Prova

Daihatsu Trevis


Avatar Redazionale , il 20/09/06

15 anni fa - E' uscita da una cartolina Anni 60

Uscita da una cartolina Anni 60, sbarca in Italia una cittadina tutta simpatia e qualità che farà morire di nostalgia i giovani di allora e punterà al cuore delle femminucce di oggi. Il nome evoca la Dolce Vita ma il look è inequivocabilmente british: una vecchia Mini con citazioni Bentley. Già in vendita dai concessionari Daihatsu a un prezzo allettante.

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ANNI SESSANTA Con la Trevis la Daihatsu gioca sulla nostalgia, da stimolare con un look rétro-chic che non passa inosservato. Il nome dovrebbe evocare gli anni della Dolce Vita ma in realtà richiama volutamente lo stile della Mini vecchio modello, condita per l'occasione in salsa sushi. La guardi e ti prende l'emozione, tornano i ricordi, gli Anni 60, quelli della swinging London e dell'anoressica Twiggy in minigonna vertiginosa che ti aspetti di veder scendere appena si apre la portiera.

MINI MKI Una Mini prima serie con il tetto più alto e la vita stretta. Oppure, se si vuole, una Mini a cinque porte, versione che la Mini attuale non si è ancora decisa a costruire (la Traveller prevista per il 2007 è in realtà una station e le due porte posteriori saranno piccole e mimetizzate, tipo Mazda RX8). Gli stilemi sono Mini: il cofano corto e spiovente, la mascherina larga (con grigliatura a maglie larghe tipo Bentley) e i fari anteriori ovoidali. Ma Mini MKI sono anche l'andamento verticale del primo montante, l'assenza di deflettori e le ruote piccole da 14". Tutto pensato e voluto per rievocare il piccolo-grande mito inglese. Mancano all'appello solo le aperture a compasso dei finestrini posteriori della Mini originale, ma forse sarebbe stato troppo.

MUSA CROMATA E poi la Trevis non è una replica della Mini anche se la sua destinazione è prevalentemente cittadina, bensì un modo diverso di rivolgersi in particolare alla clientela femminile. Oltre che a quei maschietti di mezza età sensibili alle forme nostalgiche e alle numerose cromature sparse nei punti chiave della Trevis. Nel posteriore incuriosisce invece la somiglianza con i gruppi luci della Lancia Musa, senza però che si possa parlare di imitazione visto che sono nate entrambe nel 2004. La Trevis gira infatti sulle strade giapponesi da due anni.

GIAPPONESE DOC Disegnata a Osaka nel Centro stile Daihatsu - prima Casa automobilistica nata in Giappone (è del 1907) e ora controllata dalla Toyota - la Trevis è un'auto nipponica in tutto e per tutto, una compatta dai grandi spazi capace di ospitare fino a quattro adulti e di coccolarli con un comfort insospettabile. I genietti Daihatsu, specializzati nel restringere i volumi ("We make it compact" è il loro motto: le costruiamo compatte) sono riusciti a offrire il tutto in uno spazio di 3,41 metri (13 cm meno della Panda e 22 cm meno della Mini), largo appena 1,47 metri e alto 1,5, lasciando ancora uno spazio posteriore dove caricarci tre borse della spesa cariche di scorte alimentari.

PICCOLA MA NON MINI Con tutti i sedili alzati sono disponibili per i bagagli 168 litri di volume (18 litri in più della Mini e 38 in meno della Panda, che però è più grande), tutti facilmente sfruttabili. Abbattendo i sedili (anche separatamente) si forma un piano di carico piatto capace di ingoiare in tutto 420 litri di scorte (400 litri per la Mini e 450 per la Panda, sempre ragionando a filo dei finestrini). Piccola ma non troppo insomma.

OVOIDALE Gli interni sono in perfetta sintonia con gli esterni: in una parola, giapponesi. Si nota una ricerca stilistica giocata sulle linee tonde e ovoidali, dalla plancia agli strumenti, alla consolle centrale, ma ci si scontra anche con una freddezza ambientale tipica delle vetture costruite nel Sol Levante, con una scelta di colori scuri dei tessuti e delle plastiche non riescono a riproporre la stessa allegria del vestito esterno.

PICCOLI NEI Soluzioni che nulla tolgono all'originalità e alla qualità della Trevis, così come gli strumenti a fondo bianco e il volante Momo rivestito in pelle, pensati per portare un tono sportivo all'interno ma che poco si addicono al carattere pacioso e allegro di questo modello. Sempre meglio comunque del volante originale della Trevis, che a detta dei responsabili Daihatsu italiani sarebbe stato improponibile per il gusto nazionale.

TUTTO A POSTO La razionalità giapponese si tocca con mano invece nella ricchezza di vani, tasche, portabicchieri, portabottiglie e cassetti, tutti pensati per rendere più facile la vita a bordo a chi si muove soprattutto in città con al seguito prole e accessoristica dedicata sparsa per l'auto. Persino la facilità di accesso è stata curata evitando ai meno sportivi i contorcimenti a cui spesso obbligano le vetture di dimensioni ridotte: le portiere della Trevis si aprono infatti fino a formare un angolo di 90° con la fiancata.

SONO SOLO TRE A spingerla c'è invece il collaudato tre cilindri Daihatsu da 989cc, 16 valvole, fasatura variabile e doppio albero a camme in testa che monta anche la Toyota Aygo, ma che per la Trevis è di potenza inferiore: 58 cv (43 kW) a 6.000 giri (sono 68 per la Aygo), una coppia di 91 Nm a 4.000 giri e una velocità massima di 160 km/h. Un motore che non servirà a bruciare la concorrenza negli scatti da semaforo a semaforo, ma che guarda soprattutto ai consumi con una percorrenza media dichiarata di più di 20 km per litro di benzina. Chilometri che salgono a 24,3 nei percorsi extraurbani, mentre in città la media parla di oltre 16 km/l.

NESSUNA RINUNCIA Due i cambi in listino: uno manuale a cinque rapporti e l'altro automatico a quattro rapporti con overdrive. Entrambi offerti allo stesso prezzo di 11.300 euro, soluzione commerciale che Daihatsu lancia con la Trevis full optional, unica versione in listino. Tutto identico, prezzo compreso, tranne il cambio. La dotazione è particolarmente ricca, tipica di chi non vuole rinunciare a nulla, con condizionatore manuale, servosterzo, volante e sedile guida regolabili in altezza, vetri elettici posteriori, cinture di sicurezza regolabili in altezza, correttore assetto fari, impianto radio, alette parasole con luce di cortesia, apertura portellone e portello benzina dall'interno, avvisatore acustico chiavi inserite: piccole e grandi amenità che possono cambiare la vita a bordo per chi trascorre molto tempo

RESISTENTE AGLI URTI Massima considerazione anche per l'aspetto sicurezza: la Trevis dispone di cellula di sopravvivenza robusta, impianto frenante adeguato (dischi anteriori ventilati e a tamburo al posteriore) con Abs e ripartitore elettronico della frenata EBD, pedaliera collassabile, barre antintrusione alle portiere, doppio airbag e ancoraggi Isofix sui sedili posteriori.

COME VA La vita snella della Trevis si misura appena seduti all'interno: i sedili sono sufficientemente ampi per ospitare due adulti affiancati, ma 1,47 metri di larghezza sono quasi misure da sogliola per un'auto ed equivalgono a viaggiare quasi spalla a spalla con il vicino. E' un'auto che stimola l'intimità senza però arrivare al contatto fisico, salvo non avere come ospite qualcuno un po' troppo fuori forma.

SPAZIO PER QUATTRO Ci si sta in quattro in totale, e chi sta dietro non si lamenterà certo per la mancanza di spazio per le gambe. Il passo di 2,37 metri è sufficiente per non costringere i passeggeri posteriori di altezza media a viaggiare con le ginocchia contro la spalliera del sedile anteriore. E siccome per arrivare a questi livelli di abitabilità in un'auto così piccola non si ricorre ai miracoli, la soluzione è stata trovata alzando la seduta dei sedili, senza però arrivare all'effetto trespolo tipo sgabello da bar. Come abbiano fatto non si sa. Di sicuro lo spazio c'è. Ce n'è anche nel bagagliaio, non tantissimo, ma in linea con le concorrenti. I sedili posteriori si ribaltano con facilità, separatamente, è lo spazio di moltiplica immediatamente.

VENTILATA La quantità di vani e pertugi distribuiti ovunque consente di lasciare il salottino in ordine anche con ospiti disordinati a bordo. Quanto al comfort, uno dei punti di forza della Trevis è il sistema di ventilazione interna. Solo sulla plancia si contano cinque bocchette e altre sono distribuite all'interno dell'auto. Peccato solo per la plastica un po' troppo cheap utilizzata per il cruscotto, lucida e Anni 60 anche lei. Purtroppo è quella che si ha sempre davanti agli occhi e finisce per dare un senso di economicità a tutto il resto, che in realtà la Trevis non merita.

MOMO DESIGN Anche il volante Momo non c'azzecca con la vettura, troppo sportivo per una cittadina leziosa, ma è comodo da impugnare e si percepisce sin dai primi metri in movimento. Grazie a lui si apprezza l'enorme facilità di guida della Trevis, l'agilità sorprendente e il raggio di sterzata di soli quattro metri che consentono di fare una inversione a U in una sola manovra su qualsiasi strada.

NO DRAGSTER Il tre cilindri non è il massimo per le gare di accelerazione cittadine, però è sufficiente per muoversi disinvolti nel traffico. Andrebbe tenuto su di giri per sfruttare al meglio i suoi 58 cv, ma in questo è prezioso l'aiuto del cambio automatico. Un cambio non modernissimo, una leva lunga che dal tunnel sale verticale fino a essere a portata di mano del pilota (ricorda la Mini Matic di vecchia data), tuttavia molto efficace. Si mette la leva in Drive e non si pensa più a nulla, anche perché i cambi marcia sono veloci e quasi impercettibili. Comunque non fastidiosi. Con il manuale invece si è costretti a cambi marcia frequenti che nel traffico diventano fastidiosi.

A BASSA VOCE Cigliegina finale, la buona insonorizzazione dell'abitacolo, che concilia la conversazione con gli ospiti ed evita l'effetto tamarro ad ogni stop causa radio a tutto volume per riuscire ad ascoltare della musica senza il sottofondo del motore. Insomma, una vettura con un indice qualità/prezzo elevato, ideale per la città, economica come poche e compatta e stretta per parcheggiarla senza disturbare anche in un carrugio. L'originalità è un po' marcata, ma si tratta sicuramente di un'auto antidepressione. Da scegliere colorata, meglio se nelle tinte Orange, Green e Red già patrimonio della vecchia Mini.


Pubblicato da Gilberto Milano, 20/09/2006
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