Autore:
Michele Losito
Pubblicato il 21/10/2010 ore 11:11

TUTTI PER UNO, O DUE C'è un gran parlare intorno alla propulsione alternativa anche nel settore delle due ruote. Scooter e moto elettriche sono già una realtà e le notizie al riguardo sono all'ordine del giorno. Tuttavia, la ricerca e il marketing sembrano indirizzarsi  verso pochi punti salienti: l'autonomia e la durata delle batterie. Per questo si progettano veicoli con accumulatori sempre più sofisticati o si prova ad abbinarle a motori di vario tipo, in serie o in parallelo.

TANTO DOVERE, POCO PIACERE Pochi, se non nessuno, tuttavia, sembrano interessati ad un fattore fondamentale per il successo di un veicolo a due ruote: il divertimento di guida. Certo, esistono già le competizioni per moto elettriche, ma si tratta di mezzi con caratteristiche poco utili per dar vita a prodotti in qualche modo vendibili. Per cui, il mezzo elettrico pulito, pratico e divertente, sembra ancora una chimera buona per i prototipi "da pedana" di qualche salone internazionale. Ma è proprio così?

ARIA FRESCA Un nuovo spunto arriva dalla S.M.R.E. Engineering, un'azienda umbra specializzata nello sviluppo di tecnologie innovative che, nell'avvicinarsi al mondo dei motori elettrici applicati alle due ruote, si è posta un'unica domanda: qual è la vera differenza fra un motore elettrico e uno a scoppio? La risposta è stata proprio il piacere di guida, praticamente assente su un veicolo elettrico per il fatto di abbinare una forza motrice - l'elettricità - a un motore perfetto per un elettrodomestico o un muletto, ma totalmente privo di quelle sensazioni che piacciono in sella a una moto a scoppio.

GUSTO MECCATRONICO L'idea di fondo nasce dalla proprietà di alcuni brevetti e dalla passione di Samuele Mazzini, presidente della S.M.R.E. Engineering. Il risultato è un innovativo motore elettrico definito "meccatronico", perché abbina un cambio meccanico tradizionale (è un TM Racing) a un motore elettrico particolarmente compatto. Il progetto si chiama IET (Integrated Electric Transmission) ed è praticamente pronto per essere messo in produzione in piccole quantità, che andranno ad equipaggiare una pit bike e, in una versione potenziata, una Supermotard vera e propria.

RIFERIMENTO TOSTO Il sistema IET è composto da una trasmissione meccanica a sei marce dotata di una classica frizione, anch'essa meccanica, e da un motore elettrico appositamente studiato per accoppiarsi alla trasmissione. Tutto "controllato" da un software sofisticato che, tramite la gestione elettronica del motore, riesce a regolarne il funzionamento e le prestazioni. Per capire quali fossero le linee guida del progetto, poi, basti sapere che il motore di riferimento non è stato quello di un "Minipimer", ma addirittura un monocilindrico 250 cc 4 tempi moderno.

SULLA BILANCIA Il motore IET, ad esempio, ha un peso di soli 12 chili, quindi molto inferiore a quello termnico. Nei  confronti di una moto tradizionale, però, a parità di telaio e ciclistica, la moto equipaggiata con il motore di Mazzini ha un peso comparabile, dato che, al motore IET vanno aggiunte ovviamente le batterie. Ma al motore  termico completo va aggiunto l'impianto di scarico (ovviamente assente sull'unità elettrica) e il serbatoio pieno di benzina! In termini di potenza, invece, si parla di 37 cavalli e 50 Nm costanti...

DIVERSO DA TUTTI Già sul fronte del peso, quindi, questo motore meccatronico parte perlomeno alla pari con un motore termico e sicuramente meglio di qualunque altra soluzione elettrica "tradizionale", ma il vero punto di forza è proprio l'accoppiata con la trasmissione meccanica. Nato da oltre 1.800 ore di sviluppo, il progetto IET punta, quindi, a sovvertire la regola per cui un motore elettrico - data la sua coppia generosa -  debba essere affiancato da una trasmissione a rapporto fisso, abbastanza lungo  da permettere la punta velocistica desiderata e lasciando al "potenziometro" montato al posto della manopola del gas il compito di modulare la potenza mandata alla ruota posteriore.

CAMBIO... DI PROSPETTIVA Questo schema tipico nei veicoli elettrici "tradizionali", secondo la S.M.R.E. Engineerig, è altamente inefficiente e costringe i progettisti ad appesantire i veicoli elettrici con motori sovradimensionati e un corredo pesantissimo di batterie. Grazie al sistema IET, invece, il motore elettrico può lavorare sempre alla massima efficienza, lasciando al cambio il suo ruolo di regolatore del rapporto finale e, di conseguenza, della velocità raggiungibile in ogni marcia. Di più, la gestione elettronica del motore è stata sviluppata per simulare l'erogazione di un motore termico, con il risultato che l'IET - per chi lo prova - si "gestisce" come un qualunque motore tradizionale.

MAPPATURE INFINITE La parte divertente non finisce qui: sempre grazie all'elettronica è possibile modificare le mappature del motore e simulare il comportamento di qualunque unità tradizionale, a due tempi, a quattro, con più o meno freno motore. Quest'ultimo è ovviamente utilizzato per ricaricare le batterie in rilascio ma, sempre per l'effetto demoltiplicatore del cambio (in realtà moltiplicatore di giri in questo caso...) la fase di ricarica è molto più efficiente, consentendo anche in questo caso di montare pacchi batterie decisamente meno ingombranti.

SUPER EFFICIENTE L'elettronica gestisce i picchi di carica che si dovessero creare in un "classico" fuori giri, magari per una scalata di troppo, e nulla vieta che fra motore e trasmissione venga interposta una frizione antisaltellamento, salvo una lieve perdita di efficienza legata alla necessità di gestire diversamente lo slittamento. Infine, il motore IET dichiara un'efficienza del 96% svincolato dalla trasmissione e del 94% montato su una moto, non male se si pensa che i migliori motori termici non vanno oltre il 40%...

AUTOMATISMI CLASSICI Abbiamo provato un prototipo con un motore limitato a circa 16 cavalli. All'accensione tutto è privo di rumore, ma l'automatismo di tirare la frizione arriva subito, anche se non ce n'è alcun bisogno, dato che la moto non si spegne da sola. Il "folle" è fra la seconda e la terza ma una volta inserita una marcia qualunque la moto non si muove, mentre sarebbe sufficiente girare la manopola destra per partire (come accade su qualunque veicolo elettrico); tuttavia, anche in questo caso viene assolutamente naturale modulare la frizione per muoversi, anche perché il motore sale di giri realmente come un "termico" normale. Allo stesso modo si usa la leva al manubrio per far slittare la frizione in staccata e si gioca con il freno motore.

FULMINE A CIEL SERENO Dopo un minimo di assuefazione, però, l'impegno del cambio viene velocemente abbandonato, anche perché l'uso della moto come monomarcia non è assolutamente precluso. Si capisce, però, quanto il motore sforzi se lo si usa con un rapporto troppo lungo. Di contro, si comprende anche piuttosto bene l'utilità della frizione per ridurre la trasmissione di coppia alla ruota posteriore, proprio come si farebbe con una moto "normale", solo che qui la coppia è molto più robusta e soprattutto costante praticamente su tutto l'arco di giri. Insomma, l'intento di unire l'ecologia al divertimento di guida sembra aver intrapreso la strada giusta. Di certo la proposta di S.M.R.E. Engineering è un fulmine a ciel sereno nel mondo di quelli che già oggi sono visti come elettrodomestici a due ruote; e il loro lavoro non si ferma, le ultime novità le vedremo già al Salone EICMA del prossimo novembre.