La MotoGP continua a puntare sul regolare svolgimento del GP Qatar, in programma il prossimo fine settimana sul circuito di Losail, nonostante le tensioni geopolitiche nella regione e i timori espressi dai piloti. La decisione di Yamaha di non partecipare alla gara per ragioni di sicurezza ha ulteriormente complicato la situazione, ma gli organizzatori non intendono modificare il calendario.
Alla base della scelta ci sono valutazioni sull'effetiva pericolosità dell'evento, ma anche importanti interessi economici e contrattuali. Il Qatar è infatti uno dei partner commerciali più rilevanti della MotoGP e un'eventuale cancellazione dell'evento avrebbe conseguenze finanziarie significative.
Perché la MotoGP vuole correre in Qatar
Il rapporto tra la MotoGP e il Qatar va ben oltre l'organizzazione di un singolo Gran Premio. Losail ospita il Motomondiale dal 2004 e il contratto attuale prevede la permanenza in calendario fino al 2031. Il Qatar rappresenta inoltre un partner commerciale fondamentale. Qatar Airways sponsorizza tre appuntamenti del calendario 2026 e garantisce un'importante presenza pubblicitaria durante tutta la stagione. Doha è anche uno snodo strategico per il trasporto del materiale necessario alle trasferte del campionato.
A questo si aggiunge il contributo economico versato dagli organizzatori locali per ospitare la gara, considerato tra i più elevati del calendario. Se la MotoGP decidesse autonomamente di cancellare l'appuntamento nonostante le rassicurazioni del Qatar, rischierebbe quindi pesanti conseguenze finanziarie. Dal punto di vista televisivo, invece, non sarebbe indispensabile sostituire la gara: un calendario ridotto a 21 appuntamenti sarebbe comunque sufficiente a rispettare gli accordi con le emittenti.
I rischi per la sicurezza e il problema dell'evacuazione
La principale preoccupazione riguarda la possibilità di un'improvvisa escalation militare nella regione. Il rischio non è legato soltanto alla permanenza in Qatar, ma soprattutto a un'eventuale chiusura dello spazio aereo, che potrebbe impedire a circa 2.000 persone del paddock di lasciare il Paese. Uno scenario particolarmente delicato considerando che, dopo Losail, il calendario prevede ancora il GP Portogallo dal 20 al 22 novembre e il GP Comunità Valenciana dal 27 al 29 novembre.
La scorsa settimana Carlos Ezpeleta, vicepresidente esecutivo della MotoGP, si è recato in Qatar per verificare le condizioni organizzative e ottenere rassicurazioni. Gli organizzatori sostengono che la gara possa svolgersi in sicurezza, ma i piloti chiedono garanzie più precise, soprattutto su eventuali piani di evacuazione e coperture assicurative.
Yamaha rinuncia, la MotoGP valuta le conseguenze
La decisione più significativa è arrivata da Yamaha, che dopo il GP Malesia ha annunciato ufficialmente la propria assenza in Qatar. La Casa giapponese ha spiegato di aver effettuato una valutazione autonoma delle informazioni disponibili, indipendentemente dalle misure di sicurezza predisposte dagli organizzatori. La MotoGP si è detta delusa dalla scelta, ribadendo che le valutazioni effettuate insieme alle autorità qatariote e ai consulenti indipendenti non hanno evidenziato elementi tali da giustificare la cancellazione dell'evento.
🗞️ Statement from Yamaha Motor Company Ltd following its latest assessment of the situation in the Middle East Read More 🔗 https://t.co/EBKxd0lF4K https://t.co/01K7CxLgEj
— Yamaha Racing (@yamaharacingcom) November 1, 2026
La rinuncia potrebbe però avere conseguenze contrattuali e sportive per Yamaha, che ha accordi vincolanti con il campionato. Eventuali sanzioni saranno valutate dalla FIM secondo i regolamenti, mentre Aprilia, Ducati, KTM e Honda hanno confermato la partecipazione.
I piloti contrari alla trasferta
Le preoccupazioni del paddock sono emerse già durante il GP Australia, quando i piloti hanno presentato agli organizzatori una serie di richieste relative alla sicurezza. Il confronto è proseguito in Malesia, senza però eliminare i dubbi. Jack Miller è stato tra i più espliciti: “Non voglio andare, come tutti gli altri. Siamo in 19 a non volerci andare e non credo che dovremmo correre in queste condizioni”.
Il pilota australiano ha insistito soprattutto sulla questione delle responsabilità: “Se vogliono che andiamo, devono assumersene la responsabilità. Se credono che sia sicuro, mettano il loro nome su questa decisione”. Altri piloti, tra cui Marc Marquez e Pedro Acosta, hanno invece evitato di commentare pubblicamente la situazione dopo il GP Malesia: il pilota Ducati si era però espresso chiaramente prima del weekend di Sepang durante gli incontri con i vertici del campionato, trovando però scarso supporto dai colleghi come lamentato da Davide Tardozzi.
Una griglia che potrebbe ridursi a 14 piloti
Oltre ai quattro piloti Yamaha, il GP Qatar dovrà fare i conti con diverse possibili assenze per infortunio. Alex Marquez ha già annunciato che non parteciperà alla gara per sottoporsi a un intervento alla spalla destra. Restano inoltre da verificare le condizioni degli Aprilia Jorge Martin e Raul Fernandez, alle prese rispettivamente con una frattura al polso e due dita della mano destra fratturate. Incerta anche la presenza di Joan Mir, ritiratosi dalla gara di Sepang per problemi fisici.
Nel caso peggiore, la griglia potrebbe quindi ridursi ad appena 14 piloti, meno delle 15 posizioni che normalmente assegnano punti nel Motomondiale. La MotoGP ribadisce che continuerà a monitorare l'evoluzione della situazione e che le decisioni potranno cambiare qualora emergessero nuovi elementi. Per il momento, però, la volontà è quella di correre regolarmente in Qatar, nonostante un clima di forte preoccupazione all'interno del paddock. Alla finestra rimane la Formula 1, anch'essa di proprietà di Liberty Media, che dovrebbe correre a Losail e negli Emirati Arabi Uniti tra fine novembre e inizio dicembre: quello che accadrà questa settimana con la MotoGP rappresenterà un importante precedente.
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Appassionato di corse fin da quando organizzava il GP di Vigliano Biellese sulla moquette di casa, si laurea in Scienze della Comunicazione con l'idea di diventare giornalista sportivo. Dopo un inizio nelle radio locali seguendo basket e calcio, nel 2012 entra a far parte di FormulaPassion dove, tra un'intervista e una trasferta a un gran premio, crea “T&F – I Top & Flop della Formula 1”, un modo ironico di commentare le gare. Le cronache riportano la sua partecipazione a Reazione a Catena nel 2010: nel celebre programma di Rai 1 la sua squadra vince sei puntate e una buona somma di denaro, ma lui resta umile. A MotorBox arriva nell'autunno 2019.




