Ha deciso, Stellantis, che lo smart working è sopravvalutato. O meglio: che è sopravvalutato per gli altri.
Mentre mezzo mondo automotive si interroga su come attirare talenti, il Gruppo guidato da Antonio Filosa sceglie la via più vintage possibile: tutti in ufficio, grazie, e possibilmente puntuali.
Una mossa che sa di ritorno al 2019, quando le riunioni si facevano davvero in sala riunioni e non con il microfono in mute per sbaglio.

Secondo Reuters, il piano è semplice: riportare decine di migliaia di colletti bianchi europei alla scrivania full-time entro il 2027.
In Francia, Italia e Germania si parte già quest’anno, con un crescendo rossiniano: prima tre giorni, poi quattro, poi cinque. A quel punto, per coerenza, mancherà solo il badge magnetico col cordino brandizzato.
Filosa, nel frattempo, continua a smontare pezzo per pezzo l’eredità di Tavares: meno EV, più Diesel, più flotte, più volumi. E ora anche più open space.
Una strategia che, nel suo insieme, sembra dire: “Abbiamo provato a essere moderni, non ha funzionato, torniamo a fare le cose come le sappiamo fare”.

Peccato che i dipendenti non sembrino altrettanto entusiasti. In Francia, un sondaggio sindacale registra oltre il 90% di contrari al ritorno full-time. A Poissy, dove gli uffici ristrutturati hanno appena riaperto, un ingegnere parla di “flashback”.
E in effetti l’immagine è quella: file di scrivanie nuove di zecca, laptop aperti, e un leggero odore di nostalgia mista a gel igienizzante.
Fonte: Reuters
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.



