Prova

Da Roma a Milano con la BMW C1 200


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa - Per accontentare la voglia di autostrada la BMW C1 cresce di cilindrata e tocca i 200 cc.

Per accontentare la voglia di autostrada la BMW C1 cresce di cilindrata e tocca i 200 cc. L' abbiamo provata a fondo, con un viaggio vero e proprio da Roma a Milano, per scoprire che alla C1 la città va quasi stretta.

Quante discussioni attorno a questo mezzo: la berlina su due ruote secondo BMW ha smosso dal torpore il mondo delle moto. Si guida senza casco, ma occorre indossare le cinture, offre una protezione assolutamente irraggiungibile dai concorrenti ed è anche molto tecnologica. Un mezzo nato per rapire alle quattro ruote il popolo degli automobilisti, che nasce per la città, ma anche per le tangenziali e le vie a scorrimento veloce. L'unico neo era la cilindrata di 125 cc, che alla Bmw C1 andava stretta.

Ecco però che la BMW ha rimediato anche a questo problema e la C1 è cresciuta di cilindrata. Con il motore 200 cc si aprono infatti le porte di autostrade e tangenziali per un commuting urbano davvero completo. Non solo, ma con C1 si possono anche affrontare lunghi viaggi. Noi lo abbiamo fatto, affidando questo test a un motociclista "vero", che ha affrontato un Roma-Milano tutto d’un fiato tra statali, colline, autostrade e... buoni ristoranti. Ecco come è andata.

"Sono un motociclista vecchio stile, e per di più maledettamente tradizionalista. Per me le moto si dividono ancora in quelle tipologie che erano in voga ai miei tempi: turismo, sportive, fuoristrada, motorini/scooter. Ma il mercato si evolve e queste antiche categorie sono diventate come i colori fondamentali, danno vita ad una congerie di nuove tipologie motociclistiche che ne combinano variamente gli elementi. Già disorientato dall’arrivo delle enduro, per non parlare delle supermotard, assisto da vari anni al successo dei cosiddetti "scuteroni".

Per cercare di capire meglio il fenomeno ho pensato di farci un giretto, scegliendo lo scooter più particolare, più innovativo e tutto sommato più lontano dal concetto di motocicletta classica che può avere un vecchio rimbambito. Ho deciso quindi, per saggiarne le caratteristiche in città, in campagna ed in autostrada, di affrontare un bel Roma-Milano.

E’ giusto però premettere che ho dovuto sforzarmi per studiare il comportamento del mezzo, liberandomi dei punti di vista motociclistici. Anche perché credo che il pubblico a cui BMW si indirizza con la sua C1 non sia quello degli appassionati motociclisti, ma quello degli automobilisti che non sopportano più le code ed il traffico. L’esperienza della strada mi conferma che in genere gli scooteroni sono condotti da automobilisti, e che aspettarsi da loro quelle elementari doti di civiltà motociclistica è inutile quanto pericoloso.

MEGLIO AFFIATARSI

Torniamo alla C1: forse il più innovativo concetto tecnico su due ruote dopo la Britten e la Norton F1 a motore Wankel. Spazziamo subito il campo dall’ipocrisia: con la sua sovrastruttura la C1 garantisce protezione dalla pioggia e un livello di sicurezza passiva mai visto su due ruote, a costo però di un baricentro alto e di una certa sensibilità al vento laterale. Prima di affrontare un viaggio è quindi necessario un breve periodo di affiatamento, perché la C1 ha un comportamento diverso da quello delle altre moto; d’altronde, non è stata pensata per i lunghi viaggi o per le tirate sul misto stretto. Ciò non toglie che l’utente cittadino possa utilizzarla durante i weekend o per le vacanze estive, data la sua notevole abitabilità, lo spazio per il bagaglio e la capacità di viaggio. L’unico limite vero in questo senso è il fatto di essere praticamente monoposto

UPGRADE RIUSCITO Il motore 200 è generoso, con una accelerazione notevole, utilissima in città, ed una buona coppia che aiuta ad uscire bene dalle curve più lente. Il telaio è, vista la sua particolare conformazione, molto rigido e preciso, talvolta messo in difficoltà sullo sconnesso per via soprattutto delle ruote piccole. Tuttavia, una volta presa confidenza con la strana sensazione in piega, permette traiettorie di tutto rispetto. La frenata è ottima, dotata di uno dei più riusciti impianti ABS, sicuramente utilissimo quando piove sul pavé.

PIEGA STRANA

Devo dire che ho avuto molte ore per studiarla e analizzarla, ma non sono certo di aver capito di che cosa si tratti. Premetto che, oltre ai miei 90 chili, la C1 200 della prova portava un’altra ventina di chili di bagaglio, il che su un mezzo di questo genere influisce in modo notevole. Dopo lunghi ragionamenti, credo che sia il fatto di avere una posizione di guida ed un parabrezza automobilistico, con i suoi due montanti verticali ed il tetto (ci si apetterebbe di trovare un’aletta parasole, e comunque c’è una plafoniera interna!) che psicologicamente non si concilia col fatto che per curvare il tutto si deve inclinare il mezzo. In alcuni momenti mi sentivo più al comando di un immaginario aereo da caccia che di una moto. O per meglio dire, di un viedogame, nel quale la seduta è fissa e lo schermo dà la sensazione dell’inclinazione. Infatti, essendo seduti in basso - e la seduta incidentalmente è ergonomica e comodissima anche dopo dieci ore di guida, anche se la posizione è praticamente obbligata - le gambe, il bacino e il torso quasi non si muovono, mentre tutto il lavoro viene fatto da spalle e braccia. In alcuni momenti ho avuto una sensazione simile a quella che i subacquei chiamano "ebbrezza": una situazione pericolosa perché fa perdere la capacità di orientarsi tra alto e basso. Una sensazione forse determinata dalla mia incapacità di relazionare l’inclinazione della moto con la traiettoria progettata. Tutto questo non ha avuto nessuna conseguenza, se non quella di richiedermi una costante concentrazione alla guida, che peraltro non fa mai male…

SU E GIÙ PER LE STATALI

Per dare un po’ di varietà al viaggio ho percorso tutto il Lazio settentrionale e un pezzo d’Umbria sulla Flaminia, per poi spostarmi, via Orvieto, sulla Cassia, seguita sino a Siena. Da Siena, ho percorso un pezzetto di superstrada fino a Colle Val d’Elsa, per poi raggiungere Volterra su una strada meravigliosa che rimbalza di poggio in poggio. Da Volterra verso il mare, con una piccola deviazione a Pontedera a rendere omaggio alla culla dello scooter, e da Pisa a Milano un’unica tirata autostradale. In autostrada, la velocità ideale è intorno ai 100 km/h, con puntate sui 110-115 per il sorpasso dei camion. Queste manovre ovviamente devono essere pianificate e messe in pratica con grande professionalità, com’è abituato a fare chi da anni usa vetture diesel: sfruttando momenti di scarso traffico, discese e assicurandosi che tutti ci abbiano visto e abbiano capito cosa stiamo facendo. Particolare attenzione va posta nel momento in cui si raggiunge il muso del camion, in quanto l’onda aerodinamica colpisce la C1 con una certa violenza: è meglio non stare troppo vicini. A proposito di aerodinamica, l’autostrada mette in luce un’altra pecca: la C1 ha un comodo appoggiatesta, ai lati del quale corrono i due tubi che sostengono il tetto, tra questi e quello si infilano due correnti d’aria che alla lunga non sono salutari: meglio studiare un lunottino di plexiglas come quello usato sulle Porsche Boxster che eliminerebbe il problema. Consiglio questo itinerario a chiunque non lo avesse mai percorso, e di farlo con qualsiasi mezzo, a due o quattro ruote (e perché no, anche a tre!): le strade citate sono tra le più belle del mondo, in particolare in Aprile. Se passate da Orvieto ed avete appetito, vi consiglio anche di andare dalla Signora Brozzi (La Volpe e l’Uva, via Ripa Corsica,1 tel. 0763/341612), dove troverete ghiotte specialità al tartufo nero, prosciutto al coltello e formaggi degni di un detour.

ECOLOGICO

In sintesi, ho trovato la C1 un mezzo interessante: in città non è rapido come uno scooterino ma offre comunque grande maneggevolezza. La nuova versione 200 offre la possibilità di muoversi anche in autostrada, con la comodità di non portare il casco e nondimeno godere della più elevata sicurezza passiva offerta da un mezzo a due ruote. Inoltre, date le sue avanzatissime caratteristiche ecologiche (il suo inquinamento è inferiore a quanto richiesto dalla legge che entrerà in vigore fra tre anni) la C1 mette al riparo anche da eventuali limitazioni al traffico nei centri storici.

ALZA LA MEDIA

Fuori città, pur non essendo una sport-tourer, non si trova in difficoltà: la prontezza del suo motore e il buon equilibrio generale permettono di tenere medie di tutto rispetto: in campagna sui 70 km/h ed in autostrada sui 100 – 110. In particolare, sulle strade di campagna le sue prestazioni sono limitate più dal tipo di strada e di circolazione che non dalle sue caratteristiche tecniche. Sul misto, bisogna assuefarsi alla diversa impostazione delle curve e a una curiosa tendenza all’autoraddrizzamento in frenata.

Mi sembra chiaro comunque che i nuovi prodotti offerti dalle Case non sono sempre derivati dalle allucinazioni dei Direttori Marketing: in questo caso la C1 trae origine da uno studio accurato dei problemi del trasporto urbano, affrontato con l’esperienza di una Casa che ha realizzato per ottant’anni motociclette caratterizzate dalla sicurezza e dall’affidabilità e progettate per il turismo sportivo".


Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
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