Se ti fermi a guardare i titoli dei telegiornali, potresti pensare che l’Italia sia stata improvvisamente illuminata sulla via di Damasco dalla mobilità alla spina.
I numeri di aprile 2026 dicono questo: 13.087 auto elettriche immatricolate, esattamente il doppio rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, con una quota di mercato che balza all’8,4%. Ma prima di gridare alla rivoluzione verde, è meglio che ti siedi e analizzi i dati con un po’ di freddezza.
L’effetto ''coda'' dei bonus
Andiamo al punto: non è un improvviso cambio di mentalità collettivo. Come spiega Motus-E, quello che stiamo vedendo è l'effetto dei vecchi incentivi di ottobre 2025, quelli andati esauriti in meno di 24 ore.
Tra ritardi burocratici e tempi di consegna, molte di quelle vetture sono state targate solo ora, ad aprile 2026. In pratica, stiamo guardando nello specchietto retrovisore: i numeri sono gonfiati da ordini presi mesi fa.
Se guardiamo il primo quadrimestre dell'anno, le elettriche in Italia sono 50.924, con una crescita del 71,9% e un parco circolante totale che ha superato le 400.000 unità. Numeri positivi, certo, ma con il ''trucco''.
Il prezzo comanda ancora
Salvatore Saladino di Dataforce Italia lo dice chiaramente: non illudiamoci. Se le BEV (Battery Electric Vehicles) hanno raddoppiato i volumi, il merito è degli ordini drogati dagli eco-bonus e di marchi come Leapmotor, che sta correndo più di tutti gli altri.
Questo cosa ti dice? Che la variabile fondamentale per convincere gli italiani a passare all’elettrico resta sempre la stessa: il prezzo. Se l’auto costa il giusto (grazie agli aiuti), si vende. Altrimenti, resta in salone.
Cosa ci aspetta domani?
Il futuro prossimo non è esattamente rose e fiori. Una volta smaltita la lista d’attesa degli incentivi, sarà già un successo se l’elettrico riuscirà a mantenere una quota dell'8% a fine anno.
Per darti un termine di paragone, la media europea ha già sfondato il muro del 20%. L’Italia resta il fanalino di coda tra i mercati che contano.
Anche dai concessionari non arrivano segnali di entusiasmo: secondo il Centro Studi Promotor, solo l’11% dei venditori prevede una crescita nei prossimi mesi. La maggior parte si aspetta stabilità o, peggio, un calo.
La sintesi della situazione? Siamo in una fase di galleggiamento. I livelli di vendita di inizio secolo sono un ricordo lontano e, tra scelte ambientali dell'Europa e portafogli degli italiani sempre più leggeri, la ripresa vera è ancora tutta da scrivere.
Foto di copertina: Maximilian Hofer su Unsplash



