ANNOZERO La data spartiacque è per convenzione il 18 settembre 2015, giorno nel quale la statunitense Epa formulò l'accusa al brand Volkswagen di manomissione ai software di gestione delle emissioni NOx di alcuni suoi motori diesel. Deflagra il "dieselgate", da allora il mondo (auto) non fu più lo stesso. Sono trascorsi quattro anni dallo scoppio dello scandalo, e ancora la giustizia miete vittime a go-go. Quasi in contemporanea, a ricevere brutte notizie da un tribunale o una procura sono ora Daimler, FCA, inoltre la stessa Volkswagen, cioè colei che più di tutti ha ricevuto bastonate. Tre casi diversi, un unico comun denominatore: quel benedetto motore a gasolio un tempo osannato dalla critica, ora in disparte ad assistere al suo lento declino.

DAIMLER INCASSA Notizia di questi giorni è dunque la maximulta che la Procura di Stoccarda ha definitivamente inflitto a Daimler, e che ha quantificato in 870 milioni di euro, non proprio bruscolini nemmeno per un Gruppo che fattura centinaia di miliardi. L'ammenda chiude un'indagine avviata anni fa dalle autorità tedesche dopo che venne riscontrata in capo a Mercedes la violazione delle funzioni di vigilanza nel dipartimento di certificazione delle emissioni dei motori diesel. La Stella incassa: niente ricorso in appello, reagire significherebbe dedicare risorse a una causa che invece è meglio lasciarsi alle spalle.

GRANA PALMA PER FCA Dalla Germania agli Usa, il Paese dove il dieselgate ha avuto origine, e che ora ingabbia il dirigente FCA Emanuele Palma. L'ordine di arresto da parte della Procura distrettuale di Detroit è motivato dall'accusa di cospirazione per aver ingannato le autorità di controllo, i clienti e il mercato in merito al livello delle emissioni di una determinata categoria di veicoli. Palma è responsabile per il Gruppo delle attività di calibrazione dei motori a gasolio, la vicenda non dovrebbe in ogni caso coinvolgere Fiat Chrysler stessa, che patteggiando una multa di 800 milioni di euro per presunta installazione di software illegali, con la giustizia Usa dovrebbe ormai aver saldato il conto. Ma l'arresto di un suo manager non è affatto un bello spot.

GIALLO VOLWSWAGEN Torniamo infine nel Vecchio Continente e riportiamo la news che ha come protagonista il Ceo Volkswagen Herbert Diess, sospettato dalle autorità tedesche di aver a suo tempo manipolato i mercati finanziari, ritardando la comunicazione dell'affaire dieselgate, quindi influenzando i movimenti degli investitori. Assieme a Diess, indagati a riguardo sono anche il precedente numero uno di Wolfsburg Martin Winterkorn e il presidente del consiglio di vigilanza di Volkswagen Hans Dieter Pötsch. Il Gruppo collaborerà con gli organi distrettuali e si professa fiducioso in un lieto fine. Il punto è tuttavia che anche a distanza di anni quello scandalo continua a far tremare i board di fior di Costruttori. Come se il diesel, oggi respinto dalla società, consumasse la sua disperata vendetta.


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