Autore:
Lorenzo Centenari

COME MARCO POLO La lungimiranza come arma segreta di ogni imprenditore di successo. E a Elon Musk, tutto si può contestare tranne la visione di lungo periodo. La frontiera, si sa, è la Cina, ed è proprio laggiù che Tesla costruirà il suo primo impianto oltre i confini nazionali. I giorni scorsi l'accordo con le autorità di Shanghai: la nuova fabbrica Tesla sorgerà nella zona franca della megalopoli, è il primo caso di un'azienda estera di auto elettriche a deliberare di produrre in loco.

DRAGONE DAL POLLICE VERDE La strategia di Musk è chiara: giocare d'anticipo, e assicurare al proprio business sostenibilità finanziaria anche nel primo mercato auto al mondo. E per auto si intendono sia quelle a combusione, sia i veicoli a emissioni zero, con 352 mila unità vendute nel 2016. La Cina ha da poco approvato un programma economico che a partire dal 2019 prevede per i modelli elettrici un innovativo sistema di quote. A ciascun costruttore che produrrà in territorio cinese verrà assegnato un punteggio, il 10% del quale maturerà proprio in proporzione al tasso di auto elettriche o ibride. Nel 2020, anno per il quale il target elettrico è fissato a 2 milioni di pezzi, la quota crescerà al 12%, nel 2025 (obiettivo: 7 milioni di elettriche) al 20%. Fino al 2040, quando il Dragone metterà definitivamente al bando la produzione e la commercializzazione di autoveicoli a combustibili fossili

IN PRIMA LINEA Tesla non solo, quindi, costruendo direttamente in Cina abbatterà i costi di produzione (al netto del dazio del 25% imposto alle Case straniere), ma anche si prepara a beneficiare delle politiche "green" in cantiere nella superpotenza asiatica, afflitta da gravissimi problemi di inquinamento atmosferico, soprattutto nei dintorni delle sue invivibili metropoli. Ancora una volta, Musk fa scuola: la Model 3 stenta a debuttare e a Palo Alto non si respira certo un clima di massima serenità, sta di fatto che pochi altri car makers mostrano oggi un così elevato grado di coraggio e dinamismo.


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