Pubblicato il 14/04/20

NOIA DA QUARANTENA Il bel tempo e le giornate che si allungano non fanno altro che alimentare la nostra voglia di ritornare in sella. Mentre qualcuno si inventa qualche stratagemma per eludere le regole, molti altri stanno in casa (bravi!) magari sfogandosi con qualche videogioco sulle due ruote, mentre si struggono per un tanto bramato ritorno in sella. Non solo gli appassionati, ma anche i professionisti sono in standby: dalla MotoGP (che si reinventa momentaneamente con le Virtual Race) fino al Tourist Trophy.

INCARENATI... SUL DIVANO! Ed è proprio sull’Isola di Man che vogliamo portarvi… con il pensiero ovviamente. Poche altre gare sono tanto emozionanti quanto quella che si disputa sui 60 km del Circuito del Mountain, e veder sfrecciare i piloti a oltre 300 km/h tra case e marciapiedi, è adrenalina pura. Se a questo abbinate anche moto da sogno, il risultato è un’esperienza quasi mistica. Per questo vogliamo stuzzicarvi con i migliori video on board sull’Isola di Man con alcune delle moto più belle in circolazione: un po' come i vostri amici che mangiano la pizza mentre voi, a dieta, vi gustate la vostra insalata scondita. Niente canzoni di sottofondo, soltanto la sinfonia dei motori a quattro cilindri. 

BMW HP4 RACE

È lei la più estrema delle S 1000 RR è la HP4 Race. Recentemente menzionata nella classifica delle moto più costose presenti a listino, la Supersportiva di BMW ha un peso piuma grazie all’abbondante presenza di fibra di carbonio. La HP4 Race è stata introdotta nel 2017, e in quell’anno fu “battezzata” con un giro del Mountain da Ian Hutchinson che, in quell’anno, vinse due gare al TT. Una di queste la ottenne nella classe STK 1000 proprio con una BMW S 1000 RR. Il video offre tante visuali on board della moto, il tutto accompagnato dalla melodia dello scarico racing Akrapoviç. E da gesti tecnici che solo un 13 volte vincitore del Tourist Trophy è in grado di fare (vi consiglio di fare un salto al minuto 17:18). Se per caso vi imbattete in un annuncio di una HP4 Race “mai pista”, con provenienza UK e soli 60 km all’attivo… vi abbiamo avvertiti!

DUCATI PANIGALE V4 SPECIALE

Fino ad ora, nessuno ha mai partecipato con la Panigale V4 al Tourist Trophy. Nemmeno nel 2019, quando la supersportiva di Ducati vinse il British Superbike con Scott Redding. Il debutto sarebbe dovuto arrivare quest’anno, con Michael Dunlop alle prese con una V4 R preparata dal team Paul Bird Motorsport. Esordio posticipato al 2021, anche se in realtà una Ducati Panigale V4 ha già solcato le strade del Mountain a tutta velocità: è accaduto nel 2018, quando Michael Rutter (7 volte vincitore al TT) si mise in sella a una Panigale V4 Speciale. Le sospensioni Öhlins semiattive offrono il miglior assetto su una strada tutt’altro che liscia, mentre l’elettronica lavora congiuntamente al polso destro del 7 volte vincitore del TT. E non fatevi ingannare dai numeri sul display: se leggete “185” non sono km/h ma miglia orarie. Tradotto: 297 chilometri all’ora, con una moto di serie, sul Mountain. Se la prima parte non vi è bastata, cliccate qui per la seconda parte. 

KAWASAKI NINJA H2R

Quattro cilindri, turbo e 300 CV: bastano queste caratteristiche per far capire di quale moto stiamo parlando. La Kawasaki H2R è, ancora oggi, una delle moto più estreme presenti sul mercato. A un prezzo più concorrenziale della HP4 Race, la Verdona di Akashi non può partecipare al Tourist Trophy in quanto non in linea con il regolamento della categoria Superbike. Esiste un video documentario di cinque minuti, in cui il pilota James Hillier racconta la sua esperienza con la Kawasaki H2R sul circuito del Mountain. Vi consigliamo di guardarlo (anche se è in inglese), ma abbiamo preferito consigliarvi questa breve - ma intensa - clip di 1 minuto in cui si vede la H2R sfrecciare a oltre 330 km/h.

SUZUKI RGV 500 GAMMA

Se siete dei nostalgici e volete un po’ di sinfonia a due tempi, eccovi serviti. In questo video vi proponiamo una delle moto a due tempi più iconiche di sempre: la Suzuki RGV 500 Gamma che ha preso parte al Classic TT nel 2019. In sella c’è Danny Webb, pilota inglese cresciuto nel Motomondiale e confermatosi nelle gare su strada. Stavolta non ci sono elettronica o display digitali, ma un semplice contagiri analogico e la melodia del quattro cilindri due tempi firmato Suzuki. Un vero tuffo negli anni ’80 tra “sfrizionate” e cambi di marcia a 11.000 giri/min.


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