Questi vanno contromano. E non in senso figurato: mentre l’industria intera sta facendo retromarcia sull’elettrico - chi per paura, chi per convenienza, chi perché “il cliente non è pronto” - a Göteborg tirano dritto come se nulla fosse. Göteborg, sponda Polestar.

Michael Loscheller, CEO dal piglio quasi pastorale, lo ha detto chiaro: “I nostri clienti credono nella scienza. Il climate change è reale”. Sì, e se Polestar annunciasse un motore a pistoni, i suoi under-45 (dieci anni più giovani della media del settore) chiamerebbero immediatamente il 118.
Niente ibridi, niente tentennamenti, niente “transizione graduale”: per Polestar il mondo va semplificato e la mobilità del futuro è a emissioni zero. Punto.

Che poi il mercato BEV cresca meno del previsto è un dettaglio, un rumore di fondo. Loro guardano avanti, e avanti significa Polestar 5 in estate, la 4 “wagonizzata” a fine anno, la nuova 2 nel 2027 e la baby 7 nel 2028. Copertura del mercato EV al 57% e il resto? “Lo lasciamo agli altri”, dicono. Come se fosse un condominio.

La vera arma segreta, però, è la sostenibilità: 165 pagine di report, CO2 contata al milligrammo, gender pay gap in bella vista, tracciabilità dei materiali. “Chi altro lo fa?”, domanda Loscheller. Domanda retorica, ovviamente. E i giovani - quelli che “non smettete, vi prego” - pare apprezzino.
In un’epoca in cui tutti rimettono in discussione l’elettrico, Polestar sceglie la via più difficile: crederci davvero. Una medaglia alla coerenza.
Fonte: Auto Express
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.




