Gomme usate sotto l'asfalto: l'esperimento che nessuno vuole ripetere
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Gomme usate sotto l'asfalto: l'esperimento che nessuno vuole ripetere


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30 minuti fa - Strade di pneumatici: l'esperimento fallito negli USA

Nel 1992 il Maine ha interrato 20.000 pneumatici usati sotto una strada per evitare le buche. L'esito? Un costosissimo disastro
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Nel 1992, nello stato americano del Maine, le autorità locali avevano tentato un esperimento innovativo: sotterrare circa 20.000 pneumatici usati sotto un tratto della Dingley Road, nella cittadina di Richmond.

L'idea di fondo sembrava una di quelle intuizioni capaci di prendere due piccioni con una sola fava: proteggere la pavimentazione stradale dai continui cicli di gelo e disgelo (responsabili delle buche che ben conosci) e trovare uno sbocco utile per lo smaltimento della gomma da riciclare.

Se ti stai immaginando una pila di copertoni buttati alla rinfusa sotto terra e coperti di sbieco con palate di ghiaia, sappi che il progetto era ben più strutturato. Sviluppato da Dana Humphrey, docente di ingegneria civile all'Università del Maine, l'esperimento prevedeva l'impiego di pneumatici triturati in frammenti da 5-7 centimetri. Questi pezzi venivano stesi in uno strato uniforme spesso tra i 15 e i 30 centimetri, poi sigillato da oltre mezzo metro di pietrisco.

Dal punto di vista teorico la logica filava: il truciolato di gomma è leggero, offre un potere isolante superiore a quello del terreno tradizionale e garantisce un ottimo drenaggio dell'umidità. In più, forniva una destinazione a migliaia di gomme ormai giunte a fine vita.

All'inizio i dati sembravano confermare la bontà dell'idea. Alla prima primavera, la sezione di strada lunga circa 180 metri imbottita di gomma aveva registrato una penetrazione del gelo dimezzata rispetto ai tratti standard in sola ghiaia, che nello stesso periodo si erano trasformati in un fondo quasi impraticabile.

Entusiasti del risultato, i tecnici avevano già programmato un secondo cantiere a North Yarmouth, stavolta rifinito con una copertura in asfalto.

Il risveglio dalla favola è arrivato nel 1996. Nello stato di Washington, due strade realizzate con questo stesso sistema hanno iniziato a rilasciare fumo denso e una sostanza melmosa e tossica, minacciando i corsi d'acqua e le aree umide circostanti. Pochi mesi prima, un evento identico si era verificato su un'arteria stradale in Colorado. In un tratto della strada di Washington si videro fiamme vere e proprie, oltre al fumo.

Pneumatici usati - Foto di Imthaz Ahamed su UnsplashPneumatici usati - Foto di Imthaz Ahamed su Unsplash

Che cosa era successo?

Sotto il piano viabile si era innescato un vero e proprio incendio sotterraneo. La gomma sepolta ha iniziato a surriscaldarsi spontaneamente, crepando il mantello d'asfalto, liberando fumi nocivi e un odore acre di plastica e creosoto bruciato.

In superficie si misuravano temperature vicine ai 70 gradi, mentre nelle viscere della strada il calore stimato superava i 230 gradi. I rilievi della Guardia Costiera avevano confermato la presenza di benzene, un composto altamente cancerogeno.

Per darti un'idea della gravità potenziale, gli esperti hanno ricordato che la gomma contenuta in ogni singolo pneumatico racchiude idrocarburi equivalenti a circa quattro litri di petrolio. Un ufficiale del nucleo di pronto intervento ambientale ha riassunto il problema con estrema concretezza: sotto l'asfalto si stava rischiando l'equivalente di uno sversamento di petrolio da circa quattro milioni di litri.

Rimuovere il materiale ha richiesto uno scavo integrale con personale munito di maschere di protezione. Un'operazione di bonifica il cui costo è stato stimato tra 1,8 e 5,5 milioni di euro attuali circa.

Cosa ha scatenato la reazione chimica? Humphrey ha ipotizzato due possibili cause: l'ossidazione delle cinture metalliche interne agli pneumatici, che in un ambiente chiuso potrebbe aver innescato una reazione esotermica incontrollata, oppure la degradazione delle mescole con formazione di acido solforico. In Colorado, il fenomeno si è fermato solo dopo aver rimosso la copertura superiore, permettendo al calore di dissiparsi.

Prima che ti venga qualche dubbio mentre stai guidando, vale la pena precisare che questo esperimento non ha nulla a che vedere con il moderno asfalto modificato con gomma (il cosiddetto rubberized asphalt).

In quel caso la gomma riciclata viene polverizzata e amalgamata chimicamente all'interno del bitume, non sotterrata in blocchi sotto la sede stradale. Si tratta di una tecnica consolidata e sicura, usata per creare manti stradali fonoassorbenti, capaci di ridurre il rumore di rotolamento. Senza il rischio di ritrovarsi con una strada che prende fuoco da sola.

Immagini:  copertina generata con A.I.; foto nel testo di Imthaz Ahamed su Unsplash

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Emanuele Colombo
Emanuele Colombo
Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.

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