Autore:
Marco Congiu

MITO IMMORTALE Con la morte di Paolo Villaggio, se ne va quel pezzo d’Italia raccontata dai suoi celeberrimi Fantozzi, la serie cinematografica delle (dis)avventure del più celebre Ragioniere del cinema italiano. Se da un lato sono – e saranno – indimenticabili alcuni suoi sketch, dalla Corazzata Potemkin alla Coppa Cobram, dalla cena per il varo della nuova motonave della Società all’apertura della caccia, passando per la tragica nottata al Casinò – e questo solo per citare alcuni episodi resi per sempre immortali da quel genio assoluto di Paolo Villaggio – Ugo Fantozzi è riuscito a donare immortalità anche agli oggetti del suo quotidiano, su tutti la mitica Autobianchi Bianchina.

AUTO DI LUSSO La Bianchina di Fantozzi nasceva nel 1957, con l’idea di offrire un’alternativa di “lusso” a tutti coloro che non volevano accontentarsi della Fiat 500. Proprio della 500 la Bianchina condivideva l’autotelaio e la meccanica: nata dalla matita di Dante Giacosa, nei primi mesi di presenza sul mercato fu protagonista di un vero e proprio boom, che per un periodo limitato la fece balzare davanti alle vendite addirittura della stessa 500, nonostante la Bianchina costasse un buon 15% in più. Nel corso della sua storia, l’Autobianchi Bianchina venne prodotta in oltre 300.000 unità in diverse configurazioni, dalla Bianchina Panoramica alla Bianchina Trasformabile, passando per la Bianchina Cabriolet fino alla Bianchina Furgoncino. Anche se tutti la ricorderemo sempre nella sua colorazione bianca della Berlina 4 posti del “nostro” Fantozzi.

FANTOZZI E BIANCHINA, ETERNO AMORE  La Bianchina fu l’auto ufficiale del Ragionier Ugo Fantozzi dal 1975 al 1999, ed apparve costantemente in ogni singola pellicola della saga, condividendo le sfortune del proprietario: dalla lavatrice lanciata dal terrazzo dei vicini in occasione di capodanno, allo scontro con la “mandria” di colleghi che si recavano in ufficio, sino alla “luna di miele a Capri” con la signorina Silvani in Calboni, la Bianchina non ha mai abbandonato il “suo” Fantozzi, legandosi indissolubilmente a lui nel ricordo.


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