Prova su strada

Daihatsu Terios


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa -

È maliziosa, la Terios. Sa di avere gli occhi addosso, al semaforo come in autostrada, e sfila nel traffico come su una passerella. I meno esperti, quelli che con Daihatsu non hanno ancora molta confidenza, conoscono solo lei, la reginetta di Osaka erede della Feroza, con lo sguardo da smorfiosa ed i contenuti tecnici da prima della classe, che da qualche anno è preda sia di chi vuole divertirsi in fuoristrada, sia di chi cerca un’alternativa ricca di personalità alle solite compatte.


USCITA DALL’ESTETISTA

Comunque la si guardi, si vede subito che la Terios vuole piacere. Sarà il contrasto cromatico tra il corpo della vettura e i paraurti (finemente metallizzati), sarà quell’altezza da terra che la fa sembrare in punta di piedi, saranno i cerchi in lega e gli accorgimenti presi per giocare al fuoristrada, non lo sappiamo. Quel che è evidente, è che per lei si può perdere la testa, e gli innamorati, ahinoi, fanno cose strane, come alleggerire il proprio conto in banca di una quarantina di milioni per portarsi a casa la loro nuova fiamma giapponese.

VOLENDO, RISPARMIOSA

I pignoli obietteranno che per la belvetta (in Greco Terios significa proprio "belva") nipponica si può spendere ben di meno, staccare un assegno vicino alla soglia dei trenta milioni, basta rinunciare a qualche optional ed a qualche dettagliuccio insignificante… Già, ma optare per un allestimento che non sia il top sarebbe come togliere alla nostra amata il rimmel, il rossetto e le due gocce di Chanel, sostituendo le calze a rete coi gambaletti color carne. Vale la pena?

JOY MACHINE

È vero, il termine è stato coniato per un’altra auto, sempre ammiccante e sempre giapponese, ma sulla Terios calza a pennello. Sembra fatta per andare in gita, e vista imbottigliata tra mille altre macchine, sotto il sole impietoso di Milano in luglio, un pochino fa compassione. Ma anche in questa sconsolante situazione la nostra Daihatsu si dà da fare, ed un po’ di gusto si prova lo stesso. Dall’alto si domina la strada che è un piacere, complici una visibilità anteriore e laterale ottime. Quella posteriore è invece compromessa da un lunotto di dimensioni ridotte, dai poggiatesta e dalla "ruotona" attaccata sul posteriore alla quale però proprio non rinunceremmo…

ESSENZIALE INASPETTATO

Salire per la prima volta su di una Terios è un’esperienza che al momento indispettisce. "Tante scene - viene da dire – e poi sembra di stare su una Panda". In effetti la prima cosa che salta all’occhio è quella plancia davvero scarna, che per di più sembra fatta con la plastichina delle sorprese dell’uovo Kinder. Quando impareranno questi Giapponesi, così acuti per mille altre soluzioni, che il pubblico europeo queste cose proprio non le tollera? Ma tant’è, andiamo oltre le apparenze e scopriamo che, quantomeno, quelle rotelline che sembrano posticce servono per regolare un efficiente impianto di condizionamento, che rapidamente rinfresca l’ambiente senza fare storie, e senza che le risposte del motore divengano più pigre o affaticate. A questo punto, con la testa al fresco (e che sfiora il tettuccio: la Terios non è adatta ai guidatori molto alti di statura) viene più voglia di apprezzare la compatta fuoristrada per i suoi notevoli pregi.

PRO

A partire dalla seduta comoda comoda, quantomeno per guidatore e passeggero anteriore, che possono distendere senza problemi le gambe. Situazione meno felice per i passeggeri posteriori, in ogni caso non più di due: chi ha una statura anche solo nella media si ritroverà con le ginocchia sotto il mento. L’ideale sarebbe poter sfruttare lo spazio posteriore solo per il carico, dato che anche il bagagliaio non è esattamente quello di un cargo, ma ha il pregio di poter essere aperto con lo sportello in orizzontale, che non in tutti i casi è pratico, ma è indubbiamente molto bello. Elemento notevole anche la strumentazione analogica, ben disegnata, costituita di tre cerchi con tachimetro centrale.

CONTRO

Belli anche base e leva del cambio, automatico sulla nostra versione: ma anche qui si indulge un po’ troppo alla plastica, e pollice verso soprattutto a quel bottoncino quasi invisibile (ma utilissimo) che consente di bloccare il differenziale. I più impiegheranno qualche tempo per ricordarsi dov’è situata la levetta per l’apertura dello sportellino del rifornimento, piccola, nera, e posta in basso alla sinistra del guidatore. Non fa impazzire nemmeno il clacson, azionabile tramite due bottoncini sul volante, introvabili quando serve davvero suonare.

COME VA

Proprio bene. È su strada che la Terios mantiene le promesse fatte dal suo look accattivante. Non ce lo si aspetterebbe da una piccola fuoristrada, ma la nostra Daihatsu è sempre silenziosa, almeno fino a quando non le si tira il collo. Operazione inutile, d’altro canto: la giapponesina coi trampoli non è certamente fatta per correre, anche se non lesina un discreto scatto al semaforo. Ci si chiede come mai sotto il cofano non monti il portentoso 1.3 DVVT (102 cavalli) che equipaggia la più potente sorellina Sirion, ma non è dato saperlo.

Così la Terios si accontenta della versione da 86 cavalli, a 6.100 giri/min. e quattro valvole per cilindro, che la spinge fino a circa 160 all’ora, garantendo un’erogazione molto lineare. Certo, in attesa di raggiungere i cento orari, soprattutto sulla versione con cambio automatico, abbiamo tutto il tempo di goderci il panorama (15 secondi, circa 13 con cambio manuale), ma bisogna tener conto che la Daihatsu in questione è anche grandicella e pesante.

MISTERI DEL BARICENTRO

Sull’asfalto la Terios ha un comportamento di tutto rispetto, e non fa rimpiangere una normale berlina. Pur essendo alta e stretta, ci risparmia anche in curva l’effetto "battello sotto la tempesta". Beninteso: è evidente che non si tratti di una GT, ma il rollio è più che accettabile, e, soprattutto, la Terios non schioda mai le gomme dall’asfalto, anche quando si esagera un po’ nell’entrata in curva. Un difetto riscontrato già su altre Daihatsu sta invece nello sterzo: per fare manovra bisogna far compiere al volante molti giri, e soprattutto lo si deve richiamare con decisione in uscita di curva. L’impianto frenante è invece sempre all’altezza della situazione, grazie all’ABS a 4 sensori e tre vie, di serie: la frenata è progressiva, ma il sistema evita pericolose deviazioni dalla linea di marcia.

E IN FUORISTRADA?

La Terios certo fa spesso dimenticare di essere una 4WD: è silenziosa, tutto sommato rapida e con velleità da berlina. Ma ciò non toglie che su erba e su sterrato ci si possa divertire: il sistema di trazione integrale è l’ormai arcinoto giunco viscoso, per cui le quattro ruote sono sempre in presa. Basta poi premere un pulsante per attivare il blocco del differenziale centrale, per uscire senza problemi dalle situazioni più difficili. Indubbiamente il suo habitat naturale non sono le montagne rocciose e nemmeno il deserto del Kalahari, ma, anche grazie alla barra stabilizzatrice anteriore, che migliora la stabilità, la nostra Daihatsu anche in fuoristrada fa egregiamente il proprio dovere, perlomeno finché si tratta di divertirsi la domenica.

UNA PICCOLA FOLLIA

La Terios va presa al top, quindi la versione SX, con tanto di cambio automatico (non fa niente se scatta un po’ meno), e magari di un bel colore sgargiante. La forbice dei prezzi è piuttosto ampia, per cui si passa dai 28 milioni della (anonima) DB2WD, ai 40 e qualche spicciolo della SX automatica che monta di serie climatizzatore e doppio airbag. La cifra è poi destinata a lievitare un po’, visto che la vernice metallizzata bicolore si paga e soprattutto non c’è uno straccio di autoradio. L’automobilista oculato a questo punto si guarderebbe in giro, per capire cosa offre la concorrenza. Non così quello infatuato, che per l’amata Terios in gran pompa è disposto a fare questa piccola follia. E sembra che la febbre d’amore per la caliente nipponica stia diventando un’epidemia.

Fabio Cormio
17 luglio 2001


Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
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