C'è un paradosso al centro della trasformazione dell'automotive italiano. Il settore non manca di capitali, né di tecnologia, né di mercato. Manca di persone. Persone capaci di gestire una flotta di veicoli connessi, di leggere i dati che produce una Control Room urbana, di programmare i sistemi ADAS che già oggi hanno evitato due miliardi di euro di costi sociali nell'arco di un decennio.
Lo sa bene Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr, che da mesi porta questo messaggio in giro per l'Italia con il roadshow Geely Auto Talks powered by Jameel Motors. Il 19 marzo è toccato a Napoli, alla Fondazione Salvatore. Sul palco: ricercatori, imprenditori, un sindaco, e una domanda che nessun comunicato stampa risolve da solo.
Un mercato che corre, una formazione che arranca
I dati li ha portati Giulio Salvatori dell'Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano. La ricerca, costruita attorno alla mobilità nei grandi eventi, con l'America's Cup Napoli 2027 come caso studio, restituisce un'istantanea precisa.
Il mercato della Connected Mobility in Italia vale 3,36 miliardi di euro e cresce del 16% su base annua. Connected Car (1,66 miliardi) e sistemi ADAS (1,2 miliardi) trainano il comparto. L'AI nelle emergenze reagisce sei volte più velocemente di un operatore umano. Tra il 2010 e il 2024 la gravità degli incidenti è calata del 13%, il tasso di incidentalità del 12%. La tecnologia funziona. Il problema è chi la governa.
Santucci non ha usato mezze misure: ''La trasformazione che sta attraversando il settore automotive è fortemente tecnologica, ma anche profondamente culturale e professionale.'' Una distinzione che conta: non si tratta solo di aggiornare i macchinari o installare nuovi software, ma di ripensare le organizzazioni, i ruoli, i percorsi di carriera.
Le tre aree con il gap più critico:elettrificazione (36% delle aziende dichiara difficoltà), AI e Machine Learning (34%), sostenibilità (31%). Una posizione su quattro nell'IT e Data Management rimane scoperta. Molte imprese hanno smesso di aspettare il mercato e investono nella formazione interna — la cosiddetta strategia ''Make''.
Le nuove professioni: chi serve, davvero
Dimenticate le job description del passato. Il settore non assume più solo ingegneri meccanici o elettronici. Le figure più richieste oggi si muovono all'intersezione tra operazioni, dati e infrastrutture digitali.
- Coordinatori di trasporto: gestiscono flussi multimodali in tempo reale
- Supervisori di flotta: presidiano veicoli connessi e sharing urbano
- Esperti in Data & Operations: leggono e traducono i dati generati dalla mobilità
Poi ci sono le figure ancora senza nome consolidato: i supervisori delle 174 Smart Control Room già operative nel mondo, i prompt manager capaci di sfruttare al meglio le potenzialità dell’AI, gli specialisti in cyber security applicata alla mobilità. Ruoli che non esistevano cinque anni fa e per cui non esiste ancora un percorso formativo standard.
Per Santucci, la risposta passa da un punto fermo: ''È fondamentale creare un ponte solido tra mondo industriale, università e istituzioni.'' Solo attraverso un ecosistema collaborativo possiamo colmare il gap di competenze e accompagnare l'Italia in questo Rinascimento tecnologico. Non una dichiarazione di principio: Jameel Motors ha già avviato il finanziamento di dottorati di ricerca e borse di studio in collaborazione con il MUR. La presenza del Ministero dell'Università all'evento di Napoli non era protocollare, era la firma di un accordo in costruzione.
Il professor Bifulco della Federico II ha aggiunto una prospettiva più radicale: l'automobile trasporta in media 130 kg con due tonnellate di veicolo, sta ferma il 90% del tempo. La transizione non riguarda solo il motore, che sia termico, elettrico o ibrido, riguarda il modello d'uso. La guida autonoma, in questo scenario, non serve tanto a ''democratizzare'' la guida quanto a riposizionare automaticamente le flotte di sharing senza operatori umani. Un cambio di prospettiva che ridisegna anche i mestieri.
Geely, l'Italia e il ''Rinascimento tecnologico''
Geely non è l’ennesima realtà cinese che sbarca ora in Europa, è già presente dal 2010, quando ha acquisito Volvo. Infatti, è la holding che controlla Volvo Cars, Lotus, Polestar, Lynk & Co, Zeekr e Smart. Ha quote in Mercedes, un accordo sui motori con Renault, una partnership con Ford per la riconversione degli stabilimenti spagnoli. Nel 2023 ha aperto un centro design a Milano e l’anno prima lo Zeekr Design centre a Göteborg. I ricavi ammontano a 80 miliardi di dollari, ha venduto circa 3 milioni di veicoli nel 2025 con obiettivo 3,6 milioni nel 2026.
In Italia il gruppo opera attraverso Jameel Motors, e Santucci è l'uomo che ne guida la presenza sul territorio. Il suo approccio è esplicito: ''Un impegno che poggia su basi scientifiche solide, grazie ai dati del Politecnico di Milano. La presenza del MUR all'evento suggella una collaborazione fondamentale per mappare le nuove opportunità lavorative.'' Tradotto: il roadshow non è marketing. È un tentativo — ancora in corso — di far parlare tra loro mondi che si conoscono poco.
La domanda che il tour si pone a ogni tappa è questa: può l'Italia usare questo momento di transizione per costruire competenze che restino? Santucci parla apertamente di ''Rinascimento tecnologico'', un'espressione ambiziosa, ma non campata in aria se si guarda a quanti marchi del lusso e dell'innovazione automobilistica hanno radici o centri di sviluppo nel Paese.
Napoli laboratorio del futuro: dall'America's Cup alla mobilità quotidiana
La scelta di Napoli come tappa non è casuale. La città ha quasi un milione di abitanti, mezzo milione di movimenti pendolari al giorno, un parco auto datato e infrastrutture in aggiornamento. È, in miniatura, il problema dell'Italia intera. Ed è anche, dal 2027, la città che ospiterà l'America's Cup.
Il sindaco Gaetano Manfredi ha parlato di trasporto su gomma quasi interamente elettrico, potenziamento del tram, mobilità come servizio integrato. Ha riconosciuto che la sfida non è tecnica ma culturale: ''Il tema della formazione e della valorizzazione delle nuove professionalità è la vera sfida.''
I casi internazionali già danno indicazioni: a Monaco durante l'Oktoberfest 2024 ha circolato il Wiesn Shuttle a guida autonoma L4; alle Olimpiadi di Parigi è stato dispiegato il traghetto elettrico autonomo HYKE Ferry. Infrastruttura operativa, gestita da professionisti che tre anni prima non esistevano nel mercato del lavoro.
Il panel: la parola d'ordine è ecosistema. Il problema è la strategia
Alessandro Grandinetti (PwC)ha aperto con una cornice geopolitica che raramente si sente in un convegno automotive: la discontinuità che stiamo vivendo non è solo tecnologica, ma si regge su tre gambe parallele uscite dalla pandemia. La prima è la crescita esponenziale della digitalizzazione, accelerata dal Covid e mai rientrata. La seconda è il climate change, che ha smesso di essere un tema di policy per diventare un vincolo di strategia aziendale. La terza, la più sottovalutata, è la geopolitica: chi fa strategia d'impresa non può più ignorarla, e il settore automotive, con le sue catene di fornitura globali, le batterie, i chip, la sente più di altri settori.
In questo scenario, ha spiegato, cambia anche il perimetro concettuale: non si parla più di ''settore automotive'' ma di mobilità, con tutto ciò che questo implica in termini di modelli di accesso al mercato, concorrenti inattesi e nuove alleanze.
Sul fronte AI il messaggio era lucido e un po' scomodo: meno della metà dei CEO intervistati da PwC nel mondo che ha investito in AI dichiara un ritorno positivo. I benefici concreti arrivano solo a chi ha investito in modo massiccio, un trend destinato a continuare e ad accentuare il divario tra chi è dentro e chi è fuori. I due grandi rischi che accompagnano questa corsa sono la gestione dei dati e le minacce cyber: non problemi tecnici da delegare all'IT, ma questioni strategiche che richiedono nuove figure professionali dedicate, dal data manager al prompt manager.
C'è poi un dato strutturale che Grandinetti ha citato con toni preoccupati: l'Italia è un paese che invecchia e in cui non lavorano abbastanza le donne e i giovani. L'occupazione cresce, ma cresce tra gli over 50. Un paradosso in un momento in cui il mercato chiederebbe esattamente il contrario, profili giovani, nativi digitali, disposti ad apprendere mestieri che non esistevano fino a ieri.
Il modello cinese come caso di studio: lì l'ecosistema funziona perché industria, università, istituzioni e filiera si muovono come un sistema integrato. Nell'automotive italiano tutti i tasselli ci sono, dalla manifattura al design, dalla ricerca universitaria alla rete commerciale, ma non comunicano tra loro, non fanno sistema. Lo sharing, ad esempio, funzionerà davvero solo quando si integrerà con la guida autonoma. I pezzi esistono. Manca l'architettura che li tenga insieme.
Non si può più pensare come prima, è necessario guardare a nuovi orizzonti che ancora non conosciamo ed è indispensabile non ignorare quanto succede, utilizzare tutti gli strumenti per capire e innovare. ''Se non lo fate voi, lo farà qualcun altro.''
William Griffini (Carter & Benson)ha sollevato il tema che spesso viene eluso: la paura. ''Tutti abbiamo paura dell'AI'', ha detto, è difficile anticipare il mutamento, l’AI ha un costo spaventoso per il mondo del lavoro. Il problema è la ritenzione del talento e richiede un continuo adattamento. La tecnologia deve adattarsi alle abitudini delle persone, non il contrario.
Filippo Rizzi Ariani (Grimaldi Group)ha portato la prospettiva della logistica, ma il tema non cambia: ''human in the loop'', con le persone e i loro talenti che partecipano attivamente nei processi, come principio non negoziabile. Antonio Amato (Giovani Imprenditori, Unione Industriali Napoli) ricorda che la vera trasmissione di valore passa dal trasferire cultura aziendale ai giovani, non solo competenze tecniche.
È una diagnosi che Santucci condivide e prova a trasformare in azione: ''La vera sfida oggi non è più immaginare la mobilità del futuro, ma costruire le competenze necessarie per renderla concreta.''
La vera notizia di Napoli non sono i miliardi del mercato, né le percentuali di carenza. La notizia è che c'è, ed è necessaria, una conversazione in corso tra industria, università e istituzioni che potrebbe diventare una strategia. O potrebbe restare un bel convegno. La differenza, come sempre, la fanno le persone.







