Autore:
Massimo Grassi e Emanuele Colombo

AGGIORNAMENTI IN CODA ALL'ARTICOLO

ACCUSE PESANTI L’ultimo numero di Der Spiegel, settimanale tedesco, è di quelli destinati a passare alla storia. In copertina infatti compaiono a caratteri cubitali le parole “Das Kartell”, il cartello. Di che cosa si parla? Secondo la testata teutonica da 20 anni Audi, BMW, Daimler, Porsche e Volkswagen portano avanti accordi segreti cooperando su numerosi aspetti come prezzi, scelta fornitori e così via. Un vero e proprio cartello ribattezzato K5.

VASO DI PANDORA Lo scandalo è venuto alla luce grazie all’auto denuncia di Daimler e Volkswagen che, lo scorso 4 luglio, avrebbero contattato l’Antitrust tedesco confessando le proprie colpe. Alla base della decisione non c’è un senso di colpa ma la paura di ricevere una multa più che salata in seguito ad alcune indagini relative alle forniture di acciaio. In caso di ammissione di colpa infatti la penale da pagare potrebbe essere inferiore a quella prevista dalla legge, ovvero il 10% del fatturato annuo.

NEMICI-AMICI Secondo quanto riportato da Der Spiegel più di 200 manager appartenenti alle 5 Case automobilistiche tedesche si ritrovano da 2 decadi all’oscuro di tutto e di tutti. Sul tavolo delle trattative è passato di tutto, come ad esempio la capacità del serbatoio AdBlue, additivo utilizzato per diminuire le emissioni di NOX in auto con sistemi SCR. Secondo quanto riportato dalla testata tedesca Audi, BMW, Daimler, Porsche e Volkswagen avrebbero deciso di installare sulle auto serbatoio AdBlue con capacità massima pari a 8 litri. Pochi, ma sufficienti a far risparmiare a ogni Casa 80 euro a vettura prodotta, con buona pace delle emissioni. Gli 8 litri di AdBlue infatti non sarebbero sufficienti ad abbattere sensibilmente le emissioni.

LA PAROLA ALLA DIFESA Per ora solo BMW ha risposto alle accuse di Der Spiegel, dichiarandosi innocente e rigettando ogni tipo di accusa. “I veicoli del Gruppo BMW non vengono manipolati e rispettano tutti i requisiti di legge. Naturalmente ciò vale anche per i veicoli diesel. La conferma di ciò è fornita dai risultati delle indagini ufficiali svolte sia a livello nazionale sia a livello internazionale” si legge nel comunicato stampa. “Il Gruppo BMW rigetta categoricamente le accuse che dicono che i veicoli Euro 6 non assicurano un adeguato trattamento dei gas di scarico a causa di serbatoi AdBlue troppo piccoli”.

 

=== AGGIORNAMENTO DEL 25/07/2017 ===

TITOLI IN CALO Gli alti vertici Volkswagen sarebbero in procinto di tenere una riunione d'emergenza sulla questione del cartello e la notizia ha già avuto un forte impatto sui costruttori tedeschi: le azioni Volkswagen hanno infatti perso l'1,4 % del valore sul mercato azionario; più ingenti le perdite di BMW, stimate nel 2,8 %, e di Daimler che ha visto le azioni perdere il 2,7 % del valore.

 

=== AGGIORNAMENTO DEL 27/07/2017 ===

LA RIUNIONE VOLKSWAGEN Il consiglio di amministrazione Volkswagen ha informato il Consiglio di vigilanza riguardo a possibili problemi legali causati del cartello tra i costruttori di auto tedeschi e dalla riunione è emerso quanto segue. Anche se il gruppo tedesco ha deciso di non entrare nel dettaglio, come principio generale fa sapere di ritenere necessario e lecito poter discutere la fattibilità e la standardizzazione di soluzioni tecniche e misure di sicurezza in rapporto alle nuove tecnologie, laddove i regolamenti siano ancora in fase di approvazione.

IL COMUNICATO UFFICIALE È molto comune – si legge ancora nel comunicato Volkswagen – che i fabbricanti d'auto di tutto il mondo si confrontino sulle questioni tecniche per accelerare e promuovere l'innovazione. Anche a vantaggio dei clienti, che avranno le novità prima e a minor prezzo. Una simile collaborazione è stata particolarmente appropriata, per esempio, quando si è trattato di definire uno standard per le prese di ricarica dei veicoli elettrici. Insomma Volkswagen rivendica la liceità di queste concertazioni quando non riguardano le specifiche di un particolare modello e quindi non sono rilevanti o restrittivi ai fini della competizione tra i marchi.

LE QUESTIONI DA CHIARIRE Il tutto, a una prima lettura, appare certamente condivisibile, ma si evidenziano delle criticità che le autorità europee dovranno appurare. Per esempio che negli incontri tenuti in passato si sia effettivamente discusso solo di aspetti “non sono rilevanti o restrittivi ai fini della competizione tra i marchi”. Inoltre sarebbe auspicabile chiarire se “discutere la fattibilità e la standardizzazione di soluzioni tecniche e misure di sicurezza in rapporto alle nuove tecnologie, laddove i regolamenti siano ancora in fase di approvazione” ha semplicemente portato alla luce oggettive impossibilità tecniche o se invece ha comportato scelte al risparmio che hanno avuto impatto sulla salute pubblica. Di certo, con il tempo, ne sapremo di più.


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