Pubblicato il 20/06/21

Metallico, cupo, grintoso, zoppicante, ruvido, armonico, martellante: sono tanti i termini che usiamo per sforzarci di descrivere, quasi fossimo sommelier dell'udito, il sound delle automobili. La voce del motore a pistoni dà tanto all'automobile e molti sforzi sono stati profusi, negli anni, proprio per rendere più emozionante la colonna sonora della guida: accordando gli scarichi e persino ricorrendo a qualche aiutino elettronico, capace di esaltare in abitacolo solo le tonalità più gratificanti per il guidatore.

Il motore V12 della Ferrari 812 Superfast

L'IMPORTANZA DEL SOUND Dai mitici V12 Ferrari, tanto cari al compositore Von Karajan, ai diesel dell'ultimo ventennio, ogni unità termica è stata finemente messa a punto anche in quell'ambito. E non di rado, specie quando si parla di auto prestazionali e aspirazionali, il sound è stato corresponsabile del successo commerciale e dell'immagine che tale modello proiettava sulla Casa costruttrice e su tutte le varianti della famiglia. Per non parlare dell'indotto: non fosse stato per l'importanza del bel canto dei motori, aziende come Akrapovic, Tubi Style, Termignoni, Supersprint, Asso Racing, Magnaflow – mi fermo qui perché farne l'elenco completo ci porterebbe troppo lontano – non avrebbero avuto ragione d'essere.

Jeep Wrangler 4xe Sahara plug-in hybrid nel centro storico di Torino

RONZA, FRUSCIA, SFREGA Poi, un bel giorno, ti ritrovi a guidare nel traffico di Torino una fiammante Jeep Wrangler 4xe (qui la prova) e, a bassissima velocità, senti un rumore strano. Sulle prime lo scambio per la ventola di raffreddamento, ma ad ascoltare meglio non sembra affatto un ventilatore. Richiama forse più un aspirapolvere, ma il suono è trascinato: lo sfregamento di una pastiglia freno sul disco? Il rumore sparisce superati i 20 km/h e faccio mente locale: sto guidando una plug-in hybrid in elettrico e quello che sento è il rumore creato al computer con un campionatore e generato artificialmente da un altoparlante, per avvisare i pedoni del mio arrivo. Fossi stato io il pedone, e ci avessi messo tutto quel tempo a capire di che cosa si trattava, finivo spiaccicato sull'asfalto.

Non i pistoni, ma un campionatore di suoni dietro al sound delle auto elettriche e mild-hybrid

LA STORIA SI RIPETE Gli avvisatori acustici per le auto elettriche o elettrificate sono previsti per legge: versione moderna di quegli addetti che, agli albori della motorizzazione, erano costretti a preannunciare con un campanaccio – precedendo a piedi – l'imminente arrivo di un'automobile. Il fine era prevenire incidenti con i pedoni, abituati allo scalpiccio dei cavalli e al crepitare delle ruote dei carri sul terreno polveroso, ma non certo allo scoppiettare dei motori a combustione interna. Con l'elettrificazione cambia tutto, e lo sappiamo. E certo chi si deve preoccupare maggiormente dei motori silenziosi sono marche come Ferrari, Porsche e Lamborghini, che con i loro sound hanno fatto la storia delle supercar. Ma se il problema riguardasse anche le auto normali?

La Abarth 595, una delle piccole dal sound più spettacolare

SUONI ARBITRARI Non mi riferisco solo a modelli come la Abarth 595 (qui il SoundBox a lei dedicato), un'auto che come poche altre rende accessibile al grande pubblico una colonna sonora da vera supercar (qui invece potete ascoltare quella della Ferrari Portofino M). Ribaltiamo la prospettiva. Il problema è proprio il sound e la sua credibilità. Finché vivranno i motori termici, il loro rumore sarà quello dei pistoni, dell'aria che fluisce, degli organi meccanici. Tutto quello che verrà dopo sarà del tutto arbitrario. Potremmo avere – e anzi se dovessi scegliere non mi dispiacerebbe affatto – auto che in movimento riproducono la suoneria dei vecchi Nokia. BMW si è già posta il problema di creare un'identità acustica alle sue auto elettriche, scomodando per la sua iX3 il compositore di Hollywood Hans Zimmer, ma la sensazione è che potremmo finire per personalizzare il rumore dell'auto come già facciamo con le notifiche degli smartphone.

C'è Hans Zimmer, il compositore di Hollywood, dietro al sound delle BMW elettriche

LE CITTÀ DEL FUTURO Già mi immagino strade invase da suoni e rumori d'ogni genere: dalla Cavalcata delle Valchirie allo starnazzare di oche virtuali, dalle parolacce dei Maneskin a un estratto dei bombardamenti di Full Metal Jacket. Sarebbe la confusione totale e ben presto il legislatore interverrebbe per fissare parametri in base ai quali un effetto speciale può o non può venire omologato. Ma tutto avrebbe comunque il sapore di una grande finzione. Addirittura potremmo finire per avere automobili e monopattini elettrici con lo stesso sound, visto che per la protezione dei pedoni l'azienda di “monopattin-sharing” svedese Voi Technology sta proprio avviando un progetto pilota in tal senso, con emettitori di rumore artificiale sui suoi mezzi in tre città del Regno Unito. Certo, poi si potrebbe intervenire con criteri standard per permettere di identificare a orecchio una bici elettrica da una moto, un'auto da un camion. Ma l'impressione è che il rumore delle città del prossimo futuro assomiglierà sempre di più a quello di un alveare elettronico (leggi anche com'è nato il suono delle Audi elettriche con l'aiuto di un ventilatore e un tubo di plastica).


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