In Aprile il costruttore tedesco ha riavviato la vendita di modelli a gasolio. Lo scandalo è ormai alle spalle?
ATTO DI FORZA Diesel sì, diesel no. In Aprile, è stato un sì. Il Gruppo Volkswagen ha ieri diffuso i dati di vendita relativi ai modelli alimentati a gasolio sul mercato statunintense, quello coinvolto nel famigerato Dieselgate. Ebbene, con 3.196 unità immatricolate nel corso del mese, la quota di TDI sul totale vendite ammonta al 12%. Segno che forse i consumatori USA hanno in parte perdonato al primo costruttore al mondo l'infrazione reiterata gli anni scorsi e divenuta oggetto di un maxi scandalo. L'exploit non influenzerà in ogni caso la strategia del Gruppo a lungo termine: niente più nuovi modelli diesel in America, via libera invece alle auto elettriche.
GALEOTTO FU QUEL SOFTWARE Breve riassunto delle puntate precedenti. Settembre 2015: a Volkswagen viene vietata la commercializzazione di 11.000 modelli turbodiesel tra Golf, Passat e New Beetle. Il costruttore aveva appena ammesso di aver manipolato per sei anni i dati sulle emissioni nocive attraverso un software segreto. A gennaio di quest'anno, il Dipartimento di Giustizia a Stelle e Strisce condanna Wolfsburg a una sanzione di 4,3 miliardi di dollari, inoltre a sborsare fino a 25 miliardi di dollari per fare fronte alle rivendicazioni di proprietari, autorità ambientali, dealer e amministrazioni statali, infine a riacquistare circa 500.000 veicoli non conformi ai limiti legali in materia di emissioni.
SALUTI FINALI A metà aprile dunque la ripresa delle vendite di unità alimentate a gasolio, azione contemporanea al buy-back di 238.000 vetture e alla riparazione di 6.200 auto. Grazie al ritorno di fiamma del diesel, le vendite Volkswagen sul mercato Yankee sono così cresciute dell'1,6% su base tendenziale (27.557 unità), in controtendenza rispetto alla flessione del mercato americano nel suo complesso (-4,7%). Prossimo alla sua fine, il gasolio made in Germany si esibisce nel classico Canto del cigno.
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.




