Autore:
Marco Congiu
LEGGENDA Quali sono le auto che hanno segnato definitivamente un'epoca? Quali qulle diventate un'icona immortale? Sicuramente, la Ferrari F40 è tra queste. La supercar di Maranello, l'ultima a ricevere l'approvazione diretta del Drake Enzo Ferrari, compie trent'anni proprio oggi, il 21 luglio. Nata per celebrare il quarantesimo compleanno della casa, era una supercar per piloti veri: praticamente nulla l'elettronica, tantissima potenza per l'epoca e una necessaria sensibilità alla guida la fecero diventare uno degli oggetti da collezione che ancora oggi destano stupore e ammirazione tra milioni di appassionati in giro per il mondo.
 
NATA PER CORRERE Kevlar, resine aeronautiche e fibra di vetro vedevano ampia applicazione su un'auto che, a listino, costava 372.600.000 lire, poco più di 193.000 euro odierne: praticamente come una Ferrari California T. La Ferrari F40, poi, mantenne per molti anni il primato come vettura di produzione più veloce del mondo: 24 km/h. Quasi uno scherzo se paragonato ai teorici 470 km/h della Bugatti Chiron.
 
MOTORE: IL MARCHIO DI FABBRICA La Ferrari F40 nasceva quando in Formula 1 imperversava l'era del turbo. I tecnici di Maranello, per il motore della F40 si optò per un 8 cilindri a V di 90° a cui venne aggiunta una turbina. Il risultato? 478 CV di potenza che, uniti allìestrema leggerezza della F40, diedero vita a un bolide che richiedeva sempre la massima attenzione per essere sfruttato fino in fondo. 
 
I PRIMI ESEMPLARI «La guidabilità dei primi muletti era scarsa. Per domare la potenza del motore e renderla compatibile con un uso stradale, sottoponemmo a innumerevoli test ogni aspetto della vettura: dai turbocompressori all’impianto frenante, dagli ammortizzatori ai pneumatici. Il risultato fu un eccellente carico aerodinamico e un’elevata stabilità anche a velocità estreme. Fondamentali, a tal fine, furono il telaio tubolare d’acciaio con pannelli di rinforzo in kevlar, in grado di garantire una rigidezza torsionale tre volte superiore alle altre vetture del periodo, e un’inedita carrozzeria principalmente di materiali compositi che ne hanno ridotto il peso a soli 1.100 kg. Nacque così la vettura che volevamo, con poche concessioni al confort e senza compromessi: priva di servosterzo, servofreno e dispositivi elettronici, necessita di un elevato impegno pilota, ma lo ripaga generosamente con un’esperienza di guida unica. La precisione della sterzata, la tenuta stradale, la potenza dei freni e l’intensità dell’accelerazione raggiunsero livelli allora ineguagliati per un’auto stradale» ha commentato Dario Benuzzi, collaudatore di lunga data del Cavallino. 

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