Yamaha si è posta l'obiettivo di arrivare a costruire motori utilizzando alluminio riciclato entro il 2030. La casa giapponese ha infatti comunicato che passerà progressivamente dall’alluminio primario, alla lega di alluminio secondario cioè riciclato come materia prima utilizzata per le componenti in DiASil in alluminio. Completata questa transizione appunto entro il 2030, si prevede che tale passaggio ridurrà le emissioni di CO2 di circa 47.000 tonnellate all’anno.
Si passa all'alluminio riciclato
Nel 2002 Yamaha è stata la prima azienda al mondo a sviluppare e implementare con successo il cilindro DiASil, un cilindro interamente in alluminio che non richiede una camicia in ghisa ne il trattamento superficiale di placcatura. Cilindro che oggi è utilizzato in una vasta gamma di modelli di moto e scooter Yamaha. I vantaggi? Un’eccellente resistenza all’usura, una buona dissipazione del calore, una riduzione del peso, una maggiore riciclabilità e costi di produzione inferiori.
Fino a questo momento, però, la casa giapponese ha sempre utilizzato una lega di alluminio primaria per i suoi cilindri DiASil. Una scelta ben precisa dato che, stando a quanto raccontato, i materiali riciclati convenzionali contengono tracce di impurità e questo rende difficile soddisfare gli standard di qualità richiesti in termini di microstruttura metallica, proprietà superficiali e resistenza alla corrosione.
Per poter utilizzare alluminio riciclato, Yamaha ha lavorato allo sviluppo di una lega in grado di offrire caratteristiche paragonabili a quelle dell’alluminio primario e utilizzabile per la produzione di parti e componenti con gli stessi processi produttivi. Dopo un duro lavoro fatto anche di test e prove al banco, l'azienda giapponese ha ottenuto una lega di alluminio riciclato in grado di soddisfare tutti i suoi standard qualitativi. Per tale motivo, ha deciso che è arrivato il momento di utilizzarla.
Dove si parte?
Come spiega Yamaha, il passaggio ai cilindri DiASil realizzati con lega di alluminio riciclato inizierà con i modelli prodotti in Indonesia, con l’intenzione di estenderlo a livello globale in futuro. La transizione dovrebbe poi concludersi entro il 2030.
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