Un nuovo avvincente capitolo debutta sugli schermi di tutto il mondo occidentale, è il remake dei dazi incrociati tra USA ed Unione Europea, un grande classico che appassiona tutta la famiglia.
Come leva per costringere la madrepatria Danimarca, ma anche gli ''amici'' in Germania, Regno Unito, Francia e compagnia, ad accettare la sua idea di “acquisto” della Groenlandia - una mossa che ha scatenato forti critiche e reazioni diplomatiche da Bruxelles a Parigi e Copenaghen -, Donald Trump spalanca la porta a dazi aggiuntivi sulle merci da 8 Paesi europei.
Dazi (aggiuntivi?) USA vs UE del 10% a partire dal 1° febbraio, che saliranno al 25% da giugno (sembra). Artiglieria contraerea: controdazi EU vs USA per 93 milioni di euro (si minaccia).
Tra le più esposte in Europa, sempre lei, l'industria automobilistica tedesca: il settore rappresenta una fetta ad alto indice calorico delle esportazioni verso gli Stati Uniti e le associazioni di categoria, come la VDA, già parlano di costi “enormi” se i dazi dovessero scattare.
E non è solo “parlare forte”: come effetto dei dazi 2025 (prima al 25%, poi al 15%, ma con distinguo, insomma un gran cas...no), dati recenti mostrano già riduzioni dell’export tedesco verso gli USA e miliardi di euro di costi tariffari contabilizzati da Volkswagen, Mercedes, Porsche e via dicendo.

Effetto pratico: se fino a ieri gli americani potevano ancora gettonare un SUV tedesco quasi senza colpo ferire, domani quel SUV potrebbe costare quel tanto che basta in più, da pensarci due volte. E meditare se acquistare, in alternativa, un pick-up made in Detroit (o imparare una volta per tutte ad andare in bicicletta).
Dal canto suo, l’Italia non è nel primo giro di dazi legati esplicitamente alla Groenlandia (sospiro di sollievo). Ma non può dirsi completamente fuori dal campo di battaglia, vista la natura intercontinentale del Gruppo Stellantis e le intrinseche relazioni biunivoche che il Gruppo intrattiene tra le due sponde dell'Atlantico. Occhio, insomma, a cantare vittoria...
Morale: se negli USA dazi più alti significano prezzi di listino più robusti per i modelli importati, che a loro volta possono deprimere la domanda, sul fronte europeo un inasprimento delle tariffe alimenta incertezza e spinge nuovamente produttori e governi a rimodulare strategie di supply chain e localizzazione produttiva.
Non è a cuor leggero, infatti, che l’UE sta valutando contromisure tariffarie di decine di miliardi contro i prodotti statunitensi per ribaltare il tavolo negoziale.
La ''battaglia di Groenlandia'' rischia di trasformarsi in un’autostrada lastricata di costi, con le Case auto europee costrette di nuovo a tirare fuori il portafoglio.
E tutto questo prima ancora che qualcuno compri – o venda – un singolo metro cubo di ghiaccio artico.




