Pubblicato il 08/07/21

GIUSTIZIA È FATTA? La notizia che una folta e agguerrita community aspettava con ansia, e che un grande Gruppo industriale temeva. A 5 anni dallo scoppio dello scandalo Dieselgate che coinvolse Volkswagen in primis, e a ruota anche numerosi altri Costruttori, esce ora la sentenza di primo grado relativa alla Class Action avviata nel 2017 da Altroconsumo in Italia, insieme alle organizzazioni di consumatori Test-Achats in Belgio, OCU in Spagna, DECO Proteste in Portogallo riunite nel network Euroconsumers. Complessivamente, la cifra che il Tribunale di Venezia impone a Volkswagen di versare sottoforma di risarcimento danni supera i 200 milioni di euro. Ma non finisce qui: da Wolfsburg scatta in automatico il ricorso.

DURA LEX SED LEX Nello specifico, Volkswagen è stata riconosciuta responsabile di pratica commerciale scorretta per aver installato sui motori EA189 un software vietato al fine di abbattere le emissioni di NOx (Ossido di Azoto) durante le prove di omologazione. La Casa tedesca dovrà risarcire, a un totale di 63.037 consumatori, i danni patrimoniali e non patrimoniali, liquidati in euro 3.300 oltre interessi, a ciascun aderente ammesso alla causa. Il 50% della somma verrà riconosciuta a chi avesse acquistato un’auto usata, o avesse rivenduto l’auto tra agosto 2009 e settembre 2015. Anche spese legali e di pubblicità saranno a carico di Volkswagen. Che tuttavia non si arrende e annuncia l’intenzione di presentare ricorso in appello.

IL POST DIESELGATE La vicenda che più di ogni altra ha scosso il mondo auto in questo primo scorcio di Terzo Millennio è attesa da nuovi capitoli. Quale che sia il verdetto di secondo grado (ammesso che il processo non si prolunghi a oltranza, tra ricorsi e controricorsi), nel frattempo l’unico vero sconfitto è il diesel come tecnologia nel suo insieme. A tutto vantaggio dell’elettrificazione, che non a caso proprio in seguito al Dieselgate ha ricevuto l’impulso decisivo. Trasformando il settore, forse per sempre.


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