Sono passati quindici anni dal Grande Terremoto del Giappone Orientale del 2011, ma Fukushima guarda ormai al futuro con una strategia energetica basata sull’idrogeno.
Già nel 2021 la Prefettura ha stretto una collaborazione con Toyota per sostenere questo ambizioso progetto, e il percorso continua a essere monitorato con grande attenzione dai media locali e internazionali.

Namie Town e l’“Hydrogen Town Concept”
Cittadina simbolo del rilancio è Namie, che fu evaquata in seguito al disastro nucleare. Qui prende forma il Namie Hydrogen Town Concept, un programma che mira a diffondere l’uso dell’idrogeno in diversi settori, trasformando progressivamente la città in un modello di società a idrogeno e di città a emissioni zero.
Quest’anno si è svolta la quinta edizione del Namie Hydrogen Festival, occasione in cui è nato anche il turismo dell’idrogeno: i visitatori possono conoscere da vicino la tecnologia partecipando a tour guidati tra aziende e laboratori, dove vengono condotti esperimenti dimostrativi sull’impiego pratico dell’idrogeno.
Nonostante circa l’80% di Namie resti ancora classificato come zona difficile da abitare, il sindaco Eiko Yoshida invita chiunque a visitare la città: “Spero che le persone vengano a vedere come questa regione, colpita da un disastro, stia reagendo e avanzando grazie alle iniziative legate all’idrogeno — e possano conoscere la Fukushima di oggi”.

Sfide e innovazioni: ridurre i costi delle stazioni a idrogeno
Uno degli ostacoli principali alla diffusione dell’idrogeno rimane il costo elevato della gestione degli impianti. A Iwaki City, l’azienda Nemoto Tsusho ha collaborato con Toyota per trovare soluzioni più efficienti.
I dipendenti hanno seguito corsi di formazione presso lo stabilimento Motomachi, sperimentando metodi per ridurre i costi operativi delle stazioni. L’obiettivo principale è eseguire manutenzione programmata internamente, anziché affidarla a fornitori esterni.
Il presidente Katsuyori Nemoto ha commentato con un sorriso: “Ridurre i costi operativi è una sfida per tutte le stazioni a idrogeno in Giappone. Se riusciamo a fare anche solo piccoli progressi e diffonderli a livello nazionale da Iwaki, sarò felice e credo che lo saranno ancora di più i miei collaboratori.”

Fukushima come laboratorio globale per l’idrogeno
A ottobre 2025, a Koriyama City si è tenuta la Renewable Energy Industrial Fair, che ha riunito aziende impegnate nella promozione dell’idrogeno.
Il governatore Masao Uchibori ha dichiarato: “Dopo aver vissuto un incidente nucleare, Fukushima è in una posizione ideale per guidare gli sforzi verso una società a idrogeno. Collaborando con Toyota, vogliamo diffondere l’uso dell’idrogeno da Fukushima a tutto il Giappone e, in prospettiva, al resto del mondo.”
L’idea è abbandonare gradualmente il nucleare e puntare su fonti pulite per costruire città più sostenibili. E qui rimane il vero nodo da sciogliere. L'idrogeno non è una fonte di energia, ma solo un modo (non molto efficiente, per la verità) per accumularla e distribuirla: un ''vettore'', come lo definiscono gli addetti ai lavori.
L'energia per produrre idrogeno va ottenuta in altro modo: non certo con l'idrogeno stesso. La vera sfida, dunque, è quella della filiera energetica: alle cosiddette fonti rinnovabili.
E la vera domanda è se queste saranno mai in grado di coprire il 100% del fabbisogno a costi accettabili e con la necessaria sicurezza di approvvigionamento. Oppure se per produrre idrogeno dovremo ricorrere al nucleare. Non sono pochi, tra gli addetti ai lavori, quelli che lo pensano.




