Diciamocelo: quando si ripensa alla serie TV The Dukes of Hazzard, la prima immagine che ti torna in mente è quasi certamente la Dodge Charger arancione del 1969, la celebre Generale Lee, con la bandiera confederata sul tetto e le portiere saldate. Eppure, per rendere memorabile ogni inseguimento lungo le strade sterrate della contea, serviva un antagonista all'altezza. O, per lo meno, qualcuno pronto a finire sistematicamente dentro un fienile o in mezzo a un lago.
Quel qualcuno era lo sceriffo Rosco P. Coltrane (Rosco, non Roscoe, come lo stesso attore James Best che lo interpretava aveva chiarito un tempo). E se le Charger arancioni passate dalle aste di mezzo mondo non si contano più, su Bring a Trailer è comparso un pezzo decisamente più raro: una Plymouth Sport Fury del 1971 allestita proprio come la volante della polizia che gli da la caccia nello show.

Un'icona della TV sfuggita alle demolizioni delle riprese
Se conosci la storia della serie, sai bene che la speranza di vita delle gazzelle Mopar sul set di Hazzard era drammaticamente bassa. Tra salti acrobatici, atterraggi disastrosi e uscite di strada, centinaia di auto della polizia sono finite dritte dal rottamatore (un destino condiviso con un'altra pellicola di culto come The Blues Brothers).
L'esemplare finito all'asta non è una delle auto superstiti usate per gli stunt originali — il che spiega perché sia arrivata intera fino a noi —, ma nasce come una Plymouth Sport Fury a quattro porte in versione civile. Successivamente, è stata sottoposta a un restauro conservativo e a una conversione fedelissima per trasformarla nella replica perfetta della gazzella di Rosco.
V8 da 6,3 litri e 300 CV: la sostanza sotto il cofano
Dal punto di vista tecnico, non parliamo di una semplice guscio scenografico. Sotto il lungo cofano anteriore batte un classico motore V8 Mopar da 383 pollici cubi (circa 6,3 litri di cilindrata), accoppiato a un carburatore quadruplo corpo e a un cambio automatico a tre rapporti.
Con una potenza di 300 CV, la vettura ha tutta la cavalleria necessaria per tenere il passo di una Charger. Se nella finzione cinematografica lo sceriffo non riusciva mai a cogliere sul fatto i cugini Duke, la colpa non era certo della scheda tecnica della Plymouth, ma casomai della sua singolare tecnica di guida, più simile a quella di un timoniere alle prese con una tempesta che a quella di un pilota da pattuglia.

Dettagli da collezionismo: dalla sirena al garage di Cooter
Ciò che rende interessante questo progetto è la cura maniacale riservata ai dettagli dell'allestimento:
Equipaggiamento d'epoca: sul tetto svetta la barra luci d'ordinanza Tomar 925, completata da sirena e altoparlante perfettamente funzionanti.
Chicche per appassionati: nel vano motore trova spazio persino un finto adesivo di manutenzione targato Cooter's Garage, l'officina del meccanico di fiducia della contea.
Interni conservati: l'abitacolo mantiene l'impostazione originale delle berline americane degli anni Settanta, ampie e pensate per macinare chilometri in totale relax.
Un pezzo di nostalgia americana da guidare tutti i giorni
Puoi immaginarla come il complemento ideale da affiancare a un Generale Lee nei raduni di auto d'epoca, oppure semplicemente come un modo originale per godersi una passeggiata su una vera full-size americana. A differenza dei protagonisti della TV, non serve guidare a rotta di collo sulle note del banjo: basta godersi il borbottio del V8 e le reazioni dei passanti, che riconosceranno la livrea al primo sguardo.
L'asta si è conclusa da poco sulla piattaforma Bring a Trailer: se vuoi scoprire a quale cifra è stata aggiudicata questa Plymouth Sport Fury, puoi verificare l'esito finale direttamente sulla pagina ufficiale dell'incanto.
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.

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