Se hai seguito le evoluzioni del giornalismo automobilistico e della televisione d'intrattenimento negli ultimi vent'anni, sai bene quanto la figura di Jeremy Clarkson abbia condizionato l'intero settore. Da colonna portante di Top Gear su BBC fino ai successi di The Grand Tour e Clarkson's Farm su Prime Video, il presentatore britannico ha sempre mostrato una capacità unica di catturare l'attenzione del pubblico.
Ma da dove nasce davvero questa efficacia comunicativa? A spiegarlo in un'intervista al podcast High Performance è stato Andy Wilman, lo storico produttore esecutivo che ha condiviso con Clarkson quasi tutta la sua carriera televisiva.
Uno degli aspetti più fraintesi dell'era Top Gear riguarda la presunta ricerca a tavolino della polemica da prima pagina. Wilman chiarisce che la squadra non si è mai seduta a una riunione di redazione per pianificare uno scandalo: l'obiettivo non era accendere la miccia per finire sui giornali, ma coltivare un tono irriverente e provocatorio.
Quando nascevano battute o battibecchi al limite del politicamente corretto — come la celebre e controversa parentesi sui camionisti — la forza di Clarkson stava nel non tirarsi indietro di fronte alle inevitabili reazioni della stampa o dei comitati di controllo della BBC. Non si trattava di cinismo o calcolo di marketing, quanto piuttosto del DNA del cronista di razza, abituato a considerare ogni imprevisto o incidente personale come potenziale materiale da trasformare in racconto visivo.
La vera prova del nove per il talento di Clarkson è arrivata con il passaggio da produzione ad altissimo budget a un format apparentemente ordinario come Clarkson's Farm. Dopo aver fatto volare Mini da trampolini da sci e attraversato la Manica con auto anfibie, la preoccupazione principale del produttore era che raccontare la quotidianità agricola potesse risultare noioso.
I fatti hanno dimostrato il contrario. Sul set della fattoria nei Cotswolds, Clarkson ha trovato una dimensione più serena e autentica, dove lo spostamento di un gregge di capre da un pascolo all'altro carica di pathos ed empatia lo spettatore quanto una mini lanciata a tutta velocità già per un trampolino da sci.
Il vero segreto del ''tocco magico'' di Clarkson sta però nella sua struttura mentale durante le riprese. Nello show sulla fattoria, il conduttore è circondato da figure reali — come il giovane agricoltore Kaleb Cooper o il consulente Charlie Ireland — che non sono professionisti del piccolo schermo.
Mentre interagisce in modo del tutto spontaneo, Clarkson mantiene attivo quello che Wilman definisce il suo ''cervello da montaggio''. Quando gli interlocutori iniziano a parlare in slang tecnico o acronimi incomprensibili per il grande pubblico, il conduttore si ferma e formula al volo una sintesi immediata e accessibile. In questo modo semplifica il concetto per chi guarda e fornisce la struttura narrativa ideale per la sala di montaggio, senza mai rompere la naturalezza dei suoi compagni di scena.
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.



