Qualche anno fa l’Unione Europea ha approvato lo stop alla vendita di auto con motore a combustione dal 2035 per tagliare le emissioni di CO2. Ora, una lettera aperta alla Presdente della Commissone Europea Ursula Fon Der Leyen, firmata dal presidente dell'associazione dei costruttori ACEA Ola Källenius e dal presidente dell'associazione europea dei fornitori CLEPA Matthias Zink, dichiara il percorso stabilito ''infattibile'' e suggerisce delle modifiche al piano d'azione.
Per le auto elettriche bisogna fare di più
Nella lettera di tre pagine, che potete leggere per intero qui sopra, dall'account LinkedIn di Källenius, le Case ribadiscono il loro impegno verso la neutralità climatica al 2050 e sottolineano i progressi fatti nella riduzione delle emissioni: anche nei processi produttivi, grazie a investimenti complessivi che superano i 250 miliardi di euro. Però chiedono più flessibilità.
Il fatto è che la diffusione dei veicoli elettrici sta rallentando. In Europa rappresentano circa il 15% delle vendite nel mondo auto, il 9% tra i furgoni e il 3,5% tra i camion: numeri ben lontani dal poter trainare un intero mercato.
Secondo i costruttori, servono più incentivi per i clienti e soprattutto più infrastrutture di ricarica, ancora insufficienti e troppo disomogenee per consentire un utilizzo davvero comodo delle auto elettriche. Non solo, le ricariche devono costare meno e serve garantire maggiori vantaggi alle elettriche quando si tratta di accedere alle aree urbane.
La messa al bando dei motori termici va rivista
Ma non basta. ''Multe e leggi da soli non compiranno la transizione'': quello che ci vuole è un approccio pragmatico e guidato dal mercato. È chiara la richiesta di abbandonare prese di posizioni ideologiche per affrontare il problema con un atteggiamento neutro dal punto di vista tecnologico.
Nella lettera si scrive chiaro e tondo che per ridurre le emissioni non possiamo rinunciare al contributo delle auto ibride (plug-in e con range extender) né ai motori termici ad alta efficienza, come pure all'idrogeno e ai carburanti sintetici. Insomma le auto elettriche sono una soluzione, ma non possono essere l'unica: altrimenti non funziona.
Inoltre, le aziende chiedono norme meno rigide per avviare catene di fornitura e produzione di batterie in Europa, oggi troppo complicate da sviluppare. E lamentano costi di produzione troppo elevati, su cui pesano il costo dell'energia e i dazi recentemente introdotti dagli USA.
Tutti questi ostacoli vanno superati per garantire la competitività del prodotto europeo su quello estero, così come l'industrializzazione dell'Europa e l'occupazione. Bruxelles ha già dimostrato di essere disposta a qualche compromesso e il prossimo 14 settembre è previsto un nuovo incontro, che potrebbe chiarire meglio come si evolverà la normativa.