Autore:
Emanuele Colombo

REGINA DELLO SPRINT Scatta il verde, spalanco la manetta e il tipo accanto a me, con la sua rombante streetfighter a benzina, rimane di sasso: mentre lui è impegnato a gestire lo stacco della frizione io, in sella alla mia moto elettrica Zero DS ho già fatto più di 10 metri: con un'accelerazione immediata, continua, fluida e facile da gestire. Nessun pattinamento, nessun accenno di impennata. Solo una progressione spietata ed efficiente che lascia al palo parecchie moto tradizionali.

NON C'È GARA Per me non è una gara e non sto tirando, visto che il vantaggio lo ottengo subito, senza nemmeno raggiungere i limiti di velocità, ma evidentemente il mio improvvisato rivale non ci sta e comincia a impegnarsi. Ai semafori successivi, tuttavia, la storia si ripete: ancora e ancora. Tanto che, stizzito, finisce per bruciare un semaforo rosso allo scopo di lasciarmi indietro.

LA BASE DELLA GAMMA Non c'è niente da fare: ce lo aveva già dimostrato la Tesla che nello sprint è dura battere i veicoli elettrici. Ma com'è la vita del pendolare a batterie nel caso delle due ruote? Per scoprirlo ho preso in prova la Zero DS 6.5, modello base della californiana Zero Motorcycles, che con la sua impostazione scrambler si adatta bene all'uso quotidiano e pure alla moda del momento.

LE NOVITÀ 2017 In edizione 2017 la Zero DS guadagna alcune migliorie. Il motore elettrico di tipo brushless, sigillato e raffreddato ad aria, sviluppa 31 CV e 108 Nm di coppia con una risposta più fluida dell’acceleratore. Le batterie sono ora coperte da una garanzia di cinque anni a chilometraggio illimitato. La cinghia di trasmissione in carbonio è più larga e più robusta.

MOTO CONNESSA Ancora, lo scompartimento per il cavo di ricarica, nascosto nel finto serbatoio, ha la chiusura a chiave e le parti in plastica hanno una verniciatura tradizionale in luogo dei pigmenti annegati nel materiale, come invece avevano le Zero DS delle generazioni precedenti. L’app Zero Motorcycles infine, disponibile per gli smartphone Android e iOS, consente ora di aggiornare a distanza il software della moto sui modelli 2017.

TUTTO A DESTRA Ritiro la Zero nel centro di Milano e i primi chilometri mi richiedono un po' di apprendistato. Perché si guida un po' come uno scooter, senza cambio e senza frizione, ma ha i comandi di una moto: con il freno anteriore comandato dalla leva destra del manubrio e il posteriore dal pedale montato sullo stesso lato. Mancano però i comandi di sinistra: la leva della frizione e il pedale del cambio, che continuo a cercare ogni volta che rallento.

FA UN RUMORE TUTTO SUO Fatta l'abitudine, tutto diventa semplice. Giro la chiave e la moto è già pronta a partire. Il pulsante che sulle moto a benzina comanderebbe l'accensione qui serve solo per regolare la risposta del motore su tre posizioni: Eco, Sport e Custom. Parto in Eco e l'accelerazione è dolce. Il motore, va detto, non è silenzioso come si dice in giro e a bassa velocità produce una sorta di muggito graffiante non sempre gradevole. La guida, però, è intuitiva, con la ciclistica che asseconda discese in piega equilibrate e naturali. Il freno motore è blando e mi dà una grande scorrevolezza a centro curva.

LEGGERA E AGILE D'altra parte la Zero DS 6.5, con i suoi 144 chili, è una moto leggera e ha il baricentro basso, a vantaggio della guidabilità. Snella e agile è davvero intuitiva, con il solo limite di un raggio di sterzo piuttosto ampio, quando si vuole manovrare tra le auto ferme in coda. Le sospensioni Showa, con le tarature di serie, sono poco scorrevoli sul pavè però sono regolabili nel precarico e nell'idraulica - sia in compressione sia in estensione - e con un po' di esperimenti riesco a migliorare la situazione. La decelerazione, nella Zero in prova, non è perfettamente costante in finale di frenata: forse per via di un disco anteriore un po' sfruttato.

FRENATA SICURA L'accelerazione e il tiro in ripresa sono formidabili; la velocità massima è di 139 km/h di picco e 129 km/h di crociera, sempre accompagnata da una rumorosità molto ridotta. Fin troppo ridotta in città, dove nei limiti di legge i pedoni non mi sentono arrivare e spesso attraversano senza guardare: per fortuna, nel malaugurato caso di una frenata di emergenza potrei contare sull'aiuto dell'ABS firmato Bosch.

LA RICARICA Arrivo a casa ed è il momento della ricarica. Per effettuarla basta una presa di tipo domestico e per fortuna ho un box in cui portare a termine l'operazione. Collego il cavo alla presa che c'è dietro a un tappino in gomma sul trave sinistro del telaio e una spia verde si accende sul cruscotto. In teoria basterebbero circa 4 ore e 40 minuti per una ricarica completa, ma visto che la giornata è finita, l'appuntamento è per la mattina dopo.

L'AUTONOMIA VERA Quando ritorno nel box la DS ha fatto il pieno e il quadro strumenti mi indica 81,6 chilometri di autonomia, calcolati sul mio precedente stile di guida. In ciclo urbano la Zero dovrebbe poter fare 119 chilometri, ma il mio risultato non è scarso, se penso che dopo qualche chilometro in Eco ho finito per scegliere la modalità Sport allo scopo di godermi le accelerazioni folgoranti del motore elettrico. Dopo un'altra giornata di test con una guida più attenta – ma sempre in Sport – e un'altra notte di ricarica l'autonomia indicata è di 100 chilometri: segno che più della modalità di funzionamento scelta è lo stile di guida a fare la differenza.

COME TU LA VUOI Provo, a questo punto, ad accoppiare lo smartphone con la moto per poter confezionare una taratura Custom su misura. Scarico l'app Zero Motorcycles nel mio telefono Android e il collegamento Bluetooth con la DS è intuitivo come abbinare il cellulare al vivavoce dell'auto. Mi trovo davanti tante regolazioni per la velocità massima, il freno motore, il recupero dell'energia in frenata e molto altro: alla fine metto tutto al massimo per vedere l'effetto che fa. Un giro di prova e trovo la moto solo leggermente più brusca che in modalità Sport, che rimane la mia preferita.

RAFFREDDATA AD ARIA A fine giornata, torno verso casa accanto a un collega con lo scooter e dopo qualche chilometro di strada – di nuovo in modalità Sport – vedo lampeggiare la spia del surriscaldamento: probabilmente il caldo torrido di oggi e il traffico, che limita la velocità e disturba i flussi d'aria, hanno ridotto l'efficacia del raffreddamento ad aria. Metto in Eco, imbocco un vialone con un filo di gas e dopo pochi istanti la situazione si normalizza.

POCO VERSATILE I giorni successivi, tra tutte le moto che ho a disposizione nel parcheggio della redazione, continuo a scegliere l'elettrica perché oltre a rendere piacevole il mio casa-ufficio mi fa dimenticare il distributore. Peccato che quando arriva il week end e i miei amici mi chiamano per una gita in Val Trebbia io sono costretto a rinunciare: a 113 km/h costanti, dichiara Zero Motorcycles, la DS 6.5 non fa più di 56 chilometri. Mi chiedo se spenderei mai 12.800 euro per un veicolo dall'uso così specializzato.

 

IN QUESTO SERVIZIO

CASCO CABERG STUNT Curato nelle finiture, l'integrale in policarbonato Caberg Stunt ha un design aggressivo, la chiusura micrometrica e un sistema di ventilazione molto efficace. Le tre prese d'aria sono facili da regolare con i guanti, come il cursore che aziona la visierina parasole a scatto. La visiera esterna trasparente è predisposta per la lente antiappannante Pinlock e, per ottimizzare lo spessore dell'imbottitura in funzione delle varie taglie, la calotta è prodotta in due misure diverse. La mentoniera prevede uno spoiler davanti alla bocca e una paratia stop wind, sotto la base, entrambi amovibili.

GIACCA REV'IT! IGNITION 2 Un giubbetto poliedrico e versatile, in misto pelle/tessuto, che va bene per tutte le stagioni grazie ai due inserti interni: uno termico e uno impermeabile antivento. Togliendoli entrambi, l'Ignition 2 diventa una giacca estiva, super-traspirante. Naturalmente non mancano protezioni omologate CE su spalle e gomiti, oltre all'inserto per il paraschiena.

PANTALONI REV’IT! LOMBARD JEANS La vestibilità e lo stile sono i punti forti di questi Lombard. Comodi come jeans da passeggio, grazie al taglio casual, uniscono il vantaggio di avere le protezioni di un vero capo tecnico con rinforzi in PWR nei punti strategici (fianchi, fondoschiena e coscia). Per le ginocchia ci sono protezioni amovibili SEESMART™ CE-level 1​ che hanno il grande vantaggio di essere piccole e quindi poco fastidiose. Il lavaggio particolarmente scuro dona un ulteriore tocco di versatilità. Lo spessore del tessuto rinforzato, va detto, lo rende meno traspirante rispetto a un paio di jeans classici, ma una tela più leggera non offrirebbe la stessa sicurezza.

GUANTI REV'IT! FLY 2 Guanti estivi in pregiata pelle bovina e caprina, con protezioni sulle nocche e taglio corto, sul polso. I polpastrelli permettono di digitare sugli schermi di smartphone e navigatori.

SCARPE STYLMARTIN SUNSET EVO Grigie, in tessuto e camoscio cerato, con lacci verde acido a contrasto e una suola ben invecchiata, le Stylmartin Sunset Evo hanno non hanno l'aspetto dei capi tecnici, ma anzi si abbinano bene a un look alla moda. Sulla moto però fanno la differenza, nel malaugurato caso di caduta, grazie alle protezioni sul malleolo e sulla punta. Protezioni che non compromettono la comodità quando si va a passeggio. Più indicate nella bella stagione, in inverno il tessuto traspirante non è garanzia di impermeabilità totale ma a catalogo le Sunset Evo esistono anche tutte di pelle.


TAGS: prova prezzo autonomia rev'it test drive moto elettrica prova su strada ricarica opinioni stylmartin zero motorcycles caberg test ride caratteristiche pregi e difetti zero ds 6.5