Guidare a Mumbai dev'essere un’impresa per cuori forti, ma prova a vendere un’auto europea in India con la zavorra dei dazi attuali.
Fino a ieri, spedire laggiù una BMW o una Mercedes significava raddoppiarne il prezzo alla dogana, con balzelli che toccavano vette himalayane del 110%.
Oggi però l'aria è cambiata: l’Unione Europea e l’India hanno finalmente siglato lo storico accordo di libero scambio (FTA). E per il settore auto, la notizia è di quelle che fanno fischiare le orecchie ai CEO di mezza Europa.

Domandona: e adesso cosa cambia? La risposta breve: ''per adesso'', cambia poco.
Tagli profondi (ma col contagocce)
L'accordo prevede, è vero, un’immediata sforbiciata: i dazi scendono subito al 40% per le vetture con un valore superiore ai 15.000 euro, con la promessa di scivolare progressivamente fino a un simbolico 10% nei prossimi anni.
Ma attenzione ai dettagli, perché il diavolo - come sempre - sta nei numeri: per ora, il beneficio riguarda una quota limitata a 250.000 veicoli l’anno. Non sono pochi, ma nemmeno un ''liberi tutti'' selvaggio.

Tedesche all’attacco, Stellantis osserva
I primi a stappare il Riesling sono ovviamente i colossi del premium tedesco. Per BMW, Mercedes e Audi, l’India è un mercato pronto a esplodere: con la riduzione delle tasse, i loro listini diventeranno improvvisamente digeribili per la crescente classe media indiana.
E Stellantis? Il Gruppo guidato da Amedeo Filosa ha in realtà già un piede ben piantato nel subcontinente con Jeep e Citroën, ma questo accordo potrebbe trasformare l'India da ''polo produttivo low cost'' a mercato di sbocco reale per i modelli di fascia alta importati dall'Europa.
Se c’è, infine, una Casa che ha già le chiavi in mano, è Renault. Non sarà forse una coincidenza, che proprio in questi giorni la Losanga presenta la nuova Duster specifica per l'India: niente marchio Dacia, ma cuore Full Hybrid E-Tech prodotto a Chennai. Per Renault, l’accordo UE-India potrebbe essere il turbo del piano ''International 2027''.

Niente invasione di EV europee, invece. Nuova Delhi ha alzato il muro: per proteggere i campioni nazionali (Tata e Mahindra), i dazi sulle auto elettriche resteranno invariati per i primi cinque anni. L'elettrificazione può attendere; per ora, in India, vince ancora chi brucia benzina.
Cosa succederà ora?
In sostanza: non aspettiamoci di assistere a un’invasione di Fiat Panda a Nuova Delhi domani mattina. La strategia europea punterà tutto sulle alto di gamma: supercar (Lamborghini e Ferrari ringraziano sentitamente), SUV di lusso e berline di rappresentanza.
Per i volumi di massa, la strada resta quella della produzione in loco (il cosiddetto Make in India), ma con dazi al 10% anche la logistica delle componenti diventerà (quasi) una passeggiata.
Insomma, il mercato indiano non è più un tabù, ma un’opportunità da 4 milioni di auto l’anno che aspetta solo di essere azzannata. A patto di avere il prodotto giusto e, magari, un clacson molto potente.

Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.



