciali.
La fisica, però, non si cancella con il marketing. Più un veicolo è pesante, maggiore è l'energia necessaria per muoverlo, frenarlo e farlo curvare. Questo si traduce direttamente in una maggiore richiesta di aderenza e, di conseguenza, in un maggior consumo degli pneumatici. Diversi studi europei sulle emissioni non di scarico stimano che un aumento di peso del veicolo del 20-30% comporta un incremento quasi lineare dell'usura del battistrada, generando circa il 20% in più di particolato fine da pneumatici rispetto a una berlina di peso medio.
Forse, allora, prima ancora di chiederci quale sia l'alimentazione del futuro, dovremmo fare un piccolo bagno di realtà. Tornare a veicoli più pratici, compatti e leggeri non è solo una scelta di efficienza o una questione di spazio nei parcheggi: alla luce di questi dati, sembra essere diventata soprattutto una necessaria scelta di buon senso per preservare la nostra salute.
Fonte: De Gruiyter Brill
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.




