Il weekend della MotoGP di Goiânia è stato segnato da problemi evidenti all’asfalto dell’Autodromo Internazionale Ayrton Senna, deterioratosi progressivamente fino a creare condizioni al limite della sicurezza. Dopo giorni di pioggia intensa e allagamenti nella notte tra giovedì e venerdì, il tracciato è stato ripulito in tempo per l’inizio delle attività, ma già sabato si è aperta una voragine che ha costretto a ritardi e verifiche.
Durante le gare, il problema principale è diventato il progressivo sgretolamento della superficie: piccoli detriti e frammenti di asfalto venivano sollevati dalle moto e colpivano i piloti alle spalle. Una situazione che ha portato la direzione gara a ridurre la corsa MotoGP di otto giri, portandola a 23 tornate complessive. La zona più critica è stata identificata tra curva 10 e curva 11, già protagonista di episodi nelle gare Moto2 e Moto3, tra cui un violento doppio highside nella classe inferiore.
I piloti: “Condizioni inaccettabili”
Diversi piloti hanno denunciato apertamente le condizioni della pista, sottolineando sia la scarsa aderenza sia il pericolo rappresentato dai detriti. Alex Márquez è stato tra i più critici: “È stato davvero strano, con meno giri e condizioni non facili. Tra curva 10 e 11 l’asfalto si stava sgretolando, con tutte queste pietre. Onestamente, le condizioni di oggi sono abbastanza inaccettabili. Ma è andata così, abbiamo corso ed è stato comunque un grande spettacolo”.
Lost for words.. pic.twitter.com/YVgdqnHcph
— Simon Patterson (@denkmit) March 22, 2026
Alle telecamere di Dazn, lo spagnolo ha anche mostrato i segni lasciati dai detriti (foto copertina): “Quando avevi piloti davanti, sollevavano pietre. Sembrava più motocross che una gara di velocità. La pista diventava sempre più sconnessa nel corso del weekend, dovranno analizzare la situazione per il prossimo anno. Anche la pioggia ha avuto un impatto, ma sessione dopo sessione si formavano sempre più buche. Credo che il dito di Rins sia messo peggio del mio braccio”.
Tra i piloti più coinvolti c'è proprio Alex Rins, colpito direttamente da un frammento di asfalto durante la gara. Lo spagnolo ha raccontato: “Non ho visto pezzi di asfalto mancanti sulla pista, ma è vero che uno mi ha colpito il dito. Si vede”. Il pilota della Yamaha ha poi mostrato le condizioni della sua mano, dove è evidente il segno dell'impatto con un detrito dell'asfalto. Una testimonianza che conferma come il problema non fosse solo legato al grip, ma anche alla sicurezza fisica dei piloti, costretti a correre in condizioni al limite.
Alex Rins got hit on the hand by a piece of disintegrating track fired from someone else’s rear tyre. He’s hoping nothing is broken. pic.twitter.com/671Tp0EB8u
— Simon Patterson (@denkmit) March 22, 2026
Un altro pilota Yamaha,Jack Miller, è stato piuttosto diretto nel raccontare la sua esperienza: ''Continuavo fottutamente a beccarmi detriti per tutta la gara. Ero completamente esposto; mi arrivavano addosso tutte le pietre. Sì, si staccava davvero tanto asfalto''.
Marc Márquez: “Meglio quarto che a terra”
Anche Marc Márquez ha pagato le condizioni dell’asfalto, perdendo un probabile podio proprio a causa di un errore nella zona più critica del circuito. Il pilota Ducati ha spiegato: “Era possibile salire sul podio, ma ho commesso un errore in quella curva dove l’asfalto si stava sgretolando. Ho quasi perso l’anteriore perché ho spinto troppo”.
Pur riconoscendo i problemi, il campione spagnolo ha mantenuto una posizione più equilibrata: “Alla fine erano condizioni accettabili per continuare. È vero che se passavi in quel punto, che era sulla traiettoria, era estremamente scivoloso. In quel giro ho toccato leggermente quel punto, ho perso l’anteriore e sono finito sul cordolo. Lì ho deciso di non piegare troppo e sapevo che Di Giannantonio era vicino e mi avrebbe superato. Ma era meglio chiudere quarto che cadere”.



