Autore:
Lorenzo Centenari

CODE AL RIENTRO C'è un torneo nel quale il Gruppo FCA spadroneggia da un triennio. Quello dei richiami. Negli Usa, nessun Costruttore quanto Fiat Chrysler Automobiles fa rientrare con tale frequenza le proprie vetture alla base. Da gennaio 2018, in totale le campagne di richiamo FCA avrebbero interessato 6 milioni di esemplari, superando così in soli 6 mesi i volumi registrati nell'intero 2017 (5,7 milioni di auto). Ma nel 2016 la cifra fu di 8,8 milioni di veicoli, nel 2015 addirittura 11,5 milioni. Al secondo posto della graduatoria? Ford, ma i richiami dell'Ovale sono inferiori di tre volte.

RICHIAMO ERGO SUM A misurare il tasso di recalls che affliggono le Case auto è il Wall Street Journal. Basandosi su dati del Governo americano, l'autorevole quotidiano finanziario precisa tuttavia come un alto numero di richiami non sia necessariamente legato a problemi sistemici all'interno di un Gruppo. Come sottolineato anche in un precedente nostro articolo, richiamare spesso i propri veicoli può testimoniare anche un'alta attenzione ai particolari, siano essi di comfort o di sicurezza. Tutto dipende dall'origine del difetto.

GRANE ELETTRONICHE A far schizzare alle stelle il monte richiami FCA è stata soprattutto un'anomalia all'aggiornamento del software del cruise control, malfunzionamento che nei casi estremi avrebbe potuto interrompere all'improvviso la regolazione della velocità. Al contrario, una larga fetta di interventi si era invece resa necessaria a causa di un difetto degli airbag: in questo caso, tuttavia, responsabile dell'inconveniente fu la giapponese Takata, fornitore al centro di uno scandalo che penalizzò un gran numero di altri brand. FCA in testa per tasso di richiami: primato non lusinghiero, ma nemmeno vergognoso.


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