Autore:
Giulio Scrinzi

CARRIERA DIFFICILE Ha esordito in 125 nel 1997, ha sfiorato il titolo dell'ottavo di litro due anni più tardi, mentre nel 2002 ha vissuto il suo anno migliore: Campione del Mondo della classe 250. Poi il salto in MotoGP, l'apprendistato, qualche buon risultato seguito da un crollo repentino delle sue prestazioni che l'ha convinto a passare in Superbike. Subito competitivo con la Yamaha ufficiale nel 2011, Marco Melandri è poi passato per due stagioni alla BMW, mentre nel 2014 è salito su quella stessa Aprilia RSV4 con cui Max Biaggi e Sylvain Guintoli avevano indossato la corona d'alloro iridata. Una stagione chiusa con quell'ultima vittoria in Gara 2 a Magny Cours, l'ultimo successo di un italiano nelle derivate dalla serie. Il 2015 lo ha visto tornare nella classe regina del Motomondiale sempre con la Casa di Noale, ma gli scarsi risultati lo hanno costretto a troncare in anticipo una collaborazione che non lo faceva sentire a suo agio.

CAMPIONE RISORTO Poi, al termine del 2016, l'opportunità che stava cercando: ritornare a gareggiare in SBK, stavolta in sella alla Ducati ufficiale lasciata libera da Davide Giugliano. Dopo un inverno difficile nel trovare la giusta messa a punto e in seguito a un inizio di stagione caratterizzato da diversi piazzamenti a podio (ben sei) ma anche da alcuni ritiri sfortunati... Ecco che sul circuito di Misano Adriatico ha ripreso da dove si era fermato qualche anno prima: di nuovo sul gradino più alto del podio. Sul Santa Monica, ieri, Melandri ha firmato la 100esima vittoria di un italiano in Superbike, la sua 20esima in questo Campionato. Un successo meritato che, finalmente, ha fatto risorgere il Campione che c'è in lui.

LE IMPRESSIONI DELLA GARA Ma come è andata effettivamente la gara del nostro Melandri? Sentiamo le sue impressioni: “Sono partito bene, ho passato subito Rea ma poi ha risposto: credevo volesse andare davanti e fare il tirone, quindi gli sono stato vicino. Poi però ho capito che un po' tutti eravamo sulle uova. Passare Torres e Fores non è stato facile, ma in seguito ho realizzato che avevo il passo per vincere con qualche decimo in più degli altri. Rispetto a ieri l'asfalto era più fresco ma c'era molto vento, le condizioni non erano comunque facili”.

COS'È CAMBIATO DA GARA 1? E quali sono stati gli inteventi che la tua squadra ha fatto per permetterti di essere così competitivo? “Abbiamo fatto una piccola modifica di geometria solo per stabilizzare la moto; avevamo un po' di dubbi sulle temperature, poi però il nostro passo rispetto agli altri era migliore e sapevo di potermi giocare la vittoria. Luigi Dall'Igna mi ha detto prima di partire di prendermela con calma, senza strappare subito. Aveva ragione”.

QUESTA VITTORIA TI HA RIDATO MORALE? Quindi, come ti senti a essere tornato sul gradino più alto del podio? “Vincere fa sempre bene, io e la squadra abbiamo passato momenti difficili e questo successo non è solo mio ma di tutto il team. Lo devo a loro, io ho messo solamente la ciliegina sulla torta. Un grazie a tutti i ragazzi, perchè fin dal primo momento hanno assecondato ogni mia singola richiesta e mi hanno fatto sentire di nuovo un pilota ufficiale”.

UN PENSIERO AL MONDIALE? In ultimo, cosa ti aspetti per il proseguo di stagione? Stai ancora pensando al Titolo Mondiale? “Non credo proprio di poter vincere il Mondiale, ora il mio obiettivo è portare a casa più punti possibili. Quest'anno è una sorta di stagione scuola dove imparare di nuovo a gareggiare. Oggi abbiamo migliorato, ma la svolta vera sarà tra due settimane a Laguna Seca. Non mi aspetto che sia sempre domenica, ma per il momento ho ricominciato proprio da me stesso. Ora bisogna continuare”.


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