Autore:
Andrea Rapelli

E SONO 65 Sembra ieri. Eppure, il Volkswagen TransporterBulli per gli amici, anche se solo nella prima delle 5 serie – spegne proprio a marzo le 65 candeline. Molto probabilmente Ben Pon, vecchio importatore olandese di Volkswagen, non si sarebbe mai immaginato che la sua idea potesse creare un mito nel mito, un marchio nel marchio. Capace di resistere, indenne, alle rughe del tempo.

PLATTENWAGEN La storia del Bulli affonda le radici in Germania, in un 1947 profondamente segnato dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Il mercato stenta a ripartire e Ben Pon, in visita agli stabilimenti VW, nota un curioso veicolo usato per spostare pezzi da un capannone all'altro, il Plattenwagen. Il plus sta nel gigantesco e sfruttabile piano di carico piatto fra il posto guida, posizionato davanti alle ruote anteriori e il motore, sopra l'assale posteriore. L'idea di Pon è di omologare il Plattenwagen nel suo Paese, l'Olanda, per poi vedere come si venderà. Un vero e proprio percorso ad ostacoli, che si riduce ad un nulla di fatto. Finché un bozzetto dell'imprenditore olandese finisce sul tavolo di Heinz Nordhoff, capo di VW. E' la svolta: nel 1948 arriva il via libera alla costruzione.

CONTRATTEMPI In meno di sei mesi la fabbrica Volkswagen sforna il Tipo 29, il primo Transporter della storia. Telaio derivato dal Maggiolino, così come la meccanica: un bel gioiellino. Se il motore da 25 cv funzionava alla grande, il telaio sottodimensionato strasformava però ogni curva in un'avventura dall'esito piuttosto incerto. Ecco perché il T29 viene ritirato in poco tempo dal commercio. 

SCOCCA PORTANTE La soluzione arriva limpida come un bicchier d'acqua: una scocca autoportante ad hoc, in grado di assorbire anche le sollecitazioni a pieno carico. Il Transporter (più affettuosamente Bulli, dall'aggettivo tedesco bullig, vigoroso) che debutta nel marzo del 1950 è finalmente pronto per la dura vita del veicolo commerciale. Le misure vicine a quelle del Maggiolino lo rendono agile e maneggevole anche in spazi angusti, mentre la velocità massima di 100 km/h è sufficiente anche per gli ambiti extraurbani.

WESTFALIA Fin qui, la genesi. Poi, c'è il costume. Un capitolo – anzi, il capitolo – della storia Bulli. Che comincia con la versione curata da Westfalia, approntata nel 1951 per le esigenze di un ufficiale britannico: un veicolo multiuso, sul quale poter lavorare e, all'occorrenza, anche dormire. Senza troppe rinunce in fatto di comfort e spazio. Un'idea che inaugurerà un vero e proprio segmento, quello dei caravan derivati da furgoni, ricco ancor oggi di proposte.

RICETTE D'AUTORE Ecco la ricetta originale del Volkswagen Transporter Westfalia: si munisca il furgone di una doppia porta fra il montante B e il montante C. Dietro i sedili anteriori si installi un mobiletto multifunzionale decorato secondo i gusti del padrone di casa e, successivamente, elementi scelti dalla padrona di casa. Per esempio delle belle tendine, graziosamente arricciate e nello stesso stile della fantasia a quadretti degli interni. Infine, un divano letto, un tavolo a scomparsa, una panca, un armadio con ante alla veneziana e una mensola con un vano per un fornello a benzina.

BEACH BOYS L'ascesa del Bulli continua poi al tempo della surf-music dei pionieri della tavola, che si affacciano sulle assolate spiagge della California nei primi anni 50. Nel decennio a seguire l'inarrestabile e robusto Transporter ha poi sposato la filosofia dei figli dei fiori, movimento lento e amore libero, per una vita senza pensieri (e fissa dimora). Con simpatia e affidabilità in dosi massicce, per arrivare sempre a destinazione senza prendersi troppo sul serio, qualsiasi sia il viaggio.


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