Test Drive

Daihatsu Copen


Avatar Redazionale , il 07/11/06

15 anni fa - La spider in formato tascabile.

Le sue dimensioni sono tascabili ma il divertimento nella guida è quello di una spider "vera". Peccato che da spider "vera" sia anche il prezzo, che è molto vicino ai ventimila euro per la versione High Grade F.

SPIDER BONSAI "Scusa, ma all'autolavaggio l'acqua era troppo calda e ti si è ristretta la macchina?". La battuta dell'amico che qualche giorno prima mi aveva visto al volante di una Nissan 350Z Roadster fotografa a meraviglia questa Daihatsu, che sembra quasi la riproduzione in scala di una spider "vera". Le misura, d'altro canto, parlano chiaro. Metro alla mano, la Copen è lunga 344 cm, larga 147 e alta 125, anche se forse sarebbe più corretto dire corta, stretta e bassa...

A TUTTO TONDO La precisazione è doverosa e da fare subito, perché in foto non c'è verso di capire se la Copen sia o meno la sportiva tascabile che in effetti è. Le sue proporzioni sono praticamente perfette e se non c'è immortalato vicino qualcuno o un oggetto di dimensioni note, c'è il serio pericolo di prenderla per una muscle car in piena regola. Il look è a metà tra il grintoso e lo scanzonato, con il frontale e la coda stondati come le estremità di una saponetta. I fari e le luci hanno una forma tondeggiante e un'aria furbetta. Con la stessa geometria (e quasi le stesse dimensioni), i terminali di scarico gemelli incutono invece un certo rispetto, come pure i cerchi che, nel loro piccolo (stavolta si fa per dire...), sono da 15".

GUEST STAR Ce n'è insomma a sufficienza per catalizzare l'attenzione degli altri automobilisti e dei passanti e per vestire i panni della vedette a ogni incrocio in cui si trovi il semaforo rosso. I più timidi non hanno però nulla da temere, con il sedile rasoterra e il tetto così basso basta tenere la testa alta e non c'è il rischio di incrociare altri sguardi. Mettendo il naso fuori dal finestrino, invece, ci si ritrova scientificamente davanti il sorriso di qualche curioso. Un risvolto da non sottovalutare per chi ha un'indole da rubacuori. Alla faccia del suo aspetto gracilino, la Copen promette bene quando si tratta di rimorchiare, anche senza gancio di traino...

A TESTA BASSA Più che matriomoniale, però, l'abitacolo è a una piazza e mezza, visto che lo spazio non abbonda e l'auto calza bene solo a chi non supera il metro e ottanta. Oltre tale soglia, l'incombere del tetto impone di assumere una postura andreottiana. Le cose migliorano quando, una volta sganciato il tetto dal parabrezza, si ripiega il padiglione e si viaggia scoperti, con in vento a lambire a capelli. A dispetto delle sue dimensioni minimaliste, il vetro riesce ad assicurare una discreta protezione dall'aria e consente di viaggiare con un buon passo senza che i vortici si facciano insopportabili.

NON E' DA SOMA La Copen non ha tuttavia il physique du rôle della spider giramondo. La capacità di carico è limitata. I bagagli per un weekend al mare ci stanno ma già se la meta è una località montana, dove occorrano abiti più voluminosi, e l'intenzione è di fermarsi qualche giorno in più le cose potrebbero complicarsi. Quando poi i pannelli del tetto sono ripiegati nella coda, lo spazio disponibile si riduce davvero ai minimi termini. In questo caso il bagaglio "a mano" si può trasformare in bagaglio... "in mano".

ACUTI SQUILLANTI A complicare un po' la vita nei viaggi lunghi ci si mette anche la voce del motore. Il cambio è rapportato corto e costringe il 1.300 giapponese a girare sempre a regimi piuttosto elevati quando si viaggia in autostrada, rendendolo alla lunga un po' fastidioso. Peccato, perché l'insonorizzazione della capote non è malvagia e di fruscii aerodinamici non c'è traccia. La scelta fatta dalla Casa dà comunque i suoi bravi vantaggi quando si cerca invece di mettere alla frusta gli 87 cavalli scalpitano sotto il cofano in alluminio. Complice il peso piuma, nell'ordine degli 850 kg in ordine di marcia, la Copen si rivela pronta a scattare con insospettabile vivacità.

UN ALTRO GIRO Il cavallo di battaglia di questa Daihatsu è però il misto stretto, meglio se ricco di cambi di direzione. Su questo genere di percorso la spiderina risulta agile come un furetto ed è capace di non far rimpiangere sportive più blasonate, al punto che in certi svincoli viene voglia di fare almeno un paio di giri. Con il baricentro spiaccicato a pochi centimetri da terra, l'assetto non deve nemmeno irrigidirsi troppo per garantire un compromesso accettabile tra guidabilità e comfort. Nonostante la trazione sia anteriore e non posteriore, la Copen ha quindi tutti i numeri per far venire qualche luccicone ai nostalgici delle vecchie spider inglesi, che facevano proprio della leggerezza il segreto del loro dinamismo.


Pubblicato da Paolo Sardi, 07/11/2006
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