Sostenibilità

Stop ai motori termici: sette Paesi UE contro i possibili nuovi allentamenti


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1 ora fa - Si riaccende il dibattito sul rispetto degli obiettivi CO2.

Sette paesi UE hanno scritto alla Commissione per opporsi a ulteriori ammorbidimenti dell'Automotive Package.

Le tensioni interne all’Unione europea in termini di transizione energetica continuano a riemergere. Dopo che lo scorso dicembre la Commissione europea ha presentato l'Automotive Package (un pacchetto normativo che ha già ammorbidito in modo significativo gli obiettivi originali sulle emissioni di CO2 delle auto) un po’ tutti i Paesi avevano duramente criticato quelle misure; chi perché le considerava troppo severe, chi perché le riteneva già un passo indietro rispetto agli obiettivi originali.

Rispetto al piano iniziale, che prevedeva il divieto totale di immatricolazione di nuove auto a combustione dal 2035, il nuovo pacchetto apre alla possibilità di continuare a vendere veicoli ibridi e termici oltre quella data, a condizione che le emissioni vengano compensate tramite un sistema di crediti basato su carburanti puliti, acciaio verde prodotto in UE e supercrediti per le piccole auto elettriche.

Ora, mentre alcuni Paesi chiedono ulteriori concessioni, sette Stati membri hanno deciso di far sentire la loro voce in favore della transizione energetica. Danimarca, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea chiedendo di non indebolire ulteriormente quegli obiettivi. La lettera arriva a ridosso della riunione dei ministri dell'ambiente UE in programma nelle prossime settimane.

Le diverse anime del dibattito

La posizione dei sette Paesi favorevoli all’accelerazione sulla transizione del settore auto è piuttosto chiara. Secondo loro qualsiasi ulteriore deviazione dal percorso di elettrificazione sarebbe un errore strategico. Il pacchetto normativo attuale prevede già una serie di ammorbidimenti rispetto all'obiettivo originale di zero emissioni al 2035 e un ulteriore passo indietro non gioverebbe a un settore già fortemente indebolito nella concorrenza con quei Paesi che, invece, hanno fatto dell’elettrificazione uno dei loro punti di forza.

I sette paesi, nella loro lettera, sottolineano anche la dimensione energetica della questione. La crisi energetica in corso dimostra che ridurre la dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili non è solo un obiettivo climatico ma una necessità per la sicurezza energetica del continente.

Sul fronte opposto si trovano Germania, Italia e Repubblica Ceca, che da tempo chiedono requisiti meno stringenti per i plug-in hybrid, modifiche al meccanismo di compensazione e target intermedi più flessibili. La Germania, in particolare, si oppone sia ai supercrediti per le piccole elettriche proposti dalla Commissione sia alla regolamentazione delle flotte aziendali con quote obbligatorie di veicoli elettrici.

La trattativa è ancora aperta ed è sicuramente sano che ci sia un confronto, anche acceso, che tenga conto delle reali necessità del mercato. Quello che manca, però, è una visione a lungo termine chiara che garantirebbe ai Paesi UE e alle aziende del settore auto di pianificare quelle strategie e quegli investimenti che, altrimenti, vengono costantemente vanificati e messi in discussione.

FONTE: Spiegel

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Pubblicato da Daniele Di Geronimo, 08/06/2026
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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