Prova

Volkswagen Eos


Avatar Redazionale , il 14/05/06

15 anni fa - Ma che bella scoperta...

Quattro posti veri, una grande versatilità e tanto piacere di guida. Anche se arriva sul mercato dopo molte rivali, la Eos ha tutte le carte in regola per recuperare il terreno perduto e per raccogliere l'eredità della Golf Cabriolet.

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ALLA GRANDE Volkswagen? Presente! Con l'arrivo della Casa tedesca sono via via sempre meno i marchi che mancano all'appello nel settore delle coupé cabriolet. E a Wolfsburg, per il loro debutto, hanno fatto le cose alla grande, non solo per modo dire. Al momento di scegliere la strategia per trovare una degna sostituta alla Golf Cabriolet, hanno deciso di dare una stiracchiata alla loro best-seller e di ricavare una scoperta un po' più grandicella.

FAMILY FEELING

Lunga 441 cm, larga 179 e alta 144, la Eos si colloca a metà strada tra la Golf V e la Passat. Le dimensioni non proprio tascabili non le impediscono comunque di sfoggiare una silhouette filante, complice la fiancata dal taglio leggermente a cuneo. Il frontale è spiovente, dominato dalla calandrona a U divenuta un classico di tutte le Volkswagen di ultima generazione. In questo caso la mascherina ha una finitura metallica, sulla falsariga di quella utilizzata per la Passat, anche se qui il frontale ha un'aria molto più grintosa. La parentela con la sorella maggiore è resa evidente anche dalla forma dei fari: tanto quelli anteriori, quanto le luci posteriori utilizzano linee tondeggianti alternate a tratti più spigolosi.

VIA DI MEZZO

La coda ha un disegno molto pulito e tutt'altro che goffo, nonostante debba fagocitare un padiglione molto sviluppato in lunghezza. Per limitare il rischio d'interferenze con la testa di chi siede davanti, gli ingegneri Volkswagen hanno infatti preferito adottare un parabrezza non troppo esteso, mentre sul lato opposto il tetto è sagomato per non opprimere i passeggeri posteriori. Un'altra peculiarità del tetto della Eos è la presenza di un pannello in cristallo apribile a compasso e scorrevole all'indietro, che permette di godere dell'effetto cabriolet anche quando le condizioni meteo suggerirebbero di stare davanti a un caminetto acceso. Ecco dunque svelato anche il perché della sigla CSC data al tetto: Coupé, Scorrevole e Cabriolet, perché quando invece si vuole fare sul serio, i cinque elementi del tetto si sollevano e si piegano fino a scomparire in 25 secondi.

INGRESSO LIBERO

L'abitacolo è a quattro posti. La zona posteriore non è la proverbiale piazza d'armi, ma accoglie comunque benone due adulti. Per chi pensa di registrare spesso il tutto esaurito a bordo, il consiglio è quello di adottare i sedili con funzione easy-entry, che avanzano per agevolare la salita e poi ritornano alla posizione di partenza al semplice tocco di un pulsante. A disposizione del pilota e del suo equipaggio c'è un bagagliaio da 380 litri quando il tetto è chiuso, che scendono a 205 quando si viaggia all'aria aperta. Nella plancia si scorgono numerosi comandi dal volto noto (in Volkswagen sono maestri nello sfruttare certe economie di scala...), ma inseriti in un contesto inedito. Tutto è realizzato con uno stile semplice e fluido che si raccorda perfettamente ai pannelli portiera.

TRE SUBITO

L'arrivo della Eos nelle vetrine delle concessionarie è ormai imminente, con un porte aperte fissato per il weekend del 27 e del 28 maggio. La gamma si articola inizialmente attorno a tre motori, con il noto 2.0 TDI predestinato a diventare il più amato dai clienti. La sua potenza massima è di 140 cv a 4.000 giri e la coppia massima è di 320 Nm, stabili tra i 1.750 e i 2.500 giri. La Eos turbodiesel scatta da 0 a 100 km/h in 10,3 secondi, pronta ad allungare fino a 206 km/h, con una percorrenza media di 16,7 km/litro.

TURBATA (E NON)

A completare il terzetto c'è poi l'accoppiata dei motori a iniezione diretta di benzina FSI, in versione aspirata e turbo. Nel primo caso il picco di potenza è di 150 cv a 6.000 e quello di coppia è pari a 200 Nm a 3.000 giri. La velocità di punta è di 210 km/h, con un passaggio da 0 a 100 in 9,8 secondi e con un consumo di un litro ogni 12,2 km. La Eos TFSI dichiara un consumo identico ma prestazioni ben superiori. Con i suoi 200 cv erogati dai 5.100 ai 6.000 giri e 280 Nm sempre disponibili tra i 1.800 e i 5.000 giri, impiega 7,8 secondi per raggiungere i 100 km/h e con una punta massima di 232 km/h.

UNA PER TUTTI

A fare da denominatore comune a tutte e tre le motorizzazioni ci sono un cambio manuale a sei marce e un unico allestimento. La dotazione base scelta per la Eos è piuttosto completa, con di serie airbag frontali e laterali, appoggiatesta anteriori attivi e posteriori con funzione automatica di roll-bar, cerchi in lega da 16", sedili sportivi, cruise control, climatizzatore semiautomatico e sintolettore CD. Così equipaggiata la EOS 2.0 FSI costa 29.604 euro, la 2.0 TDI 31.605 euro e la 2.0 TFSI 33.304 euro. Per chi volesse personalizzare l'auto, la Volkswagen ha comunque un ricco menù di accessori alla carta. Tra le portate più appetitose si segnalano il navigatore satellitare, gli interni in pelle, i fari bi-xenon adattivi e i sensori di parcheggio.

IL RESTO POI

A brevissimo la gamma Eos si amplierà. Già a giugno entrerà in listino la versione 1.6 FSI da 115 cv, seguita ad agosto dalla punta di diamante, la versione 3.2 V6 da 250 cv abbinata al cambio sequenziale DSG. Lo stesso cambio DSG sarà offerto a partire dal mese di novembre anche con i motori 2.0 Turbo FSI e 2.0 TDI, che nell'occasione guadagnerà anche il filtro antiparticolato.

IN BARRIERA

A bordo della Eos i centimetri non mancano. Il sedile ha un'escursione molto ampia e consente di sedersi anche rasoterra, una cosa sempre apprezzabile su una scoperta. Il volante si regola a sua volta bene, anche se ad alcuni potrebbe piacere una corona più verticale. La plancia è ordinata, con tutti i pulsanti sotto mano, e sfoggia finiture di pregio, con la parte superiore schiumata e plastiche spesse e dall'aria molto solida. Per chi viaggia dietro, invece, gli unici limiti sono in larghezza, certo non per le gambe o per la testa. Lungo le fiancate sono alloggiati i montanti longitudinali del tetto e ciò costringe i due passeggeri a sistemarsi spalla a spalla, come se fossero in barriera, in attesa di un calcio di punizione di Ronaldinho. Una condizione comunque sopportabilissima anche per lunghi viaggi.

CI VUOLE OCCHIO

In manovra e negli spazi stretti in genere la Eos, non fa né più né meno delle sue dirette concorrenti, con un visibilità posteriore non eccezionale, a causa delle dimensioni contenute del lunotto e di quelle invece più paffute dei montanti. Una volta fatto l'occhio agli ingombri della coda, questa Volkswagen si dimostra comunque a suo agio anche in città, visto che alla fine le sue misure sono comunque ragionevoli e che il diametro di sterzata non è chilometrico.

INCASSA BENE

Il meglio viene fuori sulle strade extraurbane. Questa Volkswagen ha un telaio di sana e robusta costituzione, che non dà la minima idea di flettere, neppure quando il padiglione è ripiegato e si forza l'andatura nel misto. La Eos risponde rapida e docile ai comandi, di uno sterzo diretto e progressivo, eseguendoli alla lettera. Entra in curva con buona precisione e percorre la traiettoria senza sbavature, con la coda che stuzzica il pilota, accennando una leggera tendenza ad allargare in fase d'uscita. La solidità della struttura non impone scelte estreme sul fronte dell'assetto, che esce a testa alta dai tratti sconnessi e incassa bene i colpi più duri.

SI DA' LE ARIE

Anche la silenziosità è buona, mentre quando si viaggia a tetto abbassato la Eos paga un po' la scelta di un parabrezza di dimensioni relativamente contenute. Se da un lato questo regala un maggior senso di libertà, dall'altro lascia spazio a qualche turbolenza in velocità. Fino ai 100 - 110 km/h si sentono solo piccoli spifferi ma ad andature superiori i vortici si fanno alla lunga fastidiosi. La situazione cambia comunque radicalmente quando si monta la retina frangivento, un'operazione abbastanza facile da compiere e che mette la parola fine agli spifferi.

FACTOTUM

Sul fronte dei motori c'è da avere l'imbarazzo della scelta. Il 2.0 TDI legittima la sua candidatura a best-seller con un funzionamento esemplare. Si avvia silenzioso e senza vibrazioni, restando una presenza molto discreta anche nella marcia a tetto ripiegato. La sua coppia generosa sin dai regimi più bassi permette di viaggiare in souplesse con un filo di gas, sfruttando le marce lunghe. Quando però si mettono alla frusta i suoi cavalli, il turbodiesel tedesco smette i panni del passista per indossare quelli da sprinter e allunga con decisione.

CUORE D'ORO

Per chi soffre di frequenti pruriti al piede destro, la scelta giusta è però il due litri a benzina in versione sovralimentata. La sua turbina a geometria variabile inizia a mulinare prestissimo, assicurando una spinta vigorosa a ogni minima pressione sull'acceleratore, praticamente in qualsiasi marcia e a qualsiasi numero di giri, senza strappi o brusche impennate. Chi ama la guida sportiva trova insomma pane per i suoi denti, con l'accompagnamento di un sound gasante, dai bassi cupi agli acuti squillanti. Se invece si ama la vita tranquilla, basta inserire la quarta o la quinta e dimenticarsi quasi dell'esistenza del cambio, se non per le ripartenze.

BELL'ACCONTENTARSI

Anche il 2.0 FSI aspirato è comunque promosso a pieni voti, più economico, sì, ma ben lungi dal rappresentare una soluzione di ripiego. Certo, non ha l'esuberanza ai bassi degli altri due motori; tuttavia ha un'erogazione fluida e una progressione regolare che permettono di guidare in scioltezza senza trovarsi mai in affanno. Se si pesta decisi sull'acceleratore, guadagna giri velocemente, finché la lancetta del contagiri mette radici nella zona rossa. Proprio un bell'accontentarsi...
Pubblicato da Paolo Sardi, 14/05/2006
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