Pubblicato il 29/03/2020 ore 08:00

SEMPRE (O QUASI) PRESENTE Se la stagione di 2020 riuscirà a partire, la Ferrari raggiungerà quest'anno l'incredibile traguardo dei 1000 Gran Premi in Formula 1, un obiettivo a cui la Scuderia di Maranello tiene parecchio come testimonia il nome della monoposto progettata per la sua 71° stagione del Mondiale: SF1000. Presente ogni anno, dunque, un cavallino rampante sulle piste di tutto il mondo eppure... Eppure non a tutti i GP disputati nella storia c'è stata almeno una Ferrari, anzi, in ben 27 casi su 1018 per un motivo o per l'altro è mancato un bolide rosso in pista. Scopriamo le storie e le motivazioni che si celano dietro alle 27 assenze della Scuderia più celebre nel Campionato Mondiale di Formula 1.

SILVERSTONE 1950 È la prima gara della settantenaria storia della Formula 1, eppure la Ferrari non c'è. Al Gran Premio di Gran Bretagna 1950 ci sono Maserati e Alfa Romeo, con quest'ultima che difenderà egregiamente i colori italiani monopolizzando il podio, ma la stessa cosa, e nello stesso weekend, accade altrove con la scuderia di Enzo Ferrari. Il Drake infatti, preferì inviare le sue vetture a Mons, in Belgio, dove erano in palio premi ben più cospicui che a Silverstone, e ad aggiudicarseli furono i tre piloti del cavallino, che al volante delle tre 166 F2 iscritte finirono: primo Alberto Ascari, secondo Luigi Villoresi e terzo Franco Cortese.

500 MIGLIA DI INDIANAPOLIS L'amore tra la Ferrari e la 500 miglia di Indianapolis non è mai sbocciato, neanche quando, agli albori del Mondiale di Formula 1, la storica corsa americana è stata inserita nel calendario per ben 11 anni consecutivi, dal 1950 al 1960. Di queste 11 edizioni la scuderia di Maranello prese parte esclusivamente a quella del 1952 con Alberto Ascari e una monoposto diventata iconica, la sua 375 Indy griffata dal gigantesco numero 12. Purtroppo la fortuna non assistette il campione italiano durante la corsa, e fu costretto al ritiro per un problema al mozzo della ruota posteriore destra. Più in generale, in quegli anni pochissimi team europei si sobbarcavano i costi della trasferta oltre oceano per partecipare a una singola gara. La Ferrari lo fece nel '52 grazie all'insistenza di Luigi Chinetti, pilota italiano (vincitore di tre Le Mans) che diventerà l'importatore del Cavallino negli USA, e ai finanziamenti del presidente della Grant Piston Racing Company, Gerry Grant. 

AINTREE 1959 Il Gran Premio di Gran Bretagna del 1959 sarà il primo di diversi GP saltati nella storia della Ferrari a causa di un banale sciopero. Furono i metalmeccanici e promuoverlo la settimana precedente alla trasferta britannica della Formula 1, e così a battagliare per il successo in quella gara furono le automobili di casa, BRM e Cooper su tutte. Tony Brooks, allora pilota di Maranello, fu lasciato libero di accordarsi con un'altra scuderia per gareggiare nella gara di casa, ma la Vanwall lo lascerà a piedi dopo 14 giri per un problema di motore.

GP Gran Bretagna 1959, Aintree: non ci sono le Ferrari, dominano Cooper e BRM

RIVERSIDE 1960 La trasferta americana a Riverside per il Gran Premio degli Stati Uniti del 1960 rappresenta un unicum per la storia della Formula 1, un appuntamento che però alla Ferrari manca (sarà l'unica pista del Mondiale dove i bolidi di Maranello non hanno mai corso), per lo stesso motivo per cui mancano dieci edizioni della 500 miglia di Indianapolis: troppo caro. Anche in questo caso, si sceglie di rinunciare al viaggio per motivi economici e logistici, senza contare che, essendo l'ultima gara dell'anno, era del tutto inutile ai fini del campionato.

GP USA 1960, Riverside: Jim Hall (Lotus)

WATKINS GLEN 1961 Nel 1961 per la prima volta nella sua storia la Ferrari salta un appuntamento del Mondiale in seguito a un evento luttuoso. A Monza infatti neanche un mese prima, il pilota tedesco Wolfgang von Trips era finito fuori pista con l'auto del cavallino, perdendo la vita e portando con sé anche 14 persone tra il pubblico. Uno dei giorni più nefasti della storia della Formula 1 convinse Enzo Ferrari, in segno di rispetto nei confronti delle vittime, a rinunciare alla trasferta per il Gran Premio degli Stati Uniti del 1961, con l'altro ferrarista, Phil Hill, che non poté così festeggiare davanti al pubblico di casa il suo successo iridato.

GP Italia 1961, Monza: il terribile incidente di Wolfgang Von Trips (Ferrari)

ROUEN, WATKINS GLEN, EAST LONDON 1962 Motivi di opportunità, o assenza delle stesse, hanno portato la Ferrari a rinunciare a ben tre gran premi nel corso della stagione 1962. Il primo fu il Gran Premio di Francia a Rouen, che vide Phil Hill, Pedro Rodriguez, Lorenzo Baldini e Willy Mairesse orfani delle loro vetture, tutte bloccate a Maranello da uno sciopero dei metalmeccanici (ancora). Le ultime due tappe stagionali invece, il Gran Premio degli Stati Uniti a Watkins Glen e quello del Sud Africa a East London, non videro sulla griglia le monoposto rosse a causa di una decisione presa a tavolino da Enzo Ferrari, che non voleva sprecare risorse essendo il mondiale ormai perso e con la lotta riservata ai soli Graham Hill (BRM) e Jim Clark (Lotus).

Scioperi e rinunce: le Ferrari ferme al palo nel 1962

BRANDS HATCH, MEXICO CITY 1966 Sono due le gare saltate dalla Ferrari nel 1966, e le motivazioni ricalcano in tutto e per tutto quelle dei GP saltati nel 1962. In occasione del Gran Premio di Gran Bretagna fu uno sciopero delle maestranze a Maranello che costrinse la Ferrari a rinunciare alla trasferta di Brands Hatch. Quella di Città del Messico per il Gran Premio del Messico, invece, sarebbe stato solo uno spreco di soldi invece, visto che il Cavallino era ormai fuori dalla lotta al titolo (Qui sotto Lorenzo Bandini impegnato a Monte Carlo nel 1966).

GP Monaco 1966, Monte Carlo, Lorenzo Bandini (Ferrari)

KYALAMI 1967 Nessuna Ferrari sarà al via del Gran Premio del Sud Africa del 1967, e la motivazione stavolta è inedita: la data troppo anticipata in calendario, ovvero il 2 gennaio, costringe la Scuderia italiana a scegliere se parteciparvi con la vecchia auto, oppure se rimandare il debutto al secondo appuntamento a Monaco, quando la monoposto sarebbe stata pronta. Si optò così per la seconda ipotesi, lasciando campo libero agli avversari con l'ex pilota del Cavallino, Pedro Rodriguez, che vincerà l'appuntamento di Kyalami al volante di una Cooper motorizzata Maserati.

GP Sud Africa 1967, Kyalami

MONTE CARLO 1968 Nel 1967, al Gran Premio di Monaco, la Ferrari aveva salutato uno dei suoi più apprezzati campioni, Lorenzo Bandini, finito con la sua vettura contro una bitta di ormeggio delle navi alla chicane del porto, ribaltatosi, e poi rimasto intrappolato tra le fiamme della sua auto. All'esito nefasto contribuirono circostanze sfortunate, come per esempio il fatto che si pensò inizialmente che Baldini fosse finito in acqua a seguito del ribaltamento, e si perse così tempo prezioso a scrutare le acque del porto. Ciò non tolse che la responsabilità primaria fu l'altissima pericolosità di alcuni punti del tracciato, e quando nel 1968 la Ferrari si accorse che poco o nulla era stato fatto per metterlo in sicirezza, decise di rinunciare alla gara più iconica del mondiale e di inviare un forte segnale agli organizzatori.

GP Monaco 1968, locandina

NURBURGRING 1969 La stagione 1969 fu una delle più difficili nella storia del Cavallino, affrontata peraltro con un solo pilota, Chris Amon, che abbandonò la scuderia di Maranello in aperta polemica con Enzo Ferrari proprio alla vigilia del Gran Premio di Germania. Il Drake non fece in tempo a sostituirlo e così la Scuderia saltà l'appuntamento tedesco, mentre al posto di Amon proseguì la stagione il messicano Pedro Rodriguez per le quattro successive prove del campionato. Una curiosità: il pilota neozelandese pretese dal suo ex datore di lavoro che gli venisse pagata la liquidazione in Sterline e non in Lire, ma proprio in quella fase la moneta britannica si svalutò del 18% e così Chris ci rimise sul piano economico, oltre che su quello sportivo, visto che se fosse rimasto a Maranello con la nuova 312B del 1970 e il leggendario 12 cilindri ''piatto'' avrebbe probabilmente potuto levarsi qualche soddisfazione in più.

GP Monaco 1969, Monte Carlo, Chris Amon (Ferrari)

ZANDVOORT, NURBURGRING 1973 Furono due le gare saltate dalla Ferrari nel 1973, il Gran Premio d'Olanda (quello reso tristemente noto dal drammatico incidente di Roger Williamson, nella foto qua sotto) e il Gran Premio di Germania. La motivazione fu semplice: i magri risultati fin lì raccolti imposero al Drake una decisione forte, e così il progetto della 312B3 fu rivisto totalmente dall'ingegner Mauro Forghieri, prima di farla tornare in pista nel successivo Gran Premio d'Austria affidata alle cure del pilota italiano Arturo Merzario: la situazione, comunque, non migliorò. 

GP Olanda 1973, la tragedia di Roger Williamson

ZELTWEG 1976 Il Gran Premio d'Austria sarebbe dovuto essere quello di casa per Niki Lauda, lanciatissimo verso la conquista del suo secondo titolo mondiale con la rossa di Maranello. invece due settimane prima il campione austriaco aveva rischiato di perdere la vita nel celebre rogo del Nurburgring. Con l'austriaco in ospedale, arrivò nei giorni successivi al GP di Germania anche la notizia della vittoria recuperata a tavolino da James Hunt nel Gran Premio di Spagna, dal quale il britannico della McLaren era in precedenza stato squalificato per presunte irregolarità tecniche. Per protesta rispetto a questa decisione, e ancora sotto shock per quanto accaduto a Lauda, la Ferrari decise di rinunciare all'appuntamento austriaco. Il resto del campionato, con il rientro dell'austriaco a Monza e il gran rifiuto di correre al Fuji che consegnò ad Hunt il titolo, è storia.

ZOLDER, DIGIONE 1982 Due gare saltate per due motivi analoghi. Il primo è la scomparsa dell'indimenticabile Gilles Villeneuve, il secondo un terribile incidente occorso a Didier Pironi. Il pilota canadese perse la vita nel giorno delle qualifiche del Gran Permio del Belgio 1982 a Zolder, andando a sbattere e venendo sbalzato fuori dalla sua auto a seguito del violento incidente. La scuderia ritirò anche la vettura dell'altro pilota, Didier Pironi, in segno di lutto e tutto il team tornò a Maranello. Pochi mesi dopo, fu proprio il pilota francese a essere protagonista di un tremendo incidente a Hockenheim, che lo costringerà a terminare la sua carriera in Formula 1 proprio nell'anno per lui migliore, sportivamente parlando. E così la Ferrari si presenterà ai due appuntamenti successivi, a Spielberg e Digione, con il solo Patrick Tambay, che però fu costretto a rinunciare al Gran Premio di Svizzera (che si svolgeva nella località francese) a causa di persistenti dolori al collo. Fu quella la ventisettesima e ultima gara della storia della Formula 1 a non vedere una Ferrari al via.

Gilles Villeneuve (Ferrari-126-C2)


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