Test Drive

Volkswagen Polo 1.4 Automatica


Avatar Redazionale , il 15/11/05

15 anni fa - Punta sul classico.

Mentre molte altre Case puntano sui cambi robotizzati, la Volkswagen resta fedele al classico automatico. Una scelta che soddisfa appieno nella guida e anche coerente con il look di gusto neoclassico della Polo.

PASSO PASSO Le statistiche parlano chiaro. Un passettino alla volta il cambio automatico si sta affermando anche in Italia. Dieci anni fa lo acquistava solo l'1,1 % degli automobilisti, lo scorso anno tale percentuale è stata del 6,4 % e per il 2005 è nell'aria un ulteriore progresso. A favorire la conversione di molti scettici è spesso la possibilità, offerta dalle trasmissioni robotizzate più recenti, di selezionare eventualemente anche in manuale le marce. Un'opportunità che poi, gira e rigira, sfruttano in pochi: una volta scoperta la comodità dell'automatico è difficile rinunciarvi.

BEN AFFIATATI

Alla Volkswagen si risparmiano la manfrina e puntano decisi su un automatico vecchia maniera, con quattro marce e un bravo convertitore di coppia. Si tratta di una scelta senza compromessi ma che non delude, complice l'ottimo affiatamento con il motore 1.400 a benzina. Chi individua il partener ideale per una trasmissione automatica in un turbodiesel spesso ha ragione ma questo proulsore Volkswagen è un'eccezione alla regola.

CUORE DI PANNA

I 75 cv di potenza massima sono erogati a soli 5.000 giri, il picco di coppia di 126 Nm si ha a 3.800 giri. Ritmi dunque da bradicardico per il quattro cilindri tedesco, associati a una fluidità e una pastosità d'erogazione che paiono fatte apposta per esaltare la dolcezza di questa trasmissione. Quando serve un po' di brio, l'entrata a gamba tesa sull'acceleratore assicura una scalata abbastanza rapida, anche se l'indole di questa Volkswagen non è certamente sportiva.

ENTRATA LIBERA

Le dimensioni generose dell'abitacolo e il comfort sono degni di un'auto di categoria superiore. Solo alle velocità di crociera autostradali si avverte una certa rumorosità ma ce n'è comunque abbastanza per fare della Polo automatica un'ottima compagna per viaggi anche a medio e a lungo raggio. Nella zona posteriore c'è tanto spazio per le gambe e anche chi ha proporzioni da trampoliere non è costretto a contorsionismi. Inoltre le cinque porte assicurano una buona accessibilità e il bagagliaio, con i suoi 250 litri di capacità, permette una discreta versatilità d'impiego.

UN TIPO URBANO

Le sospensioni hanno una taratura sostenuta ma non rigida, che permette di guidare con disinvoltura anche quando le curve si susseguono a ritmo incalzante. In ogni caso, l'habitat naturale di questa Polo sono i centri urbani e ciò non è solo dovuto alla praticità del cambio. L'ottima visibilità e il buon raggio di sterzata facilitano il compito in manovra, anche se l'ultima versione ha messo su ancora qualche centimetro rispetto a quelle precedenti. Si vede che per la Polo, a trent'anni suonati, l'età dello sviluppo non è ancora finita...

COME UN OMETTO

La sua costituzione è comunque sana e robusta. La qualità percepita resta ai vertici della categoria. Tutto ha un aspetto solido e l'apparenza trova ampie conferme quando ci si infila senza troppi riguardi sul pavé e non si avvertono cigolii fastidiosi. L'unico appunto che si può fare all'interno, assolutamente soggettivo, è di tipo estetico. Linee un po' meno austere non guasterebbero alla plancia ma la Polo è così anche a livello di carrozzeria, con l'aria un po' imbronciata di quei ragazzini delle famiglie bene, vestiti da ometti per le feste comandate.
Pubblicato da Paolo Sardi, 15/11/2005
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