Autore:
Lorenzo Centenari

CARO AMICO TI SCRIVO Innanzitutto, niente panico: quella avanzata da Adam Wyden, 34enne fondatore di ADW Capital Management e dal 2014 azionista di minoranza di FCA Group, è solo una proposta, peraltro nemmeno di quelle a cui un Cda assegna normalmente la priorità. La lettera recapitata al board Fiat Chrysler lo scorso giovedì 8 novembre, ripresa in primis dal magazine Bloomberg, alimenta semmai i sospetti (i timori) di scenari futuri divergenti rispetto a quelli immaginati da Sergio Marchionne.

PIANI DIABOLICI ADW Capital suggerisce a FCA di liberarsi dei suoi business europei: in altri termini, suggerisce la cessione del brand Fiat. Così che il Gruppo possa concentrare le risorse sui suoi marchi a maggior crescita e a più ampio margine, vale a dire il marchio Jeep, e a ruota il marchio RAM. Per Fiat, Wyden profila l'ipotesi della vendita a un grande player con base in Europa come PSA Group, mentre per Alfa Romeo e Maserati il suo disegno sarebbe quello di uno spin-off dalle attività core, un po' come accaduto gli anni scorsi per Ferrari. A quel punto, inevitabilmente anche la ragione sociale cambierebbe da Fiat Chrysler a JeepRAM. La contabilità d'impresa verrebbe infine uniformata agli standard nordamericani (US GAAP), così da favorire investimenti da parte di altri fondi Usa.

GERARCHIE Questo, in sintesi, il piano che un piccolo investitore di FCA (ADW non figura nemmeno tra i primi cento azionisti) sottopone alla proprietà. Un progetto studiato per incrementare i profitti, ma soprattutto per spostare definitivamente il baricentro dall'Europa agli Stati Uniti, da Torino a Detroit. La proposta ha in realtà scarsissimo potere contrattuale: solo la famiglia Agnelli, titolare di oltre il 50% delle quote, può deliberare operazioni simili. Non accadrà, non almeno nel breve o medio periodo: il business plan 2018-2022 è già approvato, e all'orizzonte non c'è traccia di cambiamenti di direzione.

POTERE JEEP Il pensiero di una parte, pur minuscola, degli shareholder d'Oltreoceano è in ogni caso un simbolo della pressione alla quale Mike Manley (che ha assunto le redini di FCA provenendo proprio da Jeep) viene sin da ora sottoposto dall'azionariato anglosassone. Galvanizzato dai risultati lato Chrysler sul mercato locale (ma anche quello internazionale), preoccupato dal crollo che il titolo ha registrato dalla scomparsa di Marchionne in avanti (-13% da luglio 2018), ansioso in definitiva di assumere un ruolo di primo piano nelle scelte strategiche di Gruppo.

IL CASO MARELLI La recente cessione di Magneti Marelli ai giapponesi di Calsonic Kansei dimostra come, tutto sommato, Exor non sia contraria per principio a soluzioni dfferenti rispetto a quelle individuate a suo tempo dal supermanager italo-canadese. Ma un conto è Marelli (che pure era un asset non secondario, in previsione della guida autonoma), un conto è Fiat intesa come progettazione e produzione auto. Nessun cataclisma in vista, insomma. Ma sotto la superficie, acque agitate. Anche se - vale la pena di sottolinearlo - la lettera di Wyden non avrebbe ricevuto alcuna risposta dal board.


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