Le aziende cinesi e la sicurezza informatica, tematica ampiamente discussa a livello politico. Non possiamo non ricordare alcune regole molto stringenti che gli Stati Uniti hanno emanato sulla tecnologia cinese. Il tutto nel timore che dati sensibili possano uscire dal Paese e arrivare nelle mani di Pechino. Di recente abbiamo assistito a un ulteriore caso che ha fatto molto discutere. In Giappone, è stato vietato l'ingresso alle auto BYD all'interno della base militare americana di Okinawa. Il timore era sempre lo stesso e cioè che informazioni sensibili della base militare registrate dai sensori delle vetture potessero finire altrove...
Il tutto deriva dal fatto che oggi le auto dispongono di sensori come radar e telecamere che registrano tutto quanto avviene intorno a loro. Le auto sono poi connesse e quindi dialogano anche con i server della propria casa automobilistica inviando a ricevendo dati.
E in Europa sta avvenendo qualcosa di simile? Da questo punto di vista ci sono novità. Già perché, stando a quanto riporta Reuters, oltre una dozzina di membri del Parlamento europeo hanno esortato mercoledì la Commissione europea a valutare se le auto BYD rappresentino una minaccia per la sicurezza e debbano essere soggette a restrizioni, come il divieto d'accesso ad aree sensibili.
Timori per la cybersicurezza
In un'interrogazione all'esecutivo dell'Unione europea, 14 eurodeputati hanno chiesto all'agenzia europea per la cybersicurezza di valutare il livello di minaccia e di includere potenzialmente BYD in un elenco di fornitori ad alto rischio. Francois Kalfon, l'eurodeputato francese a capo dell'iniziativa, ha scritto che la legge cinese del 2017 sull'intelligence nazionale impone alle aziende di cooperare con lo Stato.
Dunque, secondo l'eurodeputato, consentire ai veicoli connessi provenienti da paesi terzi di accedere a infrastrutture europee sensibili rappresenta un rischio inacettabile per la sicurezza.

Kalfon ha poi fatto riferimento a misure non meglio specificate adottate da Polonia, Gran Bretagna e Israele e ha affermato, senza nominare alcuna marca automobilistica, che i soldati norvegesi avevano scoperto che i veicoli cinesi noleggiati durante un'esercitazione militare li avevano filmati, registrando anche i loro codici di accesso alle basi militari.
I deputati europei vogliono sapere se la Commissione intende limitare l'accesso dei veicoli cinesi alle infrastrutture strategiche ed escludere BYD dagli appalti pubblici.
Sebbene a settembre la Commissione abbia proposto nuove regole per gli appalti pubblici che potrebbero incrementare la quota europea, BYD potrebbe comunque partecipare per il fatto che possiede uno stabilimento di produzione in Ungheria e prevede di aprire altri impianti nel Vecchio Continente. La Commissione europea ha in genere sei settimane di tempo per rispondere alle domande dei parlamentari. Presto, quindi, capiremo se ci saranno interventi oppure no.
La risposta di BYD
Chi è invece è intervenuto subito è BYD che evidenzia come nessun dato registrato dall'auto può essere consultato dalla Cina. BYD ha infatti dichiarato che nessun dato elaborato o archiviato, né nel cloud né all'interno di un veicolo, può essere consultato da remoto dalla Cina e che i clienti mantengono il controllo dei propri dati.
BYD Europe non rende tali dati disponibili alle entità BYD o a terze parti in Cina.
Fonte: Reuters
Resta aggiornato
Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.
Appassionato di auto, moto e grande amante della tecnologia, non resisto a provare le ultime novità a 2 e 4 ruote (e non solo...).




