Il vero motivo per cui Ayrton Senna non corse mai per la Ferrari
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Il vero motivo per cui Ayrton Senna non corse mai per la Ferrari


Avatar di Emanuele Colombo, il 25/04/26

1 ora fa - Ayrton Senna alla Ferrari: Jean Todt svela perché l'accordo saltò nel 1993

Ayrton Senna voleva la Ferrari a tutti i costi. Jean Todt racconta il retroscena del mancato accordo a Monza '93

Se chiudi gli occhi e pensi all'epopea d'oro della Scuderia Ferrari, la tua mente corre subito ai ''Tre Moschettieri'': Michael Schumacher, Jean Todt e Ross Brawn. Una triade che ha polverizzato record e riscritto le regole della Formula 1.

Ma fermati un secondo. Immagina se quel dream team avesse avuto un volto diverso. Immagina se, al posto del casco rosso di Schumi, dietro al cupolino della Rossa ci fosse stato quello giallo di Ayrton Senna.

Non è fantascienza e non è la solita chiacchiera da bar. A raccontarlo, con la precisione di chi c'era, è stato proprio Jean Todt in una recente chiacchierata sul canale YouTube High Performance (qui sotto). Un retroscena che avrebbe potuto cambiare non solo la storia della Ferrari, ma forse anche il destino dello stesso Ayrton.

Quella notte a Villa d’Este

È il weekend di Monza 1993. La Formula 1 respira l'aria elettrica del Parco, ma lontano dai box, nel silenzio del lussuoso hotel Villa d'Este, succede qualcosa di clamoroso. Senna bussa alla porta della camera di Todt.

Passano gran parte della notte a parlare. Ayrton è stanco, sente che il ciclo in McLaren è finito: vuole la Ferrari. Anzi, la pretende. Ma c'è un grosso scoglio: Lui vuole correre a Maranello già nel 1994.

''I contratti non contano''

In quel momento, Senna è in una sorta di limbo professionale. Ron Dennis prova a trattenerlo, gli amici e la fidanzata Adriane gli consigliano di prendersi un anno sabbatico, ma lui ha fretta. Todt, però, gli deve dare una doccia fredda: ''Ayrton, per il '94 abbiamo già firmato con Jean Alesi e Gerhard Berger. Non se ne parla''.

La risposta di Senna è pura arroganza e genio, tipica dei grandissimi: ''In Formula 1 i contratti non contano nulla''. Todt però non è uno che si lascia intimidire e gli risponde secco: ''Per me, invece, i contratti sono importanti''.

F1 GP Italia 1990, Monza: Ayrton Senna (McLaren) sul podio con Alain Prost (Ferrari) e Gerhard BergerF1 GP Italia 1990, Monza: Ayrton Senna (McLaren) sul podio con Alain Prost (Ferrari) e Gerhard Berger

Una Ferrari allo sbando

C'è un altro motivo, più profondo e tecnico, per cui Todt frena. Nel '93 la Ferrari è un cantiere aperto, anzi, è quasi un disastro. Lo staff è invecchiato, regna la cultura del sospetto, ci si punta il dito addosso a ogni sconfitta e la colpa finisce puntualmente sui piloti.

Todt lo sa: dare una macchina mediocre a Senna nel '94 sarebbe un suicidio mediatico. Lui vuole Ayrton per il 1995, l'anno in cui la ricostruzione sarebbe stata a buon punto.

Sappiamo tutti come è andata a finire. Senna, pur di non restare fermo o in una McLaren poco competitiva, accetta la sfida della Williams. Il resto è la cronaca di una tragedia che ancora oggi fa male.

Dal sogno di Ayrton al mito di Michael

Mentre la Ferrari continuava a leccarsi le ferite e a ricostruire mattone dopo mattone, il destino ha poi bussato alla porta di Michael Schumacher. Todt rivela che nel '95 bastarono solo 24 ore di trattative a Monaco per firmare con il tedesco e il suo manager Willi Weber.

Sarebbe stato lo stesso con Senna? Probabilmente sì, Ayrton avrebbe portato quella fame e quella dedizione che poi abbiamo visto in Michael. Ma la storia della F1 è fatta di ''sliding doors'': quel rifiuto di Todt basato sul rispetto dei contratti ha chiuso la porta al mito brasiliano, aprendo però la strada all'era più vincente della storia di Maranello.

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Pubblicato da Emanuele Colombo, 25/04/2026
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