Ci è voluto un bel po' di tempo, ma alla fine la Mitsubishi Pajero è tornata. Dopo che la quarta generazione aveva dato l'addio al mercato globale nel 2021 — chiudendo una storia iniziata nel 1982 con quasi 3,3 milioni di esemplari venduti in più di 170 Paesi — la casa dei tre diamanti ha deciso di rispolverare una delle sue icone più amate.
Con questo quinto capitolo, il fuoristrada giapponese si rinnova da cima a fondo per andare a sfidare rivali storiche come la Toyota Land Cruiser. Il debutto commerciale parte dalla Tailandia, per poi approdare in Giappone e Australia entro marzo 2027. Per la commercializzazione nei circa 100 mercati internazionali previsti, invece, se ne parlerà dall'anno fiscale 2027 in poi. Ma analizzando da vicino la scheda tecnica e l'impostazione meccanica, ti accorgi subito che per il nostro Paese ci sono diversi interrogativi aperti.

Design e dimensioni: forme squadrate e impostazione da vera dura
Dimentica le linee morbide dei soliti crossover da città: la nuova Pajero scommette su proporzioni imponenti e volumi nettamente squadrati. Il linguaggio stilistico riprende i tratti già visti su modelli recenti del marchio mai visti nel nostro Paese (come Destinator e Xforce), ma li adatta a una stazza ben più imponente grazie a passaruota muscolosi, una calandra imponente e vistose piastre di protezione sottoscocca. Sparisce la classica quinta porta con ruota di scorta a vista, sostituita da un portellone tradizionale ad apertura verticale, con la ruota di scorta sistemata sotto il pianale.
In quanto a ingombri parliamo di una vettura importante: lunghezza di 4.920 mm, larghezza di 1.925 mm e passo di 2.870 mm. Sulle versioni equipaggiate con pneumatici da 20 pollici, l'altezza tocca i 1.910 mm e l'altezza da terra raggiunge i 230 mm, garantendo angoli caratteristici da fuoristrada vero: 30,4° in attacco, 22,6° di dosso e 25,8° in uscita.

Interni a sette posti: tanta praticità e finiture curate
Se fuori mostra i muscoli, dentro la Pajero fa compiere a Mitsubishi un deciso salto di qualità. L'abitacolo propone tre file di sedili per ospitare fino a sette passeggeri. La seconda fila può scorrere di 150 mm e dispone di un meccanismo di ribaltamento rapido per agevolare l'ingresso in terza fila dove, complice la linea dritta del tetto, lo spazio per la testa non manca.
Sugli allestimenti più ricchi le finiture sono curatissime, con rivestimenti in pelle per plancia e sedili abbinati a robuste maniglie di appiglio che ti ricordano l'anima off-road del veicolo. La dotazione tecnologica comprende un doppio schermo da 14,3 pollici (da 12,3” sulle versioni d'accesso), un impianto audio Yamaha a 12 altoparlanti, climatizzatore tri-zona, vetri a isolamento acustico e vano refrigerato sotto il bracciolo.
Molto apprezzabile la scelta di mantenere tasti fisici per le funzioni di uso frequente e la manopola per la gestione della trazione. Torna anche il famoso Multi Meter, ora digitalizzato all'interno del display principale, in grado di mostrare inclinazione, altitudine, bussola e ripartizione della coppia in tempo reale.

Meccanica classica: telaio a longheroni e trazione Super Select
La struttura sotto la carrozzeria è pensata per l'off-road duro e puro: il telaio a longheroni (body-on-frame) deriva dal pick-up Triton, ma è stato rinforzato con acciai ad alta resistenza per incrementare la rigidità torsionale e la durata nel tempo. Lo schema delle sospensioni adotta un doppio braccio oscillante all'anteriore e un nuovo ponte rigido a cinque bracci al posteriore, tarato per offrire un buon bilanciamento tra guida stradale ed efficacia fuori dall'asfalto.
La trazione integrale sfrutta il noto sistema Super Select 4WD-II (SS4-II) con ridotte e bloccaggio del differenziale centrale, coordinato dall'elettronica S-AWC (Super-All Wheel Control) integrata con l'Active Yaw Control. Il guidatore può scegliere tra sette modalità di guida (Normal, Eco, Gravel, Snow, Mud, Sand e Rock) per adattare la risposta della vettura a ogni tipo di superficie.

Il nodo del motore: il diesel da noi rischia di frenarla
Veniamo però al punto critico. Sotto il cofano batte infatti un motore 2.4 litri turbodiesel capace di erogare 204 CV e fino a 480 Nm di coppia massima (valore che scende a 470 Nm su alcune specifiche configurazioni), abbinato a un cambio automatico a otto rapporti. Una motorizzazione indubbiamente ricca di tiro, ma che alle nostre latitudini rischia di incontrare parecchi ostacoli.
Tra scelte politiche penalizzanti, blocchi della circolazione e un prezzo alla pompa non più vantaggioso, in Italia le auto a gasolio rappresentano ormai meno del 6% delle vendite complessive. Per il marchio distribuito da noi da Bassadone Automotive Group, presentarsi con il solo turbodiesel rischia di tarpare le ali sul nascere alle ambizioni commerciali del modello. Per fare davvero concorrenza ai modelli più popolari servirebbe una variante ibrida: basti pensare che nel nostro mercato la somma di mild e full hybrid sfiora ormai il 47% delle immatricolazioni.
A questo va aggiunto che la scelta di un telaio derivato da un pick-up ne fa un veicolo fortemente specialistico e di nicchia. Viene spontaneo chiedersi: che non sia quello delle immagini il Pajero destinato al nostro Paese? Non è da escludere che per l'Europa possa arrivare in seguito un progetto riadattato o dotato di motorizzazioni elettrificate più vicine ai gusti del pubblico locale.

In arrivo una vera e propria gamma Pajero
Del resto, pare che i piani di Mitsubishi non si fermeranno a questo singolo modello. Il costruttore giapponese sembra intenzionato a trasformare il nome Pajero in un brand all'interno del brand, seguendo la strada tracciata da Toyota con la Land Cruiser o da Land Rover con la Defender. Nei prossimi anni sarebbero attesi almeno altri due fuoristrada di dimensioni più compatte pronti ad allargare la famiglia e da qui il dubbio che saranno quelli i modelli più adatti al nostro mercato. Staremo a vedere.
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.









