Essere conosciuti e riconosciuti è uno degli elementi più importanti per ogni casa automobilistica (e non solo). Non per Genesis. A dirlo è Charles Fuster, Brand Director Genesis per Italia e Francia che in occasione della 24 Ore di Le Mans 2026, ha svelato la strategia del marchio sudcoreano per il nostro Paese. «Ogni giorno, quando dici che lavori per Genesis, la risposta è “non conosco”.» L'anonimato non è un punto di debolezza da nascondere. È il punto di partenza da cui lavorare. «Arriviamo con una grande ambizione, ma anche con una grande umiltà. Sono due cose che devono stare insieme.»
L'Italia come banco di prova
Ricordiamo che Genesi ha da poco aperto gli ordini in Italia con tre modelli 100% elettrici. Parliamo di GV60, Electrified GV70 ed Electrified G80. Insieme a questi tre modelli c’è anche il primo showroom già operativo a Padova. Quello di Roma arriva entro l'estate, Milano seguirà entro la fine del 2026. La rete crescerà parallelamente, con l'obiettivo di coprire il territorio entro il 2028.
«Con la rete giusta e i prodotti giusti, penso che 3.000 auto consegnate siano un obiettivo ragionevole. Non facciamo una corsa ai volumi, non abbiamo bisogno di comprare il mercato. Altri lo hanno fatto, ma non è quello che ci è chiesto. Preferiamo costruire qualcosa di solido.»
Fuster parla anche del rapporto con Hyundai. «Non troverete mai una Genesis in uno showroom Hyundai, né una serie speciale Hyundai che porta il nome Genesis. Distribuzione dedicata, showroom dedicati, identità separata.» Il paragone che Fuster cita è Lexus con Toyota. Autonomia commerciale totale su un substrato tecnico e industriale condiviso. «In termini di vendite e marketing siamo Genesis. In termini di tecnologia e di appartenenza a un gruppo industriale, siamo il brand premium di Hyundai.»
È interessante registrare anche la consapevolezza che Genesis ha nell’arrivare con una gamma 100% elettrica in un mercato, come l’Italia, che resiste all'elettrificazione. «Nel 2027 arriva un motore ibrido sulla GV70. È una risposta pragmatica dell'azienda: mettiamo su strada i prodotti che il cliente vuolenon quelli che qualcuno ci ha imposto di fare.» Nel 2028 Genesis introdurrà una nuova piattaforma multi-energia sviluppata esclusivamente per il marchio, scalabile dal segmento C in su e progettata per accogliere qualsiasi tipo di motorizzazione: full hybrid, range extender, plug-in.
Magma: non solo potenza
Sul sotto-brand sportivo, Fuster chiarisce subito un possibile equivoco. «Quando mi hanno presentato Magma, ho pensato subito alla AMG di Mercedes o alla M di BMW. Mi hanno corretto.» Per Genesis, Magma non è solo un brand votato alle prestazioni più estreme. È la versione di ogni modello spinta al massimo in termini di materiali, aerodinamica e cura del dettaglio. L'obiettivo dichiarato è avere una versione Magma per ogni vettura della gamma. Il rischio di confusione con il posizionamento base del brand esiste, riconosce Fuster, ma si gestisce con una buona comunicazione. «E quando lanci una Magma su un modello nuovo, non su uno che ha già tre anni di mercato, il posizionamento si racconta molto più facilmente».
La Magma GT
La Magma GT Concept, svelata negli interni a Le Mans pochi giorni fa, è il simbolo più visibile delle ambizioni del marchio. Fuster la difende come progetto industriale serio, non come una semplice operazione di immagine. «La GT è una dimostrazione industriale di ciò che siamo in grado di fare. Se hai una macchina così in showroom, il cliente che entra capisce immediatamente che questo è un brand capace di fare un ottimo C-SUV e anche una gran turismo meravigliosa.» Una data precisa non c'è: «Non posso darvi una data precisa. Però ci piacerebbe arrivare presto.»
La credibilità, ripete Fuster, si guadagna nel tempo. «I tedeschi ci hanno messo cento anni. Noi siamo nati nel 2015». Il vantaggio di partire sconosciuti, in questo ragionamento, è che non c'è reputazione da difendere, ma solo una da costruire.
FONTE: Motor1
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



