Autore:
Lorenzo Centenari

YOU ARE FIRED Che succede a Palo Alto? Perché lasciare a casa centinaia di dipendenti proprio mentre sei nel pieno della campagna di produzione del modello della svolta? Notizia di questi giorni, Tesla avrebbe licenziato in un colpo solo almeno 400 persone tra operai, supervisor e team manager. A pubblicare l'indiscrezione è l'agenzia Reuters, mentre a convalidare la news è l'azienda stessa. Che non smentisce, ma nemmeno chiarisce le ragioni di una scelta che quantomeno suona strana. Già, perché il lancio della Model 3 chiede in sé un organico più folto, non certo più snello.

TURN OVER? La fabbrica dei sogni di Elon Musk avrebbe commentato la notizia gettando acqua sul fuoco: Tesla avrebbe semplicemente provveduto alla consueta revisione annuale delle prestazioni dei suoi dipendenti, scartando le figure rivelatesi nel tempo meno efficienti, in previsione di nuove assunzioni. Ricordiamo che in Tesla prestano servizio oltre 30 mila individui, e che come in ogni grande impresa, anche per il brand californiano il turn over è una prassi. Fonti interne all'azienda, tuttavia, affermano come in realtà gli esuberi interessino impiegati sin qui mai richiamati per cattiva condotta. E che in generale, il piano avrebbe colto tutti di sorpresa.

TARGET DISATTESI La più probabile causa di una soluzione tanto drastica è semmai di natura emotiva, ancor più che tecnica o strategica: Elon Musk aveva chiesto al proprio team di traguardare un monte produzione di 100 Model 3 nel mese di agosto e di 1.500 esemplari a settembre. Quando la segretaria gli ha stampato il report trimestrale, il manager di origini sudafricane deve aver perso le staffe: uscite dalle linee di montaggio solo 260 Model 3. Da qui un sistema di "purghe", tanto sensazionale, quanto autolesionistico. Sempre che sia andata così. Sta di fatto che la Model 3 si fa desiderare e molti clienti, al sogno dell'elettrica per tutti, iniziano a dubitare.


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