Il mondo dell'auto sta cambiando pelle, ma lo fa a colpi di carta bollata e batterie al litio, lasciando sul campo i cadaveri più eccellenti. L’ultima vittima si chiama AC Schnitzer. Dopo quasi quarant’anni passati a incattivire BMW e Mini, il tuner di Aquisgrana alza bandiera bianca: entro la fine del 2026, il Kohl Group staccherà la spina (quella vera, non quella di ricarica).

Un mix letale: burocrazia, dazi e... generazione Z
Perché un mito del genere chiude i battenti? La spiegazione del Managing Director Rainer Vogel è una secchiata d'acqua gelata sui sogni di gloria dei nostalgici.
Burocrazia soffocante: in Germania, omologare un pezzo speciale richiede tempi biblici. Mentre i competitor stranieri corrono, i tedeschi annegano nei moduli.
L'addio ai pistoni: con la transizione forzata all’elettrico, lo spazio per il tuning meccanico ''vecchia scuola'' si è ridotto a un lumicino. Le auto a pile piacciono ai contabili, meno a chi ama sporcarsi le mani.
Disinteresse giovanile: qui la stoccata fa male. Vogel ammette che non sono riusciti a trasmettere la passione per la guida sportiva ai figli, come avevano fatto con i padri. Per i ragazzi di oggi, pare che un upgrade del software valga più di un assetto rasoterra.

L'ultima chiamata
Il marchio è ufficialmente in vendita. C'è tempo fino a fine anno perché qualche cavaliere bianco (magari con capitali meno sentimentali e più digitali) si faccia avanti per salvare il brand. Nel frattempo, garanzie e assistenza restano confermate, ma il messaggio è chiaro: l'era del tuning brutale e analogico sta finendo in un garage buio, soffocata da dazi americani e silenzio elettrico.
Fonte: Auto Express



