Un nome e una data, nient’altro: Mission S, 15 ottobre. Porsche ha scelto di annunciare così l’anteprima di una piattaforma per una supercar a motore centrale. L’annuncio è inserito all’interno del comunicato sul piano «Sportwagenschmiede ‘35» presentato oggi agli investitori. Un primo assaggio circola già sui social e il sito del marchio ha un conto alla rovescia che presenta la Mission S come un omaggio alle auto sportive e alla visione di Ferry Porsche. Dal teaser si intravedono i fari e alcuni tratti della silhouette, come lo stemma Porsche su sfondo rosso.
Cosa sappiamo (e cosa possiamo immaginare)
Il contesto è quello di una Porsche che vuole guadagnare di più con meno complessità: meno varianti, modelli più esclusivi e redditizi. In questo quadro strategico la nuova piattaforma servirebbe a costruire una famiglia di modelli sopra la 911 (il simbolo della gamma) e il piano promette almeno un prodotto di rottura all’anno fino al 2030, con attenzione ai segmenti più alti.
Le indiscrezioni, in compenso, non sono mancate. Nelle ultime settimane si è parlato di una hypercar chiamata «S1», con un inedito motore boxer a otto cilindri a benzina, circa 750 CV e un prezzo intorno ai 500.000 euro. Altre ricostruzioni parlano di una supercar a motore centrale con componenti condivisi con altri marchi del gruppo, tra cui Audi e Lamborghini. Niente di confermato, e nulla (almeno per ora) collega l’«S1» alla Mission S.
Resta la domanda su cos’è la Mission S. Il nome richiama la formula con cui Porsche ha presentato progetti come Mission E, diventata poi Taycan, Mission R e Mission X. Può essere un esercizio di stile oppure l’antipasto di un modello vero. Lo sapremo il 15 ottobre.
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.




