Autore:
M.A. Corniche

IL BALLO DELLE DEBUTTANTI Quante volte sono finito in pista per provare nuove auto… ma in pista per una gara vera, non per una prova o per una gara tra giornalisti, mai. Non che gli inviti siano mancati ma il primo ostacolo è che per una vera gara occorre una vera licenza ACI Sport (e noi vi diciamo come fare nella nostra guida "Come fare per ottenere la licenza ACI Sport"). A questo giro, però, mi sono deciso e ho affrontato la burocrazia per mettermi alla prova in pista sul serio.

SPECIALE DI SERIE L’auto con cui affronto la mia esperienza corsaiola è una Mini Challenge Lite, una Mini John Cooper Works preparata per la nuova categoria del Mini Challenge, la Lite appunto, più vicina alla serie rispetto alle Mini Challenge Pro. La Mini Challenge Lite cambia rispetto alla Mini John Cooper Works di serie soprattutto nell’assetto, con ammortizzatori Bilstein regolabili in compressione ed estensione all’anteriore e mono regolazione al posteriore, oltre a piastre duomi regolabili all’anteriore. Di serie sono dischi freno e pinze ma le pastiglie sono racing e l’ABS rimane attivo (al contrario delle Mini Challenge Pro). Le gomme sono, ovviamente, da corsa montate su cerchi da 17” BBS.

CAVALLI A SUFFICIENZA Il motore della Mini Challenge Lite ha la centralina di serie ed eroga 231 cavalli, contro i 265 delle Mini Challenge Pro che hanno una centralina Racing. Il motore respira meglio, grazie a uno scarico racing con il doppio terminale centrale, ed è abbinato al cambio manuale a sei marce di serie (mentre per le Pro c’è un bel sequenziale a innesti frontali) e al differenziale autobloccante meccanico. Il kit aerodinamico, con splitter anteriore, ala posteriore regolabile ed estrattore posteriore è identico per le due categorie. Ovviamente ha tutta la dotazione di sicurezza necessaria ad affrontare una gara, dalla gabbia di sicurezza all’impianto anti incendio.

APPUNTAMENTO A MONZA Scelgo la terza tappa del Mini Challenge 2017, il 17/18 giugno tra i cordoli del tempio della velocità, l’Autodromo Nazionale di Monza.Così, giusto per partire alla grande… Il programma della gara prevede due turni di prove libere da 25 minuti al mattino del venerdì con un turno di 35 minuti per le qualifiche nel pomeriggio. Sabato si scende sulla linea di partenza per Gara 1, la domenica per Gara 2. Ma il mio programma inizia giovedì pomeriggio, per conoscere il team e farmi spiegare bene i dettagli della gara, gli appuntamenti e la strategia, per salire e conoscere la Mini Challenge Lite numero 70 e iniziare a provarne il sedile.

LE DIFFERENZE CHE CONTANO Scendere in pista con un’auto stradale e con un’auto stradale ma preparata per la pista sono due esperienze differenti. Me ne accorgo subito al primo turno di prove libere. Il circuito di Monza lo conosco abbastanza bene ma è il circuito più veloce in Europa, dove le staccate fanno la differenza sui tempi e si fanno a velocità a cui su altri circuiti nemmeno ci si avvicina. E la frenata in pista è esattamente il contrario della frenata su strada: prima si pesta a fondo e poi si alleggerisce la pressione sul pedale per inserirsi in curva. Provate a farlo su strada: o vi tamponano o chi è in auto con voi vi ci manda senza troppi complimenti. Ok, me la sono cercata, d’accordo.

GARA IN COPPIA Affronto la gara con un socio con cui ci dividiamo sia i turni di prove, sia gara 1 e Gara 2. Chi segue MotorBox dall’inizio, dal 1997, lo conosce. Per caso il mio socio è Stefano Cordara, che nei primi dieci anni di MotorBox è stato il responsabile del canale Moto. Con tante prove in pista su due ruote e un Mondiale Endurance alle spalle. In PL1 (Prove Libere 1) riusciamo a fare giusto un giro lanciato a testa a causa di una bandiera rossa (tutti ai box, pista chiusa) tra i nostri semi turni. Il mio tempo è da passeggiata: due minuti e 23 secondi. Con le Mini Challenge Lite i piloti non occasionali girano in 2.15/2.16. Ci devo lavorare sodo.

PRENDERCI LA MANO In PL2 va meglio, riesco a percorrere quattro giri lanciato e inizio a prendere confidenza con la mia Mini Challenge Lite tutta verde come una ranocchia. Se già la Mini John Cooper Works stradale è un oggettino bello divertente, la sua configurazione Challenge, con la scocca irrigidita dal rollbar e l’assetto racing, esalta le sue qualità, quel go-kart feeling che è il suo claim pubblicitario. Si infila bene tra i cordoli, bella reattiva e facile da portare fuori dalle curve anche con il piede destro affondato sul gas. Il sottosterzo è limitato, sembra che sulle Pro, con 34 cavalli in più sia più evidente.

FRENI POTENTI Un capitolo a parte riguarda i freni. La Mini Challenge Lite frena davvero tanto, tanto da dover tenere a bada la scocca corta e leggera correggendo con lo sterzo nelle staccate più violente, come quella alla prima variante in fondo al rettilineo dei box. Qui arrivo poco sotto i 220 km/h e ritardo la staccata fino superare il cartello dei 150 metri. Niente male per un impianto quasi di serie considerando che c’è margine per allungarmi ancora di più.

PICCOLA SCORBUTICA Nella seconda sessione di prove libere i meccanici irrigidiscono un poco gli ammortizzatori posteriori per avere meno sollevamento della coda in frenata. Ma un paio di volte la mia Mini si imbizzarrisce e in staccata scoda violentemente verso sinistra. Mi capita prima della parabolica e prima della prima variante, con una scodata violenta che correggo con velocissimo controsterzo ma che non mi evita di mettere la ruota posteriore sinistra fuori dall’asfalto. La tengo, ma questa reazione, dovuta forse perché freni e pneumatici non raggiungono ancora la temperatura ottimale nei pochi giri di prove libere, mi rende un poco più cauto anche nelle qualifiche. Alla fine della giornata dopo nemmeno una decina di giri ho abbassato il mio tempo di quattro secondi, riesco a vedere i 2 e 19.

TUTTO PRONTO È arrivato il giorno della gara. La partenza di Gara 1 è prevista per le 13.15, la temperatura atmosferica supera i 30 gradi, quella della pista i 50. Già nei paddock, in attesa di entrare sulla pit lane il primo strato ignifugo, quello a pelle, inizia a essere intriso di sudore. E, se le temperature mettono alla prova la mia resistenza al caldo, anche gomme, freni e motore non saranno da meno.

FINALMENTE LA GARA La partenza del Mini Challenge è una partenza lanciata. Si entra in pista per un giro di ricognizione e, alla fine, ci si dispone sulla griglia secondo l’ordine di partenza. Si parte seguendo la Safety Car per un altro giro, si inizia a ricostruire la formazione prima della parabolica, si arriva ben appaiati all’ingresso della corsia e da questo momento, se la formazione è ok, il semaforo può scattare in ogni momento. Mi perdo il verde e parto un poco in ritardo rispetto agli altri, la formazione diventa uno stormo, chi parte dietro di me si infila a sinistra, mi sposto a destra e lo supero di nuovo e mi butto nuovamente a sinistra quando vedo uno spazio prima della variante. Forse potrei stringere a destro verso l’interno curva ma sono un rookie ed evito di far casino.

I PRIMI GIRI Piano piano il gruppo mi stacca anche perché sbaglio un paio di volte marcia prima di entrare in prima variante e questi errori a Monza, più che in altri circuiti, si pagano caro. Giro dopo giro, inizio a prendere più confidenza con la mia Mini Challenge Lite. Se nei primi giri ha accennato a disarcionarmi in staccata, come nelle prove libere, continuo comunque a ritardare sempre più le staccate e mi rendo contro che i freni non hanno più voglia di fare brutti scherzi, se non quelli dovuti al caldo torrido e alla intensità delle staccate tra le curve dell'Autodromo di Monza. Preso confidenza inizio a spingere sempre di più e ritardo le staccate, alla prima variante arrivo intorno ai 100 metri e alla Roggia, la seconda variante, tengo premuto sul gas fino a circa 50 metri, ma potrei osare di più. La Mini si scompone ma nella norma, ed è tutto sotto controllo anche se la frenata inizia ad allungarsi.

LA CALDAZZA A metà gara il caldo a bordo è torrido, il sottocasco ignifugo non assorbe più il sudore e devo asciugarmi con i guanti le perle che mi adornano il viso. Mi sembra di essere in un forno, sento la addosso tuta bollente (se non fosse ignifuga rischierei l’autocombustione?) e la lingua sembra appiccicata al palato come col Velcro. Stimolo la salivazione per scollarla e continuo a spingere sempre di più.

EPPUR SI MUOVE Ma passo davanti ai box e mi sembra sempre di non scendere sotto i 2.21. Ma se ieri ero arrivato a 2.19?!? Eppure sto sicuramente spingendo di più, ho preso confidenza anche con il cambio e snocciolo marce in staccata come un rosario. Oso maggiormente entrando in curva, dando anche spettacolo in uscita dalla prima variante: esagero l’ingresso e metto la ruota anteriore sinistra sul panettoncino arancione all’interno del cordolo rimbalzando come una molla, percorro mezza curva su due ruote con una inclinazione da Holer Togni ma controsterzo subito e riesco a rimettere le ruote sinistra a terra. C’è mancato poco, ruote da corsa e molle rigide non perdonano, si rimbalza come se il cordolo fosse una catapulta. Così verde la mia Mini Challenge Lite deve essere sembrata una rana al balzo per catturare una mosca.

SUL PONTE SVENTOLA BANDIERA A SCACCHI La bandiera a scacchi mi indica che la gara è finita, è il momento dell’ultimo giro per tornare ai box. I commissari applaudono i piloti al passaggio, è un bel momento. Porto la Mini nel parco chiuso e apro la portiera pensando di trovare un poco di refrigerio ma anche fuori dall’abitacolo il caldo è torrido. Mi sono divertito, acquisire giro dopo giro sempre un migliore controllo mi ha dato soddisfazione e sono sicuro che se gareggiassi anche in gara 2 migliorerei ancora il mio tempo. Già il tempo… possibile che non sia riuscito a scendere sotto i 2 e 21? Sono contento ma un po’ deluso dai tempi. Ma quando esco dal parco chiuso il meccanico che mi ha seguito in questi i giorni mi fa i complimenti: Bravo! Hai migliorato un sacco! Vabbe’, lo dico: leggevo i primi numeri del tabellone che sporgeva dal muretto e leggevo 21… in realtà sono sceso fino a 2.167, circa un secondo e mezzo in più rispetto a quelli che gareggiano sempre. Wow, bene! E, guardando le tabelle con i tempi, scopro che la Top Speed è mia: 221 km/h. L’ho detto che la staccata in prima variante la tiravo a bombazza…

LA VOGLIA MATTA Bene, cosa mi è rimasto dopo questa due giorni al Mini Challenge sul circuito di Monza? Provate a indovinare. Magari una gran voglia di tornare in pista? Cosa ne pensate?

 


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