Autore:
Emanuele Colombo

GOOGLE CONTRO UBER Uber ha licenziato il capo della ricerca sulle auto a guida autonoma Anthony Levandowsky, per difendersi contro le accuse di Waymo. Secondo quest'ultima, Levandowsky le avrebbe sottratto 14 mila documenti ai tempi in cui l'ingegnere lavorava al progetto di guida autonoma di Google, che controlla Waymo attraverso la società Alphabet.

DA WYMO A OTTO Levandowsky aveva infatti abbandonato la compagnia per fondare Otto, la start-up che intendeva portare il pilota automatico sui camion e che Uber ha acquistato per 680 milioni di dollari a pochi mesi dalla nascita. All'inizio del 2017 Waymo ha fatto causa a Uber per violazione di tecnologie proprietarie.

IL MOTIVO DEL LICENZIAMENTO Uber sostiene di aver sviluppato autonomamente la propria tecnologia per le future auto a guida autonoma e di aver chiesto a Anthony Levandowsky di collaborare con la corte. Levandowsky avrebbe però invocato più volte l'articolo 5, che garantisce il diritto dell'imputato a non testimoniare contro se stesso, e non avrebbe restituito il materiale sottratto a Waymo come ordinato dal tribunale.

LE CONSEGUENZE Il licenziamento offre a Uber la possibilità di dichiarare che non era al corrente delle azioni di Levandowsky, sottolinea il New York Times, ma offre anche a quest'ultimo l'opportunità di testimoniare contro la stessa Uber e cercare un patteggiamento. Il tutto in un momento molto critico, in cui le autorità americane stanno valutando se, dopo la causa civile, sia il caso di procedere anche con una causa penale.


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