Autore:
Lorenzo Centenari

FILM DELL'ORRORE Farla franca, saldare i conti con la giustizia, pagare con la vita. Non resisti alla tentazione di impugnare il cellulare mentre guidi? In bocca al lupo, ti capiterà a sorte una di queste tre alternative. A Yassine Harchi, 31enne di origine marocchina residente in provincia di Padova, il destino ha riservato la terza, quella definitiva. Harchi ha ceduto: si è filmato mentre era al volante della sua Alfa 147 e ha condiviso il video su Facebook, per di più in diretta. Poco dopo, l'auto era appoggiata a un palo dell'illuminazione, accartocciata. Yassine è morto probabilmente sul colpo. Fine delle trasmissioni.

TESTAMENTO LIVE Il video premonitore risale alle 7.39 di domenica 3 settembre, su una strada a più corsie nei pressi di San Pietro Viminario (Pd). Circa 10 minuti dopo, in un tratto dalla carreggiata assai più stretta, l'Alfa ha arrestato la sua corsa nel modo più tragico possibile. E se pochi istanti prima al posto guida sedeva un ragazzo euforico, che al display dello smartphone (e ai propri contatti Facebook) dispensava smorfie e sorrisi, inquadrando alternativamente il proprio volto, la strada di fronte a sé e il quadro strumenti della sua auto, quello che i Vigili del Fuoco e i Carabinieri di Abano hanno recuperato dall'abitacolo (o di quel che ne restava) era invece un corpo esanime. Un contrasto impietoso, beffardo. La tecnologia che prima di dà e subito dopo ti toglie, ribellandosi all'abuso che di essa viene fatto. La condivisione di una simile tragedia non sarà stata vana, se anche a uno solo dei nostri lettori avrà ispirato un esame di coscienza

ROULETTE RUSSA Perché domenica è accaduto a Yassine. Ma domani potrebbe essere il turno di uno di voi, se continuate a scherzare col fuoco. Se l'uso improprio dello smartphone alla guida è punito dalla Legge, oggi in maniera ancor più severa che in passato, un motivo c'è e risiede nell'elevatissimo tasso di distrazione al quale l'automobilista cede non appena stacca una mano dal volante e pesca il cellulare dal taschino. Lo sguardo abbandona la strada, la mente corre a pensieri che nulla hanno a che vedere con la guida, i tempi di reazione si dilatano peggio che se fossimo in stato di ebbrezza.

IL DIAVOLO VESTE FACEBOOK Yassine carnefice di se stesso, ipnotizzato dal potere dei social. Tuttavia, Yassine è anche vittima. Di una cultura popolare che dà valore all'apparenza, all'identità virtuale, all'effimero. Ben di più che ai principi di sicurezza e responsabilità. Se avesse avuto "amici" veri, anzichè dei "Like" Yassine avrebbe ricevuto dei rimproveri severi. Che forse, chissà, sono anche arrivati. Solo un po' in ritardo. Quando il veleno della condivisione ad ogni costo, del "Posto ergo sum" sempre e comunque (anche per strada), era già irrimediabilmente in circolo.


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