Autore:
Luca Cereda

TEMPORALE PASSEGGERO? Non c'è tregua per Uber. L'ultima è che il Dipartimento di giustizia americano avrebbe aperto un'inchiesta penale contro la società californiana per l'utilizzo di un software che evitava i controlli delle autorità. Lo ha rivelato la Reuters, annunciando un'inchiesta ancora in fase embrionale, che per ora non ha ancora accertato alcuna violazione alle leggi federali né formulato alcuna accusa.

SPIONE La cattiva pubblicità però resta. Tutta colpa di Greyball, il software che - come segnalato dal New York Times settimane fa - permetteva a Uber di esercitare la sua funzione di taxi privato anche negli stati in cui è vietato o soggetto a restrizioni, Italia compresa. Ma il caso è scoppiato a Portland, nell'Oregon, dove si è scoperto che Greyball aiutava tassisti abusivi ad eludere i controlli delle autorità. Come? Semplicemente questo software è in grado di profilare la fonte della chiamata. E se si tratta di un agente, che voglia accertare un'infrazione o semplicemente stanare un Uber abusivo, reagisce con una finta risposta alla chiamata.

IL VERO SCOPO A detta di Uber, Greyball serviva a tutelare gli autisti, ma nel senso di prevenirli da richieste di utenti potenzialmente insolventi, finte chiamate o comunque richieste di utenti che avevano violato i termini di servizio previsti. Il software era stato attivato nel 2014 e sospeso dalla Compagnia giorni fa dopo le accuse del New York Times.  


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