Pubblicato il 26/05/20

LA SENTENZA La Corte Federale Tedesca ha condannato Volkswagen a risarcire Herbert Gilbert, privato cittadino che nel 2014 aveva acquistato una Sharan e, a seguito dello scandalo dieselgate, aveva fatto causa al Gruppo automobilistico. Gilbert aveva pagato 31.500 euro per la sua auto e ora VW dovrà rimborsarlo con 25.000 euro. Una notizia che potrebbe aprire nuovi scenari, visti i tanti consumatori coinvolti: cosa accadrà in Italia?

LA CLASS ACTION Quella di ieri è un segnale che qualcosa si sta muovendo, ma la maggioranza dei consumatori sarebbe ancora in attesa di un rimborso, nonostante siano passati quasi 5 anni dallo scoppio del caso. Ecco perché i membri dei gruppi di consumatori europei, tra i quali ci sono Belgio, Spagna, Portogallo e Italia - da noi la questione è nelle mani di Altroconsumo, che ha aperto un'apposita pagina web - avrebbero alzato nuovamente la voce. Secondo un criterio di eguaglianza - dicono - se un consumatore viene risarcito in un paese, dovrebbe esserlo anche in un altro.

Dieselgate, nuova multa per Volkswagen

I NUMERI Se la sentenza è certamente incoraggiante, numeri alla mano la situazione è ancora complessa per il resto degli automobilisti: ben 11 milioni (8 dei quali in Europa), che hanno acquistato un'auto non regolare. Secondo Volkswagen ci sarebbero ancora qualcosa come 60.000 cause pendenti in Germania, mentre al di fuori del territorio nazionale sarebbero oltre 100.000 le richieste di risarcimento, di cui 90.000 solo in Gran Bretagna. Sempre secondo il Gruppo auto, già 750 milioni di euro sono stati pagati per oltre 200.000 automobilisti tedeschi che si erano riuniti in una class action. 

LO SCANDALO Volkswagen aveva ammesso, nel 2015, di influenzare i test sulle emissioni dei diesel. Lo scandalo è già costato al Gruppo più di 30 miliardi di euro in multe e riparazioni (più che altro negli USA), ma le casse potrebbero svuotarsi ulteriormente, a giudicare dal numero di consumatori ancora in attesa. La scorsa settimana VW avrebbe concordato di pagare 9 milioni di euro per porre fine al procedimento contro il suo CEO Herbert Diess e il presidente Hans Dieter Poetsch, accusati di trattenere informazioni prima che lo scandalo venisse alla luce. Ma la strada verso una definitiva conclusione della vicenda e dei suoi strascichi sembra essere ancora lunga.


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